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Stefan Draschan e lo strano caso del visitatore al museo

05 Dic Stefan Draschan e lo strano caso del visitatore al museo

Appena ho scoperto le fotografie di Stefan Draschan mi sono davvero messa a ridere perché ha saputo raccontare ciò che in anni e anni mi è  capitato di notare nella maggior parte dei musei in cui sono entrata. Proprio pochi mesi fa, durante la mia visita al Guggenheim di Bilbao, ho incrociato un paio di persone, immerse in un sonno profondo e accasciate sui divanetti: impossibile resistere dallo scattare una foto 😉

Leggi anche: Perché visitare il Guggenheim di Bilbao se non ami l’arte contemporanea

Lo sguardo del fotografo austriaco è una sorta di capolavoro nel capolavoro: i musei sono sì tempi dedicati alla bellezza, ma ciò che a volte attira ancora più delle loro opere, sono i visitatori. Situazioni bizzarre, analogie colorate e imprevisti dai toni scherzosi: Draschan ha saputo raccontare questo piccolo mondo in modo divertente, ma mai giudicante. Tra leggerezza ed ironia, è emerso in modo chiaro il suo punto di vista, invisibile nella maggior parte dei casi al passante distratto, ma materia prima per l’osservatore metodico.

 

Stefan Draschan

@Stefan Draschan

Peoples sleeping in Museums

Una delle serie che mi è rimasta nel cuore è quella delle persone che dormono al museo. A chi non è mai capitato? A me più di una volta: quando ero una ragazzina annoiata dalla guida, ma non solo. A volte anche la stanchezza, dopo ore a spasso per la città, può giocare brutti scherzi, ma con l’esperienza ho imparato ad essere pronta a simili imprevisti 😉  Peoples sleeping in Museums ha perfettamente raccontato quella strana categoria di visitatori dormienti, del tutto incapaci di resistere alla tentazione di schiacciare un pisolino. Colpa della noia, della narcolessia o delle fatiche della giornata? Non si sa, ma ciò che conta è il risultato finale: si può dormire di gusto anche davanti ad un capolavoro di Cèzanne o Canova.

 

Stefan Draschan

@Stefan Draschan

People Touching Artworks

La tentazione di toccare un quadro: chi non l’ha avuta almeno una volta nella sua vita? Forse questo è uno dei motivi per cui mi sono innamorata dell’arte contemporanea e della possibilità di toccare, a volte, ciò che sto cercando di scoprire con lo sguardo. Stefan Draschan ha documentato alla perfezione i gesti di adulti e ragazzini, sedotti dai colori e dalle materie: le opere d’arte sono state desacralizzate, trasformate in oggetti del desiderio da toccare anche di nascosto. Un dialogo silenzioso, ma presente con la tela e la scultura, interrotto dalla paura di essere scoperti: ma a volte si sa, le tentazioni sanno essere irresistibile e la mano si allunga in modo semi inconsapevole per scoprire di che cosa è fatta davvero l’arte.

 

Stefan Draschan

@Stefan Draschan

People matching Artworks

E dulcis in fundo ecco la mia serie del cuore: lo strano caso dei visitatori camaleonti.  Quasi tutti gli scatti sono realizzati di spalle: chi sembra entrare dentro al quadro e chi indossa abiti abbinati ai pattern e alle pennellante di un dipinto. Queste involontarie consonanze trasformano l’atto della contemplazione dell’opera d’arte in arte. Vestirsi dei colori di Vincent Van Gogh o delle ossessioni di Mark Rothko: lo spettatore entra a far parte del quadro e la sala si trasforma in un mondo quasi surreale.  Stefan Draschan ha regalato barlumi di bellezza mescolata ad ironia: i musei non sono templi invalicabili, ma racconti della quotidianità di ognuno di noi.

 

Tags:
Anna Fornaciari
takeawayartblogger@gmail.com

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