Visitare l’Ermitage di San Pietroburgo

San Pietroburgo ci ha regalato un’esperienza di viaggio completamente diversa da qualsiasi altra fatta in precedenza e  una delle cose che più ci ha fatto innamorare è stato il bellissimo colore verde dell’Ermitage. San Pietroburgo è una città complessa ed elegante: le insegne in cirillico, gli sguardi seri delle persone in metropolitana e il particolare approccio verso l’estraneo sono solo alcune delle caratteristiche che ci hanno colpito.

Sognavamo questo viaggio da tempo, non soltanto per vivere autenticamente usi e tradizioni della Russia, ma per visitare l’Ermitage. Non un museo, ma il museo: un palazzo dal colore verde brillante, immerso nel centro della città. Il trionfo dell’arte in tutta la sua bellezza, ma non senza contraddizioni. Così, dopo aver parlato in questo articolo di alcuni dei più bei musei dei Paesi Baltici, oggi abbiamo scelto di portarvi con noi alla scoperta di questo luogo storico dell’arte: buon viaggio all’Ermitage!

visitare l'ermitage

@Travelonart

L’Ermitage, conosciuto anche come Hermitage, è uno tra i musei più grandi di tutto il mondo, sia a livello di struttura architettonica, sia a livello di collezione. Questo museo ospita ben 3 milioni di capolavori d’arte e di questi ne vengono esposti circa 60.000. Visto l’enorme divario tra il numero di opere possedute e il numero di opere esposte nella collezione permanente, è stato scelto di organizzare mostre temporanee, che permettono di portare alla luce gran parte dei tesori custoditi nei depositi.

Un breve incipit storico è necessario: l’Ermitage, fondato da Caterina II nel 1764, è stato progettato dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli. La struttura esterna non ha subito modifiche, mentre l’interno è stato sottoposto a dei cambiamenti. specialmente a seguito dell’incendio del 1837. Il museo è disposto su sei edifici:

  • il Palazzo d’Inverno realizzato dall’architetto Bartolomeo Francesco Rastrelli;
  • il Piccolo Ermitage realizzato dagli architetti Yuri Velten e Jean-Baptiste Vallin de la Mothe;
  • il Vecchio Ermitage realizzato dall’architetto Yuri Velten;
  • il Nuovo Ermitage, realizzato dall’architetto Leo von Klenze;
  • il Teatro dell’Ermitage, realizzato dall’architetto Giacomo Quarenghi
  • il Palazzo Menshikov, una succursale dell’Hermitage.

 

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Già solo dopo aver letto queste poche righe, potrete immaginare le dimensioni a dir poco colossali dell’Ermitage, ma se così non fosse vi diamo qualche altro numero: quasi 400 sale, 50000 metri quadrati di esposizione e 24 km di percorso totale di visita. Non è uno scherzo. Perciò credeteci quando vi consigliamo di partire molti carichi la mattina: la visita sarà meravigliosa, ma anche faticosa. Indicazione tecnica: l’Ermitage si trova a ridosso del fiume Neva e se dovete raggiungerlo in metropolitana, la fermata perfetta è l’ADMIRALTEJSKAJA. Il biglietto di ingresso acquistato direttamente presso le casse è di circa 600 rubli cioè circa 9 euro: il biglietto acquistato online invece costa 16 euro. Una bella differenza certo, ma prenotare il biglietto online vi salverà da ore e ore di fila. Noi sinceramente ve lo consigliamo!

 

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Ora arrivano le note più dolenti: l’Ermitage è un museo unico e quando siamo arrivate ci siamo davvero emozionate, ma la gestione organizzativa lascia alquanto a desiderare. Essendo uno dei musei più importanti e famosi di tutto il mondo, con un numero di visitatori a dir poco impressionante, ci si aspetterebbe un minimo di organizzazione: invece no. Ci siamo presentate con le copie dei nostri biglietti stampate, ma non abbiamo potute accedere direttamente all’ingresso. Pur avendo la fotocopia in mano, abbiamo dovuto fare una fila secondaria per ottenere i biglietti originali. La semplificazione burocratica qui è un concetto ancora più oscuro che in Italia.

 

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Una volta ottenuti i biglietti siamo entrate da un ingresso secondario ( chi entra con i biglietti prenotati online è condannato ad un ingresso secondario) e il personale non parlava una sola parola di inglese. Solo russo. Le mappe del museo erano solo in cirillico, quelle in inglese erano terminate il giorno prima. Immaginatevi la nostra faccia mentre cercavamo di interpretare il cirillico! Fortunatamente avevamo scaricato qualche immagine della cartina il giorno prima sul nostro iphone. In più ci era stato detto che il Museo metteva gratuitamente a disposizione dei visitatori la rete WI-FI: peccato che nessuno dei nostri telefoni riuscisse a prendere la rete. Saremo state solo noi le sfortunate?

Una volta entrate nelle sale però, il nervosismo verso l’inefficienza della gestione ha lasciato il posto all’entusiasmo e allo stupore. Questo museo è davvero un trionfo per la vista: le sale della Scuola Italiana e della Scuola Francese in particolare ci hanno fatto innamorare. Abbiamo passeggiato tra capolavori di Leonardo Da Vinci e Paul Cezanne fino al momento più emozionante di tutta la visita: il corridoio delle statue di Antonio Canova. Dalla statua di Orfeo alla Danzatrice con le mani sui fianchi: siamo rimaste sedute alcuni minuti, con la macchina fotografica e la videocamera spente, in silenziosa ammirazione. La bellezza di queste opere d’arte era qualcosa di commovente.

 

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In questo museo non sono esposte solo tele e sculture, ma una selezione di oggetti provenienti da tutto il mondo: anelli e utensili da cucina, armature e mobili di antiquariato pregiatissimo. Le collezioni sono divise in otto dipartimenti:

  • Culture Primitive dalla sala 11 alla sala 33
  • Cultura e Arte dell’Oriente dalla sala 34 alla sala 100
  • Cultura e arte nel mondo antico dalla sala 106 alla sala 131
  • Cultura Russa dalla sala 147 alla sala 198
  • la Pinacoteca dalla sala 200 alla 350
  • Cultura e arte dell’Oriente dalla sala 351 alla sala 397

 

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La parte che più ci ha lasciate senza fiato è quella della Pinacoteca, dedicata all’arte europea occidentale: un patrimonio artistico talmente inestimabile da rimanere fermi ed incantati ad ammirarlo per ore. Proprio per questo motivo, ci dispiace vedere quanta poca cura venga usata nel gestire un tesoro di tale valore. Il personale all’interno delle sale era composto interamente da signore di mezza età, nessuna delle quali parlava altra lingua oltre al russo. Un museo che ogni anno accoglie un numero talmente immenso di visitatori non può gestire in modo così superficiale il proprio patrimonio. Ecco quello che abbiamo osservato:

  • il materiale cartaceo deve essere sempre aggiornato e disponibile. Nell’arco di tutta la giornata i visitatori devono avere la possibilità di usufruire di una mappa leggibile e chiara.
  • il personale di servizio deve conoscere e parlare almeno l’inglese. E ogni tanto sarebbe bello vedere anche un sorriso. Il visitatore non è un numero, ma una persona da accogliere con gentilezza e disponibilità. È davvero fastidioso notare che lo staff di un museo come l’Ermitage adotti ancora la strategia del “Noi siamo uno dei musei più grandi del mondo perciò possiamo fare quello che ci pare, tanto i visitatori verranno comunque”.
  • mettere a disposizione dei visitatori un collegamento WI-FI efficace.
  • permettere di fotografare e fare video anche alle mostre temporanee: non è possibile continuare ad impedire alle persone di fare fotografie nei musei, soprattutto quando la collezione permanente invece è fotografabile.

 

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Visitare l’Ermitage di San Pietroburgo è stata una emozione, un sogno nel cassetto diventato realtà. E come tutti i sogni, non sempre le aspettative vengono mantenute. Quello che più ci è dispiaciuto è stato vedere un tesoro di tale meraviglia essere maltrattato dai suoi addetti ai lavori. Il nostro discorso ora è molto generalizzato: siamo certe che alcune persone dello staff lavorino con entusiasmo e impegno, ma per molte altre non è così invece. Il nostro augurio è quello di tornare a visitare un Ermitage sempre stupendo, ma più accogliente e a misura d’uomo. Un museo che sia vicino ai suoi visitatori e che si impegni ad andare incontro alle loro esigenze. Un museo d’arte certo, ma anche un museo delle persone.

2 Comments
  • Lucrezia & Stefano - In World's shoes
    Posted at 12:31h, 15 Settembre Rispondi

    Tralasciando la parte organizzativa che a quanto pare non lascia scampo a code ed incomprensioni, l’Ermitage è una favola ad occhi aperti.
    Però io ho fatto fatica a girare tutto il MET, figuriamoci questo che suppongo sia decisamente più grande! Ahahaha
    Uscirei devastata, o forse uscirei isterica e senza neanche aver goduto di tutta la bellissima arte presente.
    Diciamo che si fa quel che si puo! 😀
    Un bacione ragazze.

    • Anna Fornaciari
      Posted at 16:43h, 15 Settembre Rispondi

      Ahahaha Lucrezia hai ragione! Noi non avevamo fatto colazione perhè avevamo fretta di arrivare, ma ce ne siamo pentite: dopo ore di visita avevamo una fame folle! Poi il mal di pieni e la stanchezza dopo sette ore si fanno sentire, ma ti garantiamo che ne vale la pena! Un sogno diventato realtà!

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