lavoro del curatore d'arte

Il lavoro del curatore d’arte: un’intervista al femminile

Il lavoro del curatore d’arte a volte viene percepito in modo molto particolare, quasi fosse coperto da un alone di mistero: si occupa d’arte certo, ma nel concreto qual è il suo ruolo? Gli artisti sono le guest star, ma senza la figura del curatore anche loro rischiano di andare poco lontano: e allora che azioni svolge questa figura? Il ruolo di questo professionista è di grande responsabilità e riguarda non soltanto la scelta dei contenuti della mostra, ma anche la selezione della location, la predisposizione degli impianti espositivi interni e del budget, il coordinamento dell’allestimento, la promozione dell’evento e la gestione del personale che è impiegato nei vari processi operativi. Perciò il lavoro del curatore d’arte non richiede solo la conoscenza del mercato dell’arte, ma anche una notevole dose di capacità organizzativa multitasking. Come sai però, non amiamo parlare d’arte in modo generico, perciò qui potrai leggere una tripla intervista tutta al femminile: le protagoniste sono le curatrici che fanno parte della giuria di MyHomeGallery Prize e sono Eva Comuzzi, Alice Ginaldi e Caterina Corni.

 

lavoro del curatore d'arte

@Eva Comuzzi

Eva Comuzzi

Eva si definisce una donna volitiva, curiosa e appassionata. Quando le abbiamo posto la fatidica domanda, cioè come ha fatto a trasformare una passione in un lavoro, ci ha confessato che ha sempre voluto fare la curatrice, quindi è venuto da sé. Volontà, determinazione e studio possono trasformare qualsiasi passione in lavoro, inoltre secondo lei è molto importante crederci sempre e sapersi reinventare, soprattutto quando un’esperienza o una fase giungono al termine.

Il lavoro del curatore d’arte è una professione decisamente onnivora, fatta di spostamenti, nuove conoscenze, scoperte, studio continuo. Un lavoro che ti conduce in realtà sfaccettate e visioni spesso antitetiche. Proprio grazie a queste caratteristiche e alla sua precarietà, ha la forza di spingerti sempre un po’ più in là, facendoti vedere diversi punti di vista; insinuandoti il dubbio e mettendoti in dubbio. E da qui la nostra domande sulla sua partecipazione a MyHomeGallery Prize: per Eva questo progetto è estremamente interessante per avvicinare le persone che percepiscono l’arte attuale come un’espressione distante e cervellotica. Condurre qualcuno verso qualcosa, attraverso qualcos’altro e fare in modo che questo qualcuno, qualcosa e qualcos’altro creino un’esperienza, anzi due, ed entrambe molto intime, è estremamente affascinante. Non a caso ha deciso di aderire perché lo trova “perfettamente in linea con la sua linea”. Per quanto riguarda invece le sue aspettative, ne ha sempre molte nei confronti dei progetti ai quali aderisce e non solo, quindi vive perennemente in una curiosa attesa che spera possa poi sfociare in stupore.

 

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Riguardo al panorama artistico contemporaneo, ci ha spiegato che nonostante in Italia ci sia, da sempre, un grande fermento e vengano inseriti sul mercato artisti sempre più giovani e determinati, da un po’ di tempo a questa parte le strutture portanti e anche la creazione, si sono piano piano devitalizzate. La crisi che stiamo vivendo ha portato spesso anche i più temerari ad adeguarsi ad una rassicurante conformità, e la maggior parte delle produzioni sono diventate intercambiabili. Intercambiabilità che sembra essere purtroppo molto sostenuta anche dal sistema dell’arte. Eva invece crede sempre molto nella forza e potenza di quei fiorellini che si insinuano fra le crepe di un muro o ai bordi di una strada principale e piano piano si radicano e diffondono nell’intero territorio.

 

lavoro del curatore d'arte

@Alice Ginaldi

Alice Ginaldi

Alice Ginaldi si è immediatamente definita meticolosa, lunatica e curiosa. Parlando del suo lavoro di curatrice ci ha spiegato che in verità l’arte non le permette di mantenersi come vorrebbe, infatti come lavoro principale fa l’insegnante alle scuole superiori; spera però un domani di poterlo fare come impegno unico e sufficientemente remunerativo, anche se l’insegnamento resta comunque un’altra sua passione. Ha iniziato ad avvicinarsi all’arte contemporanea fin da piccola, poi la scelta della facoltà (Storia dell’Arte Contemporanea) le ha permesso di accostarsi fattivamente al mestiere di curatrice e al panorama dei giovani artisti. Secondo lei questo lavoro è fatto di diverse sfaccettature: ritiene fondamentale l’approccio emotivo sia per quanto riguarda le opere che per quel che concerne i rapporti interpersonali che si creano da un lato con gli artisti e i galleristi, dall’altro con il pubblico ed eventuali collezionisti. Di fatto è un lavoro che si adatta bene alla definizione multitasking: un curatore deve essere capace di allestire fisicamente una mostra come di dimostrarsi attento alle novità del panorama artistico, di approcciarsi con gli artisti come di interfacciarsi con enti pubblici, ad esempio.

 

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A proposito della sua scelta di far parte della giuria di MyHomeGallery Prize, ci ha detto che ha sempre pensato che fosse paradossale la lontananza tra il pubblico di massa e l’arte “contemporanea” che, di nome e di fatto, rappresenta il “qui e ora” che stiamo vivendo; per Alice è  proprio l’uomo contemporaneo il suo miglior fruitore. Il compito degli addetti ai lavori dovrebbe dunque essere quello di creare le condizioni per cui ciò avvenga: ecco perché si sente del tutto in linea con la mission della start up MyHomeGallery, il cui scopo è proprio l’avvicinamento dell’arte al grande pubblico. Questo progetto in particolare è interessante perché utilizza l’arte come scintilla per la riattivazione di rapporti umani, di luoghi “al limite”, mettendo al centro l’altro, qualunque esso sia.

Infine secondo lei la situazione artistica italiana vive un momento molto delicato in cui l’eccellenza di molti artisti convive da una parte con la mediocrità “modaiola” di altri colleghi e dall’altro con un sistema economico in crisi nera ed una eccessiva difficoltà a sbarcare il lunario per chi opera in questo settore. Per tutti questi motivi, crede che quello che sta portando avanti MHG sia già un contributo importante per sciogliere alcuni nodi e migliorare nel complesso la situazione.

 

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@Caterina Corni

Caterina Corni

Caterina Corni è una donna curiosa, ribelle e libera: questi sono i tre aggettivi che ha deciso di usare per descriversi. Nata in una famiglia d’arte, suo padre è pittore e scultore ed è stato lui a infonderle questa passione che poi è diventata anche un lavoro. Quando era piccola la meta delle sue vacanze era praticamente quasi sempre la Grecia, che ha visitato in lungo e in largo. Prima c’erano i musei, le rovine, i templi e poi il divertimento al mare…E i fine settimana autunnali si trascorrevano a vedere le mostre. Non l’ha mai ritenuto un peso, anzi lei e suo fratello si divertivano a interpretare le varie opere, soprattutto quelle astratte: per questo motivo non potrebbe immaginare la sua vita e il suo percorso senza queste esperienze.

A proposito del lavoro del curatore d’arte, Caterina è stata molto chiara: è una professione difficile e oggi ci sono moltissimi curatori e se non sei opportunamente “appoggiato” è davvero arduo riuscire a creare un tuo spazio. Però quando realizzi che l’arte è linfa vitale (lei se ne è resa conto fin da piccola. Per farla smettere di piangere i genitori le davano in mano i libri de I Maestri del Colore e così si immergeva in una dimensione altra), fai di tutto per non abbandonare questo mondo. Lei infatti si sentirebbe monca se non potesse lavorare con l’arte quotidianamente. Quindi il suo consiglio è di combattere, perché sì a volte sono vere e proprie battaglie, cercando di portare avanti le proprie ricerche e i propri progetti.

MyHomeGallery Prize per lei è un progetto stimolante e coraggioso, che punta sulla valorizzazione di zone, magari non particolarmente conosciute così come su artisti che forse si trovano per la prima volta a mostrare il proprio lavoro: per questo motivo spera di imbattersi in esperienze nuove e in artisti genuini. Come ha sottolineato, è una persona molto curiosa e sarà molto interessante addentrarsi in “territori” ancora sconosciuti. Infine per quanto riguarda il panorama artistico nazionale, ci ha raccontato che in Italia ci sono molti artisti talentuosi, purtroppo però la nostra spiccata esterofilia ci porta a non indagare a fondo quello che il territorio offre. Considera quindi MHG un’ottima opportunità per riuscire in questo scopo, creando le basi per tutti quei nuovi artisti che desiderano far conoscere il proprio lavoro. Da parte sua sarà senz’altro un’esperienza emozionante.

 

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