come l'arte ti cambia la vita

Socialità e bellezza: come l’arte ti cambia la vita

Hai mai pensato che l’arte possa veramente cambiarti la vita? Non è solo una frase fatta per riempire le pagine di qualche catalogo o libro: noi ne abbiamo avuto la conferma durante i tre giorni trascorsi a Verona con gli amici di MyHomeGallery per il progetto “Nuove energie creative”. Ma di che cosa si tratta? Alcuni studenti dell’Accademia di Belle Arti, insieme ad altri ragazzi della città, hanno avuto l’opportunità di lavorare per tre giorni fianco a fianco a tre artisti, ad un curatore e a noi blogger. L’obiettivo? Dedicarsi alla creazione di opere d’arte, imparare a strutturare una mostra e a raccontarla attraverso i mezzi di comunicazione più idonei. Quando siamo state invitate a prendere parte a questo workshop siamo state non entusiaste, ma di più: l’idea di conoscere nuovi artisti e di poter incontrare ragazzi che hanno poco più della nostra età, ma coltivano già un amore così forte per l’arte e la creatività, ci è parsa unica. Ma si sa che spesso la realtà può andare oltre le aspettative più rosee e oggi vogliamo raccontarti la nostra esperienza umana, oltre che professionale.

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Come l’arte ti cambia la vita

Quanto spesso si pensa che quella dell’artista non possa essere una professione a tutti gli effetti? Così succede anche per il lavoro di curatore e blogger: l’incertezza però lascia spazio a mille opportunità, che devono essere colte senza avere paura di invertire la propria rotta. Il tema scelto per questi tre giorni di workshop era il fallimento: la paura di provare e sbagliare, la scelta addirittura di non provare, perché ammettere di essere umani e poter andare incontro ad un errore fa male. L’ansia di deludere la propria famiglia, il proprio mentore, ma prima di tutto se stessi è il grande male della società, ma l’arte può fare molto a proposito e il progetto portato avanti dagli amici di MyHomeGallery lo ha dimostrato.

 

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Eva Comuzzi è stata la curatrice e ideatrice della mostra finale, la persona che ha accompagnato i ragazzi nella stesura dei testi critici dell’esposizione, aiutandoli a prendere consapevolezza del loro lavoro non solo attraverso il gesto artistico, ma anche le parole. Steve Ingham, Aryan Ozmaei e Alberto Moreira sono stati gli artisti che hanno raccontato, attraverso le loro tele, la bellezza che spesso si nasconde nel mondo. Stati Uniti, Iran, Brasile: questi sono i paesi di origine dei tre artisti che hanno avuto il grandissimo merito di aiutare i ragazzi a capirsi, accettarsi e riconoscersi attraverso l’uso del pennello, della carta e della colla. Nessuno di loro ha mai voluto imporre il suo talento e le sue capacità, ma si sono messi completamente a servizio dei giovani protagonisti del workshop, spingendoli a sbagliare e sbagliare di nuovo, perché l’arte è un percorso di conoscenza  e di racconto delle proprie emozioni, che non sono mai sbagliate. Siamo rimaste colpite in prima persona dall’energia di Steve, Aryan e Alberto, indomabili e sempre pronti a dedicare il loro tempo e la propria storia ai ragazzi: è proprio grazie a persone ed artisti come loro che il mondo può regalare ogni giorno un barlume di bellezza indimenticabile.

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La socialità e la bellezza a vent’anni

Il progetto “Nuove energie creative” ci ha regalato la possibilità di collaborare con persone esperte e competenti, ma quello che non ci aspettavamo era di rimanere così conquistate dalle personalità dei giovani partecipanti. Siamo state invitate per raccontare i tre giorni di workshop e per mostrare quanto sia importante saper comunicare la propria arte, ma non avevamo previsto di stringere un rapporto umano di così grande empatia, stima e anche affetto nei confronti di tutti i partecipanti. Ognuno con una storia diversa, più o meno complessa, ognuno con un desiderio inesauribile di esserci, sempre pronti a mettersi in gioco, a svelarsi e porgersi una mano sincera: in questi tre giorni tutti hanno messo la propria umanità a servizio degli altri, dimostrando come prima di tutto, prima di essere artisti e professionisti, ciò che conta è essere persone. Avere vent’anni nel 2018 può essere straordinario, ma anche molto incerto: ognuno di questi ragazzi si trova in quell’età in cui tutto è ancora da scrivere, c’è spazio per i sogni, ma ancora di più per le paure. Un’età in cui non si è ancora uomo e donna, ma la vita ti chiede di esserlo.

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In una società che corre violentemente e costringe tutti a seguire modelli già precostituiti, ci sono ragazzi come loro che sfidano la paura di sbagliare e di deludere, per rincorrere il proprio sogno, per cercare di imparare a conoscere se stessi. Scegliere la propria creatività, a scopi professionali o anche solo personali, è stata la decisione giusta: il pennello in poche ore si è rivelato un racconta storie, la bacchetta magica verso la consapevolezza che sbagliare può essere bello. Accogliere l’errore, le proprie insicurezze e i propri dubbi non è affatto facile, ma tutti loro ci hanno provato con un entusiasmo e una purezza che ci hanno lasciate disarmate. Per questo oggi, dopo averli salutati, possiamo dire in tutta sincerità che conoscere ognuno di loro ha lasciato una traccia indelebile non solo nel nostro percorso lavorativo, ma nella nostra umanità di persone: ringraziarli non è sufficiente, ma vogliamo comunque farlo. Perciò grazie a tutti voi, giovani e forti guerrieri della nostra generazione: grazie di averci regalato la bellezza che cerchiamo nel mondo.

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Ps: un ringraziamento speciale a tutti gli amici di MyHomeGallery per averci regalato questa esperienza straordinaria e un grazie al piccolo grande Oliver che non vediamo l’ora di poter riabbracciare!

 

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