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Andy Warhol, il re della Factory

Maestro della pop art e creatore della Factory, oggi ti parlo del rivoluzionario ed eclettico Andy Warhol. Riguardo a lui i media e i critici d’arte si sono sbizzarriti, spesso ricorrendo ad ovvietà da bar, ma l’unica cosa da fare, quando si tratta di Warhol, è lasciare parlare le immagini. Sinceramente fino ad alcuni anni fa non ero una sua fan accanita, e forse non lo sono del tutto nemmeno ora: l’alone pubblicitario e gossipparo che da sempre lo circonda non ha aiutato a capirlo veramente. I suoi rapporti con Jean Michel Basquiat ed Edie Sedgwick, le controverse vicissitudini all’interno della Factory, l’attentato subito da Valerie Solanas sono tutti pezzi del mosaico che costruisce il memorabile personaggio dai capelli biondo platino e gli occhiali dalle lenti rotonde. Ma il percorso artistico di Warhol nasce da molto più lontano.

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@Andy Warhol

Figlio di immigrati provenienti dalla Slovacchia, Andy Warhol è nato a Pittsburgh nel 1928. Le sue inclinazioni artistiche si manifestarono già durante l’infanzia, tanto che decise di studiare arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology.  Approdato, subito dopo la laurea, nella Grande Mela, lavorò per riviste di grande fama come Vogue e Glamour. La sua attività artistica vanta opere fra loro diverse; per esempio voglio ricordare che Andy Warhol è stato un talento nel disegnare scarpe, facendo della matita e del foglio le sue uniche risorse. La sua evoluzione si è poi rivelata esplosiva, coinvolgendo modus operandi tra loro differenti. Dalla rivisitazione di opere del passato, come “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci, alle sculture che riproponevano i suoi cult serigrafici, come le scatole di detersivo Brillo.

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@Andy Warhol

La ripetizione è stata il suo metodo di maggiore successo: su grandi tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine, alterandone i colori. Servendosi di marchi commerciali e stampe pubblicitarie, come la Coca Cola, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava. Un provocatore: la sua arte era da consumare come un qualsiasi prodotto trovato sullo scaffale del centro commerciale. Nonostante il raggiungimento del successo, Warhol ha continuato ad osare, ampliando i confini della sua arte e dedicandosi al cinema e alla musica; ha prodotto film e lungometraggi di stampo minimal, alcuni dei quali hanno visto come protagonista la celebre Edie Sedgwick, e ha sostenuto gruppi musicali emergenti, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed.

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Fiori e teschi: icone che hanno fatto la storia. La pop art è un’arte di massa che volutamente provoca e gioca con la società dei consumi, utilizzando nuovi mezzi espressivi. Per Warhol i prodotti e gli oggetti della società urbana si elevano dunque a capolavori artistici, ecco perché è giusto dire che ha rivoluzionato la storia dell’arte, svelandone una nuova faccia. E io mi chiederò per sempre che cosa si celava davvero dietro quel sorriso angelico e quelle lenti rotonde!

 

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