duchamp e il ready-made

Duchamp e il ready-made: un nuovo inizio per l’arte

Duchamp e il ready-made: un binomio che ha rivoluzionato la storia dell’arte, portando alla creazione di opere uniche e mai immaginate fino a quel momento. Marcel Duchamp, artista stravagante ed estroso, ha avuto un ruolo chiave nell’arte contemporanea del secolo scorso: diventato celebre per l’invenzione del ready-made, pur essendosi dedicato all’arte fin dalla giovinezza e per quasi tutta la vita, ha sempre mostrato una certa insofferenza nei confronti delle correnti artistiche della sua epoca.

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duchamp e il ready-made

 

Nato nel 1877 in un paesino della Normandia, comincia a dedicarsi alla pittura fin dall’età di 14 anni, ritraendo la sorella Suzanne o dipingendo paesaggi con colori a olio. Le primissime influenze furono impressioniste, poi arrivarono il fauvismo, il simbolismo, il cubismo e il futurismo. Eppure Marcel fatica a rientrare negli schemi, nella pittura così come nella vita: non ama definirsi simbolista né cubista, né parte di qualsiasi altro movimento dell’epoca. Grazie ad alcune conoscenze del fratello Jacques, espone per la prima volta al Salon d’Automne nel 1908 e l’anno dopo al Salon des Indépendants dove, tra l’altro, una delle sue opere più celebri, Nudo che scende le scale n. 2, fu rifiutato nel 1912 perché giudicato troppo futurista. La stessa opera fu esposta poco dopo a New York, dove divenne famosa. Nella Grande Mela Marcel approderà nel 1915, già noto nel mercato dell’arte grazie al suo capolavoro, la cui fama lo aveva preceduto.

Il rifiuto del Salon des Indépendants aveva tuttavia segnato un punto di rottura, che porterà Duchamp ad allontanarsi progressivamente dalla pittura, lavorando principalmente come consulente artistico per galleristi che come artista vero e proprio: infatti smise di dipingere nel 1923, dopo anni di attività sempre più rada, all’età 46 anni. All’arte dedicò comunque la sua vita e la sua professione, collaborando con Katherine Dreier e Man Ray, con i quali fondò la Société Anonyme nel 1920, nel commercio e nel collezionismo di opere d’arte. Ma Duchamp è noto soprattutto per il suo coinvolgimento nel movimento dadaista, categoria che pure gli stava stretta.

 

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@Il Sole 24 Ore

 

Il movimento Dada nacque come avanguardia artistica all’inizio del XX secolo, ufficialmente a Zurigo, da un gruppo di artisti che rifiutavano la ragione e la logica in favore dell’intuizione, l’irrazionalità e la follia. I dadaisti rigettavano gli standard e le convezioni artistiche tradizionali, rispondendo con opere che andavano contro l’estetica e la cultura del tempo. Nel contesto di derisione e riscrittura del concetto di arte convenzionale si inquadra Duchamp e il ready-made: oggetti pronti, “confezionati”, estrapolati dal loro contesto e resi opera d’arte tramite la semplice selezione degli stessi da parte dell’artista. La prima opera ready-made nasce prima ancora del movimento dadaista, nel 1913: la Ruota della bicicletta. Sebbene non si tratti di un’opera ready-made pura, in quanto la ruota è stata manipolata e infilata dentro a uno sgabello, sancisce la nascita del concetto artistico. La prima opera ready-made pura è invece lo Scolabottiglie (1914).

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duchamp e il ready-made

 

Nella dissacrazione dell’arte il ready-made nasconde in realtà una filosofia più profonda: nega l’arte in quanto attività manuale in favore di una nuova identità per l’opera. Essa può essere qualsiasi cosa, un oggetto di uso quotidiano, anche usato o danneggiato, in quanto ciò che rende un artista tale non è l’abilità di manipolare la materia, ma la sua capacità di creare nuovi significati.  La grandezza di Marcel Duchamp sta nell’aver spostato la concezione di arte dal piano fisico a quello intellettuale: il genio artistico non è nella mano ma nell’ingegno. La forza del legame tra questo nuovo concetto di arte e il dadadismo è dimostata dall’entusiasmo con cui fu accolta dagli artisti del movimento, quali Man Ray e Francis Picabia, che ne diedero un’interpretazione più personale fondendolo con la pittura.

Il ready-made diviene il metodo di sconvolgimento e derisione dell’arte tradizionale preferito dai dadaisti, in particolare dopo la polemica suscitata dalla più celebre delle opere “già pronte” di Duchamp, una Fontana (1917) realizzata con un orinatoio. Fontana è stata definita l’opera più influente del XX secolo, prima opera d’arte concettuale con la quale il suo autore sancì una nuova epoca, fatta di oggetti comuni che abbandonano il loro uso pratico per acquisire nuovi significati e divenire opere d’arte.

 

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