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Land Art: dalle gallerie di Manhattan ai grandi deserti statunitensi

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02 Lug Land Art: dalle gallerie di Manhattan ai grandi deserti statunitensi

Non si è mai sentito tanto parlare tanto della land art come quando Christo ha scelto il Lago d’Iseo per realizzare la sua celebre opera The Floating Piers: da quel momento in poi le persone hanno iniziato a chiedersi che cosa fosse questa particolare forma artistica, a detta di alcuni, poco comprensibile. Io ho sempre avuto un debole per la land art: le opere di alcuni artisti statunitensi mi hanno talmente colpito da passare ora su internet, guardando foto e video.

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@Christo Project

Land Art: quando e dove è nata?

Ma quando è nata la land art? Innanzitutto è una forma d’arte contemporanea nata negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1968, caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, in particolare negli spazi incontaminati come i deserti, le spiagge e i laghi. In questo modo gli artisti avevano la possibilità di creare un’opera che si prefiggeva un obiettivo chiaro: costruire un legame tra l’individuo e l’ambiente stesso in cui è immerso. Questa scelta non è stata casuale, ma si è posta come una chiara forma di protesta nei confronti delle derive del consumismo che in quegli anni, soprattutto negli Stati Uniti, ha provocato una forte insofferenza in una fetta consistente della società. La land art quindi rappresenta un’autentica espressione della presa di coscienza della questione ambientale da parte del mondo dell’arte, che si prefiggeva l’obiettivo di creare nuovi modelli di vita. Uno scopo molto ambizioso che ha scardinato alcuni dogmi prestabiliti, come la necessità di intervenire in spazi espositivi tradizionali. Addio alle gallerie d’arte e ai musei: gli artisti scelsero di portare le persone in giro per il paese, alla scoperta della natura circostante, agendo in modo originale e profondamente illuminato.

 

I luoghi preferiti della Land Art

Gli spazi privilegiati della land art sono quelli desertici, degli spazi di immensità e di solitudine in cui le tracce dell’uomo sono quasi invisibili. Secondo Rosalind Krauss, una delle critiche d’arte che più ha affrontato queste tematiche, “la qualità di astrazione di questi spazi li rende quasi dei non-paesaggi. È il vuoto degli smisurati spazi desertici che riesce ad esaltare una ricerca figurale basata su forme elementari ed essenziali, caricandole di una forza ancestrale”. Uno degli aspetti che più apprezzo della land art è il fatto che sia un’autentica riflessione sullo spazio urbano e naturale, e sulle strutture sociali e anche comportamentali che lo sostengono.

 

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@Roger Wilhelmsen

Robert Smithson: dalle gallerie di Manhattan al deserto

Robert Smithson è un’artista statunitense che oserei definire il pioniere della land art. Verso la fine degli anni sessanta, in piena guerra del Vietnam, Smithson organizzò la celebre mostra “Earthworks” presso la Dwen Gallery di New York. Insieme a lui altri artisti hanno condiviso l’insofferenza verso le modalità espositive convenzionali e verso alcune logiche del mercato dell’arte. Da questo stato d’animo è nato un sentimento solido, capace di andare oltre il mondo patinato di Manhattan: gli immensi deserti del Nevada e del New Mexico, i laghi e le foreste vennero scelti per il loro carattere antitetico e complementare rispetto alla dimensione urbana delle grandi metropoli americane.

La celebre opera “Spiral Jetty“, una delle prime opere di land art, consiste in una spirale realizzata nel 1970 sul Great Salt Lake, nello Utah. Secondo Smithson, la scultura, per essere vissuta pienamente nella sua interezza, andava vista dall’alto, di fronte e dall’interno. La spirale aveva una lunghezza di 450 metri, una larghezza di 4,5 metri di diametro e per dare forma al gorgo furono usate ben 6.783 tonnellate di pietra, terra, detriti, cristalli di sale, acqua e alghe. Smithson spiegò di aver scelto il lago salato dello Utah, perché abbandonato, occupando un’area che in precedenza era stata la sede di un sito industriale rimasto pieno di resti di lavorazione e carcasse ormai in disuso.

 

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@Focus

Alcune delle opere di Land Art più belle

Le opere di land art sono sparse in giro per il mondo e alcune di quelle del passato purtroppo non esistono più: per questo gli artisti documentavano con video e foto i loro lavori, in modo tale da conservare un alone di eternità. Ecco un piccolo elenco dei miei progetti preferiti:

  • nel 1995 l’artista danese Mikael Hansen ha costruito in un bosco nella regione di Syddanmark un sentiero fatto interamente con i rami: una costruzione 100% naturale;
  • Christo e Jeanne Claude hanno realizzato tantissime opere, una delle mie preferite è Sorrounded Islands: nel 1983 hanno circondato 11 delle isole situate nella Biscayne Bay, a Miami, con ben 603,870 metri quadrati di tessuto rosa di polipropilene che galleggiando sulll’ acqua creava una nuova ed incredibile geografia;
  • Simon Beck realizza delle enormi opere d’arte di neve, che sembrano giganteschi cerchi nel grano su cime innevate. Questi cerchi giganti sono realizzati interamente a piedi da Beck, con delle scarpe molto speciali;
  • conosciuta come “La Volta Celeste“, quest’opera è un cratere artificiale, ampio circa 30-40 metri, scavato dall’artista James Turrell sulla duna di sabbia della costa olandese. Quest’installazione, terminata nel 1996, vuole portare l’attenzione sul cosmo: dalla base del cratere è possibile sdraiarsi e ammirare un barlume di cielo.

 

 

Anna Fornaciari
takeawayartblogger@gmail.com

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6 Comments
  • ilaria duranti
    Posted at 11:25h, 03 luglio Rispondi

    Proprio un anno fa scrissi un articolo su Christo e la sua installazione sul Lago di Iseo…che dire: lo amo!

    • Anna Fornaciari
      Posted at 12:54h, 03 luglio Rispondi

      ciao Ilaria, guarda anche noi eravamo rimaste estasiate! A parte le ore di coda sotto il sole, ma ne è valsa veramente la pena 🙂

  • luigina la rizza
    Posted at 12:24h, 03 luglio Rispondi

    Ciao Anna,
    complimenti per l’articolo fuori dai canoni dei travel blog. Anch’io sinceramente non avevo mai sentito parlare di land art fino all’opera di Christo sul Lago d’Iseo. Bellissima e particolare anche quella sulla neve.

    • Anna Fornaciari
      Posted at 12:56h, 03 luglio Rispondi

      ciao Luigina, grazie mille per i complimenti 🙂 il nostro obiettivo è quello di raccontare un’idea di viaggio diversa, legata all’arte contemporanea, ma non solo all’interno dei musei. Ci piace che l’arte sia interattiva, dinamica e innovativa! Siamo felicissime che tu abbia scoperto altre opere di land art!

  • Arianna
    Posted at 20:21h, 03 luglio Rispondi

    Che bella questa carrellata, ti ringrazio per avermi rinfrescato la memoria 😉

    • Anna Fornaciari
      Posted at 11:49h, 10 luglio Rispondi

      grazie a te Arianna! E’ un vero piacere 🙂

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