Quello che forse ancora non sai di Robert Capa

Quando si pensa ad uno dei più grandi fotoreporter di guerra o anche ad uno dei fondatori della celebre agenzia fotografica Magnum Photos, il suo nome arriva immediatamente alla mente: stiamo parlando di Robert Capa.

Robert Capa è passato alla storia per alcuni scatti iconici realizzati in Spagna e poi in Normandia e infine in Vietnam. Ciò che lo contraddistingue è il suo approccio diretto alla guerra: rifiutandosi di usare un teleobiettivo, si è sempre immerso tra le onde dei conflitti quasi come un soldato, scattando senza mai fermarsi.

Lo testimonia una delle sue citazioni più famose: “Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino“.

Di Robert Capa però molte persone ignorano un aspetto essenziale: inizialmente non si trattava di una sola persona, ma di due. Qui ti raccontiamo la sua storia, alcune delle sue fotografie più iconiche e una mostra su Robert Capa e Gerda Taro che ti consigliamo di non perdere, visitabile fino al 2 giugno a CAMERA Centro Italiano per la Fotografia a Torino.

Chi era veramente Robert Capa?

Se ora ti aspetti di leggere la sua biografia dovrai avere ancora un po’ di pazienza, perché qui vogliamo raccontarti la storia di com’è nato Robert Capa.

Siamo a Parigi, nel 1934, quando tra i locali del Quartiere Latino avviene un incontro: quello tra Endre Friedmann e Gerta Pohorylle. Entrambi ebrei, lei era emigrata dalla Germania nazista e lui dall’Ungheria verso la Francia: dopo mesi di corteggiamento inizia tra loro un sodalizio sentimentale, ma anche professionale che è destinato a passare alla storia.

In quegli anni anche a Parigi era difficile mantenersi solo con la fotografia (soprattutto per le persone ebree) e così a Gerta viene un’idea: perché non inventare un fotografo americano appena arrivato in città che nessuno conosce di persona, ma dalla grande fama? E così nasce la storia di Robert Capa.

Ma come raggiungere questo celebre fotografo? L’unico modo era passare attraverso i suoi due assistenti André Friedmann e Gerda Taro. E così arrivano gli ingaggi dai giornali e a realizzare questi scatti non era solo Friedmann, ma anche la stessa Taro. Ad oggi molte foto sono firmate Capa-Taro ed è impossibile capire con assoluta certezza quale dei due fosse veramente l’autore.

robert capa e gerda taro mostra torino
Fred Stein Gerda Taro and Robert Capa, Cafe du Dome, Paris, 1936

La vita di Gerda Taro

Gerta Pohorylle, diventata poi Gerda Taro, è nata a Stoccarda nel 1910 da una famiglia di ebrei polacchi. Fin da bambina dimostra un’acuta intelligenza e una grande vitalità e, nonostante le origini borghesi, da giovanissima entra a far parte dei movimenti socialisti e dei lavoratori.

Con l’avvento del nazismo, viene arrestata per essere affiliata al Partito Comunista Tedesco, e viene liberata solo grazie al suo passaporto polacco. Una volta libera sceglie di partire per Parigi dove incontra, grazie ad una amica, il giovane fotografo ungherese Endre Friedmann.

Dopo essersi appassionata alla fotografia e aver inventato il personaggio di Robert Capa, nel 1936 parte insieme a Friedmann per la Spagna, con l’obiettivo di documentare sul campo gli sviluppi della Guerra Civile Spagnola e realizzando vari reportage pubblicati su periodici come “Regards” o “Vu.”

Tra le fotografie più famose di Gerda Taro c’è quella che ritrae una miliziana in addestramento, con le scarpe con i tacchi piantate a terra e la pistola puntata: noi abbiamo avuto la fortuna di vederla ed è un capolavoro della composizione, con un’intensità molto densa.

robert capa fotografica miliziana di gerda taro
Gerda Taro. Miliziana repubblicana si addestra in spiaggia, 1936

Purtroppo, proprio dal ritorno di uno dei suoi lavori fotografici più importanti scattato durante la battaglia di Brunete, rimane vittima di un incidente morendo a causa di uno schiacciamento sotto un carro armato: aveva 26 anni. Ma la sua scomparsa lasciò un segno importante: il suo corpo dalla Spagna fu portato a Parigi e, accompagnato da 200.000 persone, fu tumulato al Père-Lachaise con tutti gli onori dovuti ad un’eroina repubblicana.

La vita di Andre Friedmann

Nato nel 1913 a Budapest da una famiglia ebrea, Capa fin da ragazzino inizia a dimostrare le sue simpatie comuniste, tanto da essere arrestato. Appena liberato parte per Berlino dove inizia a studiare per diventare giornalista e lavora in uno studio fotografico, accostandosi per la prima volta alla fotografia.

Con l’avvento del Nazismo, lascia Berlino prima per Vienna e poi per Parigi dove fatica molto a trovare lavoro come fotografo freelance. Nel settembre del 1934 in un caffè del Quartiere Latino conosce Gerda Taro e inizia il loro sodalizio professionale e sentimentale.

Dopo l’intuizione di Taro di creare il personaggio del fotografo americano Robert Capa, Friedmann e lei iniziano a viaggiare insieme per documentare la Guerra Civile Spagnola, dirigendosi a Barcellona. Dopo la morte di Taro, Capa diventa famoso in tutto il mondo quando la rivista Life pubblica la sua foto scattata nel 1936 a Cordoba che ritrae “un miliziano colpito a morte”: questa foto è ancora oggi oggetto di discussioni sulla sua presunta autenticità.

robert capa miliziano ucciso
Robert Capa. Morte di un miliziano lealista, 1936

Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, continua a scattare direttamente sul campo prima in Nord Africa, poi in Italia e in Francia: lo sbarco in Normandia di Robert Capa è diventato iconico, nonostante gran parte degli scatti purtroppo siano andati perduti. Nel 1947 fonda con altri fotografi e Maria Eisner la celebre agenzia Magnum Photos e l’anno successivo parte per Tel Aviv per documentare la nascita dello Stato di Israele.

La morte lo coglie nel 1954 durante la Guerra d’Indocina, quando al seguito di una squadra di truppe francesi, pesta una mina e muore.

Come ha scritto il fratello Cornell Capa: “È morto su una strada secondaria in un’azione secondaria. Era destino che andasse così“.

Robert Capa foto famose

Le foto di Robert Capa hanno viaggiato su tantissime riviste, basta citare Vu, Collier’s Weekly e Life, conferendogli la fama di uno dei migliori fotoreporter di guerra. Tra quelle più note c’è sicuramente la foto del miliziano colpito a morte, scattata nel 1936 a Cordoba durante la Guerra Civile Spagnola.

Sull’autenticità di questa foto ci sono state varie discussioni: alcuni sostenevano che non fosse stata scattata nell’anno e nel luogo descritti, altri che si trattasse di un anarchico e non di un miliziano repubblicano, altri ancora che l’autore non fosse Capa, ma Taro.

Un’altra fotografia iconica è quella del soldato americano scattata durante il D-Day in Normandia nel 1944 ed è una delle poche che si sono salvate. Si dice che lo stesso regista Steven Spielberg si sia ispirato a questa immagine durante le riprese del film “Salvate il soldato Ryan”.

Infine un’altra fotografia che rappresenta a pieno lo sguardo di Robert Capa è quella che ritrae un contadino siciliano che fornisce indicazioni ad un soldato statunitense per segnalargli la direzione in cui si erano diretti i tedeschi. Risale all’inizio dell’agosto 1943 ed è stata scattata in Sicilia.

Per approfondire le fotografie di Robert Capa, condividiamo una riflessione di Richard Whelan, scrittore e autore del libro “Robert Capa: A Biography“: “Capa è noto per gli scatti straordinariamente ravvicinati sui campi di battaglia, ma l’altra faccia della sua documentazione della guerra è quella delle sofferenze dei civili innocenti, specie dei bambini. Capa era presente quando venivano sganciate le bombe sulle zone residenziali di Madrid, Hankou e Londra, ma di rado fotografò i morti o i feriti gravi.

Piuttosto, si concentrava sui sopravvissuti, per i quali la vita andava avanti nonostante le perdite devastanti e la totale distruzione. Si potrebbe dire che il grande tema delle fotografie di guerra di Capa è il trionfo dello spirito umano sulle più terribili avversità“.

robert capa mostra torino con thor
@Travel on Art, mostra a CAMERA Centro Italiano per la Fotografia a Torino

La mostra “Robert Capa e Gerda Taro: la fotografia, l’amore, la guerra”

Fino al 2 giugno CAMERA – Centro Italiano per la fotografia a Torino ospita la mostra “Robert Capa e Gerda Taro: la fotografia, l’amore, la guerra”: creare una narrazione a due voci in un percorso espositivo non è semplice, ma la curatrice Monica Poggi e il curatore Walter Guadagnini ci sono riusciti.

In mostra sono esposte 120 fotografie e la riproduzione di alcuni provini della celebre “valigia messicana”, contenente 4.500 negativi scattati in Spagna da Capa e Taro e dal loro amico e sodale David Seymour.

La valigia, di cui si sono perse le tracce nel 1939, quando Capa l’aveva affidata a un amico per evitare la distruzione dei materiali da parte delle truppe tedesche, è stata ritrovata solo nel 2007 a Mexico City, permettendo di attribuire correttamente una serie di immagini di cui fino ad allora non era chiaro l’autore o l’autrice.

Ciò che più ci ha colpito di questa mostra sono due aspetti:

  • in primis la differenza di sguardo di Capa e Taro: come ha spiegato Monica Poggi, se Capa racconta un evento, Taro crea un’immagine e appare evidente davanti alle fotografie;
  • il fatto che questa narrazione non abbia mai posto in primo piano la relazione sentimentale o un rapporto di sudditanza inesistente tra Capa e Taro, ma si sia concentrata sulla narrazione potentissima di un’autrice e di un autore che ci raccontano fatti centrali, ancora oggi, della storia contemporanea.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 11 alle 19 (il giovedì fino alle 21) e in ogni sala c’è un’opera d’arte tattile: inoltre gli amici a 4 zampe sono i benvenuti, noi infatti l’abbiamo visitata con Thor.

Credits immagine di copertina: Fred Stein Gerda Taro and Robert Capa, Cafe du Dome, Paris, 1936

Category: Fotografia

Tags: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *