SMACH: la biennale di land art sulle Dolomiti

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SMACH: la biennale di land art sulle Dolomiti

Scoprire nuovi progetti d’arte, ideati e sviluppati in particolare in Italia, ci rende molto felici e quest’anno ti riportiamo con noi alla scoperta di SMACH.

Ma di che cosa si tratta?

È un progetto di land art che ha il grande merito di unire arte e natura, attraverso un processo di valorizzazione reciproco che regala allo spettatore un’esperienza assolutamente indimenticabile. Il progetto si sviluppa in diverse location della Val Badia, tra San Martino in Badia, San Vigilio, Badia e altre località della zona. Noi abbiamo avuto la fortuna di partecipare già a 2 edizioni della biennale e siamo sincere quanto ti diciamo che è uno dei progetti di arte contemporanea più interessanti nel panorama italiano. Ora te lo raccontiamo nel dettaglio!

Leggi anche: Che cos’è la land art?

SMACH: il progetto

SMACH è nato nel 2012 ed è una mostra biennale estiva, della durata di circa 2 mesi, basata sulla combinazione arte e natura. Nel 2018 è stata fondata l’associazione culturale senza scopo di lucro SMACH, ma qual è l’obiettivo del progetto?

I founder, Michael Moling, Katy Moling e Gustav Willeit, avevano e hanno un obiettivo preciso: favorire e implementare il turismo culturale nella Val Badia, creando un percorso di valorizzazione delle Dolomiti attraverso opere site specific di artisti provenienti da tutto il mondo.

Si parte con una call to artist che prosegue poi con la selezione degli artisti realizzata da una giuria di importanti professionisti del settore dell’arte. Una volta individuati gli artisti verso la fine della primavera si procede con la realizzazione delle opere in luoghi d’interesse storico-culturale nei comuni di San Martino in Badia, San Vigilio di Marebbe, Badia e altri. Ogni opera ha una mission precisa: innescare l’interesse delle persone per l’arte, valorizzando l’area delle Dolomiti in cui sono immerse. Attraverso un dialogo tra arte e natura, gli artisti vogliono promuovere una coscienza approfondita e continua degli aspetti storici, culturali e tradizionali di quest’area e dobbiamo dire che, a nostro avviso, ci sono riusciti.

SMACH e la Val dl’Ert

Per visitare le opere site specific di ogni edizione di SMACH hai circa 2 mesi di tempo, ma i founder hanno avuto un’ottima intuizione realizzando la Val dl’Ert, dal ladino Valle dell’Arte, un parco di opere d’arte situato nella località di San Martino in Badia. Si tratta della mostra permanente delle installazioni acquisite durante le ultime edizioni della biennale d’arte SMACH, inserite in uno splendido bosco alpino aperto al pubblico e visitabile anche con gli amici a 4 zampe. I visitatori possono trascorrere alcune ore in mezzo alla natura incontaminata e al silenzio: le opere esposte sono state selezionate fra quelle delle edizioni passate, ma questa collezione permanente è concepita come un work in progress, arricchendosi dopo ogni edizione. Questo luogo vuole essere come un concept space aperto a diverse realtà, proponendo numerose attività culturali e ludiche, tra cui anche uno splendido cinema all’aperto.

SMACH 2021: le 10 opere

L’edizione 2021 di SMACH è visitabile fino al 12 settembre e ha invitato gli artisti a confrontarsi con la parola “fragile” che mai come oggi assume diversi significati.

Il tema della fragilità è stato indagato da 10 artisti provenienti da tutto il mondo (Italia, Svizzera, Russia, Cina, Spagna e Lettonia), che hanno realizzato altrettante opere site specific in alcuni dei luoghi più scenografici delle Dolomiti.

Ogni opera si può raggiungere percorrendo un trekking e facendo base in una delle località della Val Badia, come San Martino, San Vigilio, Badia e altre. In alternativa, i più allenati possono scegliere di vivere un’esperienza unica ad alta quota: un trekking di 3 giorni accompagnati da una guida escursionista che ti porta alla scoperta di tutte le opere attraverso un circuito della lunghezza di circa 70 km.

Se invece non te la senti di percorrere 70 km in 3 giorni, puoi sempre scegliere di raggiungere le opere singolarmente, selezionando i trekking che sono più nelle tue “gambe”.

Le opere che abbiamo avuto il piacere di vedere per questa edizione sono:

  • Mama di Dmitrii Khramov e Maria Khramova – location prati dell’Armentara. Due artisti provenienti da Samara in Russia hanno realizzato una commovente dedica alla madre, morta a causa del Covid, con la quale dovevano partire per scoprire insieme la bellezza delle Dolomiti. A lei hanno quindi voluto dedicare questa installazione, situata in una delle location più suggestive di questa edizione, composta da 4 strutture metalliche con nastri in tessuto che ondeggiano nel vento e ricreano la parola “MAMA”. Il percorso richiede circa 30 minuti di camminata ed è di percorrenza medio-facile.

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@Travel On Art, Mama di Dmitrii Khramov e Maria Khramova

  • Nation State or State of a Nation è l’opera di Notta Caflisch, artista svizzera, che si trova a La Crusc e ti consigliamo di visitarla subito dopo Mama, perché puoi proseguire lungo il sentiero. L’installazione è composta da diverse bandiere in contrasto con l’ambiente che le ospita. Quando arriverai, le troverai in parte decomposte, questo perché l’artista ha scelto materiali interamente biodegradibili, in modo che con il tempo le bandiere tornino ad unirsi all’ambiente che le ospita. L’installazione spinge ad interrogarsi sullo stato delle nazioni oggi, sull’identità delle nazioni che apparentemente è forte, ma si rivela in realtà fragile. Il percorso richiede circa 35 minuti circa dall’opera Mama ed è di percorrenza media, il paesaggio che ospita l’opera è a dir poco sensazionale.
  • Blu delle Dolomiti di Giacomo Savio – location Tru de Lec. Si tratta di una casetta a righe blu da spiaggia posizionata a bordo di un laghetto alpino. La casetta è chiaramente decontestualizzata, ma in realtà ha in comune l’elemento dell’acqua con il suo ambiente normale e diventa quasi un capanno degli attrezzi, molto diffuso negli ambienti alpini. All’interno della casetta si può entrare, si può aprire la finestra e godersi il panorama della Val Badia. Il percorso richiede circa 30 minuti ed è di facile percorrenza.

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@Travel On Art, Blud delle Dolomiti di Giacomo Savio

  • sup-PORTARE di Elisabetta Trussoni e Nicoletta Aveni – location Pares. Le artiste indagano il tema della fragilità dal punto di vista di chi supporta le fragilità altrui. L’installazione si fonde con il bosco e quando arrivi vedrai un gruppo di alberi a cui sono state legate alcune pietre con cinghie colorate, mostrando il rapporto tra chi supporta e chi viene supportato. Il percorso richiede 10 minuti ed è di facile percorrenza.

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@Travel On Art, sup-PORTARE di Elisabetta Trussoni e Nicoletta Aveni

  • Fragile as a Rainbow di Xinge Zhang e Jiaqui Qui – location Chi Jus (Monte Muro). Possiamo definirla l’opera (per noi) al primo posto di questa edizione. Si tratta di un arcobaleno metallico posto nella località Chi Jus, sul Monte Muro, in una delle location più belle della Val Badia. L’arcobaleno si può attraversare e rappresenta la metafora della speranza, un percorso verso la felicità in cui ogni colore rappresenta un’emozione. Le artiste invitano quindi a compiere un viaggio interiore anche attraverso le fragilità che se esposte, possono diventare forti. Il percorso richiedere 1 ora e 30 ed è di media percorrenza.

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@Travel On Art, Fragile as a Rainbow di Xinge Zhang e Jiaqui Qui

Purtroppo, non siamo riuscite a visitare le seguenti opere che però, ti invitiamo a visitare:

  • La casa della narrativa di Atelier Poem (l’opera è caduta a causa di un temporale) – località Forcela de Furcia. L’opera rappresentava una casa che ricordava una cappella, quindi un luogo di rifugio di cui si può vedere la sagoma e che è interamente costituita da aperture e finestre. Proprio sul concetto di spazio privato e spazio pubblico, l’opera di Atelier Poem spingeva a riflettere come la casa in seguito alla pandemia sia diventato uno spazio fragile.
  • Metafisica dell’occasione di Sara Ambrosini e Giorgia Marchetti – località Lé de Munt da Rina. L’opera rappresenta una bolla all’interno del lago e riflette la fragilità dell’ambiente in cui è collocata e, all’interno dello stesso, la precarietà di un incontro. Il percorso è di difficile percorrenza.
  • Vial di Jose Antonio Barrientos de Oria – località Prà de Pütia. Una siringa sovradimensionata si conficca direttamente nel prato: è la metafora di come la salute dell’uomo e della terra sia fragile. La siringa mai come in questo 2021 è lo strumento che riporta alla vita grazie al vaccino contro il Covid-19. Ma quando la malattia riguarda la natura e il pianeta, il vaccino più grande e utile è la responsabilità che ha ognuno di noi verso l’ambiente. Il percorso è di difficile percorrenza.
  • 2035 di Andrea Ventimiglia e Alessandro Zotta – località Pederü. L’opera rappresenta un timer a neon attivato il 1 giugno 2021, che scade il 1 gennaio 2035 e ricorda che se non si agisce ora, nel 2035 sarà troppo tardi (al momento l’opera è in fase di riparazione, per questo non siamo riuscite a vederla).

Come raggiungere le opere? 

Sul sito di SMACH è presente una scheda per ogni opera, con la descrizione dettagliata della location. Per raggiungerle puoi affidarti all’app Outdoor Active (gratuita). Dalle pagine del sito web di SMACH infatti puoi cliccare sui percorsi salvati che ti reindirizzano all’app e da lì visualizzi il punto di partenza e il punto di arrivo. In questo modo puoi scegliere anche quali opere vedere in base alla lunghezza del percorso e al dislivello.

Se invece sei un trekker esperto, ti consigliamo di non perdere l’occasione di percorrere l’anello in 3 giorni. Questa esperienza è realizzata in collaborazione con Holimites e hai l’opportunità non solo di vedere tutte le opere, ma anche di dormire nei rifugi di alta quota.

SMACH 2019: le 10 opere

L’edizione SMACH 2019, ha portato in Val Badia artisti provenienti da diversi paesi del mondo, tra cui spiccano Cina e Messico, Iran e Irlanda e molti altri. La giuria ha avuto l’arduo compito di selezionare 10 progetti tra gli oltre 500 ricevuti durante la call e il risultato finale è a dir poco suggestivo. Durante il nostro soggiorno di 3 giorni a San Martino in Badia, siamo riuscite a vedere 6 delle 10 opere realizzate e di seguito ti sveliamo che cosa ogni singolo artista ha voluto comunicare (ora parte delle opere sono visibili all’interno della Val dl’Ert, non più in quota):

  • Garden di Qai Jiang Hew. L’artista cinese ha creato una sorta di roseto, immerso in uno splendido campo, piantando nel prato dei pali con inseriti dei panni rossi drappeggiati che si muovono con il vento, regalando un suono che si unisce perfettamente alla natura. Questo è un chiaro riferimento al massiccio del Catinaccio, che in lingua tedesca è chiamato Rosengarten, cioè giardino delle rose: inoltre la scelta del colore non è casuale perché il rosso è rilevante per le Dolomiti, tanto da essere al centro della saga di Re Laurino, e anche per l’artista che lo considera un colore di buon auspicio.

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@Travel On Art, Garden di Qai Jiang Hew

  • La seconda opera di SMACH 2019 che abbiamo visto si intitola The Sun. Gli artisti iraniani Alemeh e Shahed Mohammadzadeh hanno realizzato una composizione di 3 cerchi monocromatici, di tre colori diversi, blu, rosso e giallo, ovvero tre colori primari. Nel Mazdeismo persiano la sfera del sole è la finestra attraverso la quale la luce divina irradia il mondo e la scelta di scindere la luce bianca del sole nelle sue tre componenti cromatiche vuole evocare le svariate triadi possibili.

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@Travel On Art, The Sun di Alemeh e Shahed Mohammadzadeh

  • La terza opera, dislocata in più parti della Valle dell’Arte è stata realizzata dall’artista Demian Keihsler che ha scritto una poesia e l’ha frazionata in sei parti per issarle rispettivamente su altrettanti pali, disseminati sul territorio in ordine sparso. La poesia è autobiografica e lambisce campi semantici che hanno a che fare con la lingua, il territorio e l’identità.

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@Travel On Art, Demian Keihsler

  • La quarta opera che abbiamo visto si intitola Ferner ed è stata realizzata dall’artista austriaca Elisabeth Eiter. Si tratta di un’opera site specific: l’artista ha prelevato alcuni blocchi di neve nella zona e li ha ricoperti di gesso. L’incontro di questi due elementi ha provocato una inversione delle rispettive caratteristiche: il gesso si è indurito sprigionando calore che ha fatto sciogliere il ghiaccio, rivelando così la sagoma del suo negativo.
  • La quinta opera che ti sveliamo, assolutamente una delle nostre preferite ed è stata realizzata da Conor McNally. Si intitola Ciasa, quest’opera rappresenta una riduzione della struttura di contorni di una casa, svelata attraverso la sua forma più elementare e semplificata. Così ogni escursionista può godere di uno spazio delimitato in cui sostare e riposare, protetto da una sensazione di sicurezza: molto poetica e suggestiva.

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@Travel On Art, Ciasa di Conor McNally

  • la sesta opera che abbiamo ammirato in prima persona è Homestead di Arianna Moroder consiste in una composizione di maglioni colorati posti a terra in una sintesi armoniosa. Da circa 10 anni l’artista colleziona pullover di persone che ha conosciuto nel corso della sua vita e che, per quest’opera, ha ricucito tra di loro. Ogni singolo pezzo rappresenta il tassello di un mosaico che si fonde alla natura, creando un contrasto cromatico unico. Esposti alle intemperie, nel giro di pochi mesi i maglioni sbiadiranno e si instaurerà una simbiosi con il prato circostante.

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@Travel On Art, Homestead di Arianna Moroder

Tra le opere che non siamo riuscite a vedere, per problemi di tempo e di mancato allenamento fisico alle salite ripide in montagna ci sono:

  • l’installazione Junìn dell’artista messicano Anuar Portugal che ha rappresentato delle sedie disposte in modo tale che i sedili formino un arco. Lo spettatore può scegliere su quale sedia prendere posto e l’accoglienza varierà in base alla collocazione dell’opera.
  • l’opera IN ME di Isabell Pitscheider è stata posizionata sul Lago di di Limo sull’altopiano del Fanes, sipario delle leggende e dei miti ladini. Questa tavola di legno fluttua sullo specchio del lago in balia di onde e vento e resta esposta alle intemperie durante tutta l’estate. Sulla tavola sono incise due parole – IN ME – e si possono leggere sia in inglese che in italiano.
  • Vague è l’installazione realizzata dal gruppo artistico VOLNA ed è composta da ventisette dischi di vetro appesi ad un semicerchio di acciaio. Posizionato in un punto panoramico, lo spettatore guarda attraverso i vetri che, grazie ad un dispositivo alimentato da un pannello solare, cambiano continuamente la loro opacità/trasparenza.
  • Quotes, dell’artista ucraino Nazar Bilyk, consiste in 2 virgolette in coppia che sono un segno tipografico semplice e universale, usate solitamente in scrittura per indicare citazioni, oppure per segnalare che alcune parole sono da intendere con particolari sfumature di significato.

Dove dormire e mangiare a San Martino in Badia

Durante il nostro soggiorno a San Martino in Badia abbiamo apprezzato l’accoglienza amichevole degli abitanti del luogo e dei proprietari delle strutture ricettive, che hanno dimostrato sempre una particolare attenzione e disponibilità nei confronti dei viaggiatori con animali a seguito. Per questo ci sentiamo di dirti che San Martino in Badia non è la destinazione perfetta solo per le famiglie, ma anche per chi viaggia con il suo amico a 4 zampe, cosa che non possiamo dire di altri paesi della montagna che non brillano per la sensibilità dog friendly.

Se sei alla ricerca di un luogo in cui soggiornare e di qualche posto in cui scoprire i piatti tipici locali, ecco 3 consigli che vogliamo assolutamente darti:

  • la Pensione Torr è stata il nostro rifugio dalle intemperie e dalla stanchezza delle camminate. L’accoglienza del proprietario e della sua famiglia ci ha fatto sentire immediatamente a casa. Tra le cose che abbiamo apprezzato di più del nostro soggiorno qui spiccano la splendida terrazza con vista sulle montagne, l’autentica cucina casalinga e la gentilezza verso Thor, il nostro cane, che era accolto con un sorriso in ogni ambiente della struttura;

dormire in alta badia

  • il Rifugio del Monte Muro è perfetto per gustare un bicchiere di succo di lampone fatto in casa e gli ottimi piatti della cucina locale, ammirando un panorama indimenticabile. Questo posto si trova vicino all’opera di Fragile as a Rainbow.
  • il Rifugio Munt de Fornella e propone ottimi taglieri di formaggi locali e piatti a base di carne. Qui i bambini hanno modo di svagarsi, nel bellissimo parco giochi in legno, e i cani sono accettati con un sorriso.
  • Ristorante Dasser, situato in paese a San Martino ed è perfetto per ricaricare le energia prima di partire per le passeggiate. Ti consigliamo di non perdere il loro piatto di tagliatelle fatte in casa ai finferli.
  • Se invece vuoi concederti un aperitivo a base di Hugo o di grappa al fieno o al miele (da perdere la testa), ti consigliamo una sosta al Badia Pub (a Badia).

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