Phest Monopoli: quando arte e fotografia creano un nuovo immaginario

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Phest Monopoli: quando arte e fotografia creano un nuovo immaginario

Quando arte, fotografia e natura si fondono tra loro, si crea la nostra dimensione.

Per questo motivo, durante il nostro road trip in Puglia, abbiamo deciso di visitare finalmente il PhEST di Monopoli. Ne hai già sentito parlare? Si tratta di un festival internazionale di arte e fotografia che viene organizzato ogni anno dal 2016 e ha riscosso un grandissimo successo sia tra i local che tra gli art lover di tutta Europa. In questo 2020 particolare, lo staff del PhEST ha avuto il grande merito di creare nuove opportunità per esporre all’aperto, spingendo le persone a visitare non solo mostre di artisti di tutto il mondo, ma anche a scoprire la bellezza del centro di Monopoli. Qui ti raccontiamo tutto su questo festival e sulla nostra esperienza!

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@Travel on Art, PhEST

Cos’è il PhEST di Monopoli?

Il PhEST di Monopoli è nato con un obiettivo preciso: restituire una voce unica alle mille identità che compongono il mare in mezzo alle terre, per definire un nuovo immaginario. Per esprimere al meglio questo universo, come mezzo espressivo è stata scelta la fotografia contemporanea che è in continua evoluzione e conquista un ampio pubblico. PhEST è affidato alla direzione artistica di Giovanni Troilo, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo, e all’organizzazione dell’associazione culturale PhEST e, grazie alla selezione di mostre di qualità, si è affermato negli anni come uno spazio aperto al dialogo e alle contaminazioni.

Questo festival è visitabile gratuitamente e le sedi espositive sono accessibili a persone con ridotta mobilità.

PhEST Monopoli 2020: il tema

Durante questo anno così delicato, il PhEST a Monopoli non si è fermato, anzi, ha scelto di proporre una serie di mostre dedicate al tema della Terra, intesa sia come pianeta da proteggere che come terra da coltivare e curare, riscoprendone il valore. Offrendo allestimenti che hanno garantito la massima sicurezza ai visitatori e investendo sulla creatività per trovare soluzioni alternative che garantissero comunque lo svolgimento delle mostre, PhEST ci ha conquistato.

Conclusosi il 1 novembre, in questi mesi il festival ha proposto 24 mostre, di cui 18 fruibili tra terra e mare. In mare? Assolutamente sì perché una delle mostre era visitabile esclusivamente nuotando con maschera e occhialini e pinne. Allestita sott’acqua con dei grandi pannelli davanti alla spiaggia di Cala Porta Vecchia, con la collaborazione di National Geographic, l’installazione “See the sea you usually don’t see” ha mostrato i pesci notturni e il loro ambiente sottomarino con fotografie di David Doubilet and Jennifer Hayes. Niente male vero?

Un’altra mostra, sempre in bilico tra terra e acqua perché è stata allestita sugli scogli, era quella del fotografo tedesco Jan Erik Waider che ha catturato le infine forme e trame degli iceberg nell’Artico e nell’Antartico. Secondo l’artista, tutti noi dovremmo avere la possibilità di vedere che aspetto hanno questi paesaggi che, a causa nostra, stanno scomparendo giorno dopo giorno.

Un altro progetto che ci ha molto colpito è stato quello firmato da Solmaz Daryani, fotografa autodidatta di origini iraniane che vive tra Iran e Regno Unito. Con i suoi lavori indaga le connessioni tra cambiamento climatico, ambiente, crisi idrica, geografia e identità.

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@Travel on Art, opera Millo PhEST

Infine vogliamo citare un progetto che è sempre visibile: si tratta del muro realizzato da Millo per PhEST, dal titolo “Beyond the Sea”. Si tratta di una tropicalizzazione del Mar Mediterraneo, ma emergono anche altri fattori di stress ecologici. L’intento dell’artista è quello di invitarci a riflettere perché se continuiamo a ignorare quanto sia drammatico il nostro impatto sull’ecosistema, in futuro potrebbe non esserci più alcuna specie da tutelare.

Sono tantissime le mostre di questa edizione di PhEST Monopoli che abbiamo apprezzato per l’impegno nel promuovere nuovi paradigmi di sostenibilità e allo stesso siamo rimaste conquistate dalla visione dell’allestimento, che ha dimostrato ancora una volta come la cultura possa sopravvivere anche alle crisi peggiori.

Se il prossimo anno, hai in programma un viaggio in Puglia, ti consigliamo davvero di visitare questo festival per respirare una ventata di autentica bellezza!

 

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