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Giacomo Balla e il suo amore per gli oggetti in movimento

Velocità, movimento e luce: nessuno probabilmente ne è mai stato attratto quanto l’artista di origini torinesi Giacomo Balla. Ma, oltre ad essere stato uno dei più grandi rappresentanti del movimento futurista, chi era quest’uomo così eclettico, incapace di appartenere ad un’arte eccessivamente conservatrice? Il suo nome è conosciuto in tutto il mondo non solo per il suo talento artistico, ma per il suo desiderio di mettere lo spettatore al centro del quadro: il suo dinamismo è stato una fonte d’azione per molti.

Giacomo Balla, Ponte della velocità, 1913-15 © Galleria Nazionale d’Arte

Giacomo Balla prima del futurismo

Com’era Balla da bambino? Capita molto spesso di chiedersi come vivesse il proprio artista preferito prima di diventare famoso: il maestro torinese ha iniziato la sua storia d’amore con l’arte molto presto, prima con lo studio del violino, e poi con la formazione pittorica all’Accademia Albertina. Il suo percorso universitario si è rivelato fondamentale per farlo entrare  in contatto con le tecniche divisioniste, ma è stato circa nel 1895 che ha deciso di spostarsi a Roma dove si è dedicato anima e corpo allo studio della luce, sperimentandone gli effetti dipinti sulla tela. La luce prima, come il movimento poi, sono stati energia allo stato puro: Giacomo Balla ha sempre subito il fascino di tutto ciò che brillava di luce propria, prendendo una direzione e cambiandola subito dopo. Azione, sempre e comunque: dopo aver composto una delle sue opere più celebri, la famosa Lampada ad arco, è apparso evidente che il suo stile stesse subendo influssi sia da parte del Divisionismo che da parte del Futurismo. In questa tela infatti la luce è stata scomposta a seconda dei colori: un approccio a tratti scientifico, a dimostrazione di come l’arte sia anche ricerca costante e non solo creatività e impulso.

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Giacomo Balla, dettaglio Lampada ad Arco, 1909-1911

Cambiamenti e progressi: l’esplosione del Futurismo

Che cosa succede quando la società cambia, ma l’arte continua a guardare spaventata al passato? Alcuni artisti italiani, completamente stregati dal progresso e dalle ultime invenzioni dei primi anni del Novecento, hanno deciso di andare oltre il cancello e non voltarsi più indietro: il Futurismo è nato proprio come nuovo movimento artistico, con obiettivi rivoluzionari, e il Manifesto, pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 ne è la prova. Circa un anno dopo Giacomo Balla ha deciso di aderire al movimento, modificando anche il suo modo di fare arte: ha abbandonato infatti il figurativismo e si è dedicato ad immagini sempre più astratte, in cui era evidente il desiderio di rendere il moto in modo sintetico, come se lo spazio e il tempo si riuscissero a toccare e fondere in un solo istante, perfettamente descritto dalla tela. Tra i primi dipinti che evidenziano questo cambiamento spicca Dinamismo di un cane al guinzaglio, del 1912, in cui l’artista ha fissato nel quadro la serie di sequenze che compongono il movimento del cane, del guinzaglio e della padrona, di cui si vedono solo i piedi.

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Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912

Che si tratti di arte, moda, letteratura o musica, Balla è stato un grandissimo sostenitore dell’estetica futurista a qualunque costo: i suoi dei erano la velocità e il movimento, in ogni loro manifestazione. Il dinamismo futurista, e in particolare quello di Balla, si ispira infatti alla cronofotografia e alle tecniche cinematografiche. Per rappresentare gli oggetti e le figure in movimento l’artista dipingeva una sorta di fotogrammi in successione, rispettando a pieno il concetto che “Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente”. Un uomo eclettico, capace di dipingere e di scrivere, di giocare prima con il pennello e poi con le parole: poco prima di morire Giacomo Balla ha abbandonato il Futurismo per tornare ad una pittura a tratti più tradizionale, ma sempre di sperimentazione. Le sue opere racchiudono una spinta creativa che regala ad ogni spettatore una rinnovata energia mentale e riflessiva: se sogni di poter appendere una delle sue opere nel salotto di casa grazie a Maison Bibelot e alle sue straordinarie aste, puoi realizzare un grande desiderio di bellezza.

 

 

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