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Andy Warhol, chi è il re della Factory e della Pop Art

Maestro della pop art e creatore della Factory, Andy Warhol non è solo un artista indimenticabile, ma una vera star: riguardo a lui i media e i critici d’arte si sono sbizzarriti, spesso ricorrendo ad ovvietà da bar, ma l’unica cosa da fare, quando si tratta di Warhol, è lasciare parlare le immagini. Sinceramente fino ad alcuni anni fa non eravamo tra le sue fan più accanite e forse non lo siamo del tutto nemmeno ora: l’alone pubblicitario e gossipparo che da sempre lo circonda non ha aiutato a capirlo veramente.

I suoi rapporti con Jean Michel Basquiat ed Edie Sedgwick, le controverse vicissitudini all’interno della Factory, l’attentato subito da Valerie Solanas sono tutti pezzi del mosaico che costruisce il memorabile personaggio dai capelli biondo platino e gli occhiali dalle lenti rotonde. Ma il percorso artistico di Warhol nasce da molto più lontano e ha una profondità che merita di essere analizzata, perciò partiamo insieme alla scoperta del re della Factory e della Pop Art.

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@Report Cult, Mao Tse Tung by Andy Warhol

Biografia Andy Warhol

Figlio di immigrati provenienti dalla Slovacchia, Andy Warhol è nato a Pittsburgh nel 1928. Le sue inclinazioni artistiche si manifestarono già durante l’infanzia, tanto che decise di studiare arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology. Subito dopo la laurea, scelse di trasferirsi nella Grande Mela, lavorando per riviste di grande fama come Vogue e Glamour. Risale agli anni ’50 la sua prima mostra personale alla Hugo Gallery di New York e poi sono seguiti molti viaggi ispirazionali, prima in Europa e poi in Asia.

La sua carriera è decollata ad inizi anni sessanta quando cominciò ad utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia: i soggetti che hanno catturato la sua attenzione erano immagini comuni e icone della società del suo tempo, come le celebri lattine di zuppa. Da questa sua reinterpretazione dei capisaldi moderni, ha preso il via quella che è stata definita Pop Art. Prima fumetti, poi immagini pubblicitarie e collaborazione in campo musicale, come quella celebre con il gruppo rock dei Velvet Underground a cui finanziò il primo disco.

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@W Magazine

Andy Warhol è un personaggio che non poteva risultare indifferente: all’interno della sua Factory, sono stati tantissimi gli artisti che lo hanno amato, ma non sono mancati anche gesti di odio, come l’attentato di Valerie Solanas che lo ha quasi ucciso nel 1968 sparandogli. Fino alla sua morte nel 1987, questo incredibile artista non ha mai smesso di dedicarsi alla sua passione per la creatività, dedicandosi al cinema, alla tv, alla letteratura e a tutto ciò che lo faceva sentire vivo e straordinario. Ancora oggi, ad oltre trent’anni dalla sua scomparsa, è impossibile non pensare ai traguardi che ha raggiunto e alla sua costante ricerca del dopo.

Andy Warhol e la Factory

Quando si pensa ad Andy Warhol è inevitabile non immaginare la sua Factory: sai di che cosa si tratta? Era una ex fabbrica situata nel cuore di Manhattan, precisamente al quinto piano del 231 East 47th Street, che dal 1962 al 1968 è stata convertita in uno spazio creativo di ritrovo per artisti famosi e volti emergenti. Tra le tante personalità che hanno varcato la soglia della Factory di Andy Warhol si possono citare Mick Jagger e Saldavor Dalì, Allen Ginsberg e Nico. Questo tempio dell’arte non era solo uno studio, ma anche un rifugio per molti giovani che cercavano la loro notorietà a tutti i costi e vedevano in Warhol la persona giusta con cui mettere a frutto le loro idee.

Secondo alcune testimonianze di artisti che ci hanno trascorso molto tempo, la Factory era un luogo in cui ogni giorno succedeva qualcosa di diverso: se in una zona Warhol lavorava alla sue serigrafie, in un’altra qualcuno si dedicava alla musica e in un’altra si svolgevano provini per film e video. Nel 1968 Warhol spostò il suo studio al sesto piano del Decker Building, precisamente in Union Square West, e oggi purtroppo l’edificio che ospitava la prima e unica Factory non esiste più: sarebbe stato incredibile poterla visitare.

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@Dazed

Andy Warhol opere

Ciò che ha contraddistinto il lavoro di Andy Warhol è stata la sua capacità di trasformare in arte qualsiasi prodotto trovato sullo scaffale di un centro commerciale. Servendosi di marchi commerciali e stampe pubblicitarie, come la Coca Cola e la Campbell, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava. Un vero provocatore: la ripetizione è stata il suo metodo di maggiore successo perché su grandi tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine, alterandone i colori. L’installazione intitolata Marilyn Monroe per esempio è formata da 9 serigrafie a colori e il suo volto è ripetuto per ogni modulo con variazioni di colore. Dopo la morte prematura dell’attrice nel 1962, Andy Warhol decise di trasformare il suo viso in una autentica icona di massa.

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@Libreriamo, Flowers by Andy Warhol

Tra le sue opere più famose si possono citare anche “3 Cokes Bottles”, “Otto Elvis”, “Last Supper”, “Che Guevara” e “100 Lattine”. Per Andy Warhol i prodotti e gli oggetti della società urbana si elevano dunque a capolavori artistici, ecco perché è giusto dire che ha rivoluzionato la storia dell’arte, svelandone una nuova faccia e ampliando i suoi confini senza mai fermarsi. Nonostante il raggiungimento del successo infatti ha continuato ad osare, dedicandosi al cinema, alla scultura, al talent scouting e alla musica; ha prodotto film e lungometraggi di stampo minimal, alcuni dei quali hanno visto come protagonista la celebre Edie Sedgwick, e ha sostenuto gruppi musicali emergenti, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed.

Andy Warhol film

Su Andy Warhol, il suo lavoro e la sua vita privata si sono sprecati i pettegolezzi e le teorie, ma se vuoi vedere qualche film su di lui, sono state realizzate numerose pellicole. Tra quelle che ti consigliamo ci sono:

  • “Factory Girl” è stato diretto da George Hickenlooper che ha setacciato il materiale archivistico disponibile per raccontare la storia di Edie Sedgwick, donna simbolo della contro-cultura americana. Il film narra la sua vita di icona pop degli anni sessanta: arrivata a New York intorno alla metà degli anni ’60, Edie venne risucchiata dalla Factory creativa di Andy senza riuscire a trovare un giusto equilibrio tra fantasia e realtà;
  • “Ho sparato a Andy Warhol” è stato diretto da Mary Harron. Tratto da un fatto di cronaca realmente avvenuto, il film racconta la vita di Valerie Solanas e del suo rapporto con Andy Warhol. Autrice di SCUM e femminista radicale, la Solanas incontrò Warhol, pregandolo di produrre la sua pièce teatrale Up your ass. Dopo l’incontro con l’editore sovversivo Maurice Girodias, la donna divenne paranoica, sospettando che Warhol e Girodias stesso potessero complottare contro di lei. Alla fine decise di sparare a Andy per ottenere i suoi celebri 15 minuti di notorietà;
  • “Andy Warhol. The complete picture” è stato diretto da Chris Rodley ed è il resoconto definitivo sulla vita e sul lavoro dell’artista più influente del tardo Novecento. Potrai vedere più di 60 interviste ad amici, collaboratori, artisti della Factory e familiari, oltre personalità importanti del mondo della cultura. La produzione ha avuto accesso esclusivo agli archivi della Fondazione Warhol, a filmati amatoriali privati, audiocassette inedite ed estratti dai leggendari esperimenti cinematografici di Andy.

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@Radio Capital, Andy Warhol

Andy Warhol frasi

Enigmatico: forse questo è l’aggettivo che meglio racconta la figura di Andy Warhol. Nonostante di lui si sia detto di tutto, è molto difficile immaginare che cosa pensasse dietro alle sue lenti scure. Certo è che le frasi di Andy Warhol hanno fatto la storia, in particolare la citazione quasi profetica rispetto alla nostra contemporaneità, secondo cui “Ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità“. Warhol non era solo un abilissimo comunicatore, ma anche un animale da palcoscenico, sempre pronto a svelare qualcosa di sè, comprensibile solo a tratti. Ecco 3 frasi indimenticabili:

  • “Tutti gli scandali aiutano la pubblicità, perché non c’è migliore pubblicità della cattiva pubblicità”;
  • “Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande”;
  • “Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina”.


PH copertina: Catawiki

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