Jean Michel Basquiat al Mudec di Milano: una mostra imperdibile

Jean Michel Basquiat al Mudec di Milano: una mostra imperdibile

Le opere di Jean Michel Basquiat al Mudec di Milano? Appena abbiamo letto questa notizia abbiamo capito che il nostro destino era segnato: una gita a Milano era assolutamente d’obbligo. Il nostro amore per questo artista è nato fin da quando eravamo ragazzine e col tempo non ha fatto altro che aumentare. Il suo viso da bambino sbruffone e i suoi disegni sono diventati qualcosa a cui guardare con affetto, oltre che con profonda ammirazione.

@Mudec

La mostra di Jean Michel Basquiat al Mudec, curata da Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, espone circa cento opere provenienti da collezioni private. Il percorso artistico di Basquiat è stato raccontato in modo molto coinvolgente attraverso l’installazione fotografica che accoglie il visitatore prima di entrare nelle sale espositive: potrete leggere infatti i capitoli più importanti della sua vita, ammirare alcune splendide fotografie, come quella in copertina, scattate da artisti come Lee Jaffe, e iniziare a comprendere lo stile unico che contraddistingue i capolavori di Basquiat.

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Jean-Michel Basquiat Back of the Nech, 1983

Innanzitutto bisogna ricordare che Basquiat è stato un autodidatta: il suo amore per la scuola non era minimamente paragonabile a quello per l’arte. Fin da bambino infatti ha sentito l’esigenza di sfogliare libri di illustrazione e col tempo ha interiorizzato molto di ciò che vedeva e sentiva. Basquiat è sempre stato uno spirito libero incontenibile, nel bene e nel male: la sua estrema delicatezza, spesso mascherata da un’aria fintamente spavalda, lo ha reso un artista unico, complesso e incantevole. La sua arte cerca di riscoprire le origini primitive del mondo, cogliendone i ritmi e i rumori: il suo desiderio di scardinare le imposizioni e le gerarchie lo ha portato ad esprimere ogni stato d’animo. Le sue tele diventavano così custodi fidate di un sentimento a volte confuso: rabbia, paura ed eccitazione si mescolano l’una con l’altra, creando un risultato a dir poco esplosivo.

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Passeggiando per le sale avrete la possibilità di entrare in contatto con il mondo di Basquiat, cogliendone i limiti e i grandi pregi. Vi avvisiamo in anticipo però: è vietato fare foto. Quando lo abbiamo scoperto le nostre pupille hanno fatto una rotazione di almeno 360 gradi: ancora una volta ci siamo scontrate contro questa presa di posizione a dir poco incomprensibile. Ma non roviniamoci il racconto della mostra e proseguiamo.

Uno degli aneddoti  più interessanti legati al lavoro di Basquiat riguarda il periodo che lo ha visto impegnato nello studio di Crosby Street. E’ stata la gallerista italiana Annina Nosei ad aiutarlo a trovare un loft in cui concentrarsi e dipingere. Qui ha lavorato con grande impegno e concentrazione: il principale compagno delle sue giornate era il televisore. Basquiat infatti ha svelato che la maggior parte di opere realizzate tra il 1982 e 1983 sono il frutto di una ispirazione precisa: i cartoni animati che venivano mandati in onda durante il giorno. Il movimento di queste figure lo ispirava: senza dubbio le tele di quegli anni denotano una complessità unita ad una meravigliosa semplicità fanciullesca.

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Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol Dog, 1984

Un altro periodo molto intenso della carriera di Basquiat è stata la collaborazione avvenuta tra lui e Warhol. Tra il 1984 e 1985 infatti Basquiat e Warhol diedero inizio ad una collaborazione a dir poco unica, coltivata e maturata nello studio di Warhol in Union Square. Entrambi lavoravano alla stessa tela e il modus operandi era più o meno questo: durante la mattina Warhol iniziava a disporre sulla tela una serie di immagini e nel pomeriggio Basquiat subentrava aggiungendo e sovrapponendo le proprie. L’interazione tra questi due artisti è stata senza dubbio entusiasmante e ha portato alla realizzazione di una serie di quadri, alcuni dei quali sono esposti proprio nella mostra.

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@Travel on Art

La mostra dedicata a Jean Michel Basquiat al Mudec non è solo un percorso espositivo ben strutturato e calibrato, ma una porta che vi permetterà di viaggiare nel tempo e ritornare al fermento degli anni Ottanta. Un’opportunità concreta per accostarsi ai capolavori di un artista complesso e fragile, generoso e arrabbiato. Jean Michel Basquiat è stato un’icona del mondo dell’arte, certo, ma noi lo ricordiamo soprattutto come quello splendido ragazzo col cappello di paglia, il sorriso timido e il pennello in mano.


PH copertina: Lee Jaffe

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