La fotografia di Peter Bialobrzeski

La fotografia di Peter Bialobrzeski

Un contrasto intenso e affascinante in cui emergono immagini dai colori sgargianti, quasi violenti. Grattacieli che tendono verso l’alto, avidi di farsi spazio nel cielo, costruzioni moderne, visionarie: è in questo contesto che un grande fotografo come il tedesco Peter Bialobrzeski sfodera la sua bacchetta magica, ricreando un piccolo angolo di quel mondo metropolitano. Strutture alte centinaia di metri, innalzate l’una accanto all’altra, imponenti  quasi fino a diventare invadenti; un simbolo di potere e un altare consacrato al nuovo ordine economico. La maggior parte delle foto sono state scattate in Asia, da Lumpur a Hong Kong, da Jakarta a Shanghai.  Realtà controverse, che lasciano a bocca spalancata dinanzi alle disuguaglianze di cui sono teatri.

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@Peter Bialobrzeski

Peter Bialobrzeski ha fatto di questo paradosso il soggetto principe delle sue mostre, trattando l’importanza del fenomeno asiatico in tutte le sue sfaccettature. Paesi del mondo che, come il Giappone o Singapore, hanno vissuto un boom economico di dimensioni inaudite, sono andati inevitabilmente contro a cambiamenti giganteschi da un punto di vista urbanistico, artistico e sociologico. Lo sviluppo del settore economico e l’incremento della densità della popolazione hanno reso necessario intervenire concretamente sul tessuto sociale e fisico di questi paesi.

Conseguenza? La nascita e l’evoluzione delle metropoli, dove alle antiche costruzioni locali sono subentrate moderne forme di architettura globale. Ma il tessuto sociale non si è rivelato pronto ad accogliere questi stravolgimenti urbanistici: il fascino e la maestosità di un’architettura apparentemente priva di limiti spazio temporali non si è dimostrato in grado di supplire alle quotidiane problematicità degli abitanti delle città.

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@Peter Bialobrzeski

Alcune delle fotografie raffiguranti la città di Lumpur si sono rivelate più efficaci di lunghi e complessi saggi sociologici: luci psichedeliche, apparentemente tratte da un film di fantascienza hollywoodiano, illuminano case evanescenti e diroccate. Palazzi giganti e conglomerati urbanistici realizzati a vantaggio dei cittadini, finiscono invece per inglobarli  come piccoli punti luminosi dinanzi alla sovranità del sole.

L’uomo è diventato una asterisco che solo il più attento e curioso dei lettori è in grado di trovare tra le migliaia di pagine di un romanzo di altri tempi. La contraddizione vivente tra che cosa si fa e per quale motivo la si fa. I grattacieli, enormi giganti buoni costruiti a nostro servizio, ci stanno rubando la scena, risucchiandoci. Forse è arrivato il momento di ristabilire i ruoli.


PH copertina: Peter Bialobrzeski

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