5 mostre d’arte contemporanea da non perdere a dicembre 2025
Non siamo delle fan del periodo natalizio, ma le lucine in casa e in studio ci sono tutto l’anno (come le candele). Quindi se anche tu non sei addicted con i mercatini di Natale, ma vuoi pianificare qualche weekend nei tuoi musei preferiti, ci abbiamo pensato noi!
Questo è il momento ideale per ritagliarsi una pausa, magari con un cappuccino o una cioccolata calda in mano e un viaggio last minute per goderti le mostre d’arte contemporanea da non perdere a dicembre 2025: ecco la nostra top selection diffusa tra varie città in Italia!
Indice
Graphic Japan. Da Hokusai ai Manga – Museo Civico Archeologico
Fino al 6 aprile 2026 al Museo Civico Archeologico a Bologna.
Attraversare le sale della mostra “Graphic Japan. Da Hokusai ai Manga” ci ha fatto provare una sensazione di familiarità mista a meraviglia. Da un lato abbiamo ritrovato un patrimonio visivo non solo che ci appartiene, ma in cui ci riconosciamo, dall’altro abbiamo potuto risalire alle radici di questo universo creativo che è mille volte più ricco e variegato di quanto possiamo anche solo immaginare.
Questa mostra, visitabile fino al 6 aprile 2026 al Museo Civico Archeologico di Bologna, ti accompagna in un viaggio attraverso secoli di creatività giapponese, dalle stampe ukiyo-e del periodo Edo fino ai poster, ai manga contemporanei e alle performance.
Camminando tra le sale, ci siamo trovate a riconoscere gli uccelli con il becco rivolto verso il basso, le onde, la luna e tutti i segni grafici e simbolici che tanto hanno influenzato quello che amiamo oggi nella moda, nella grafica, nel design, nell’artigianato. Quel senso di continuità, di familiarità con un’estetica che sembra lontana ma allo stesso tempo sorprendentemente “nostra”, è secondo noi la chiave vincente della mostra: non un escamotage nostalgico, ma un fil rouge resistente che collega tradizione e contemporaneità.
Il percorso è diviso in quattro sezioni (Natura, Volti e Maschere, Segno/Tipografia, Giapponismo contemporaneo) e rende evidente quanto la grafica giapponese sia stata la radice di un immaginario globale. Quindi se anche tu sei design addicted, regalati questa esperienza!
Classical Collapse – Pinacoteca Ambrosiana e Cripta di San Sepolcro
Fino al 13 gennaio 2026 alla Pinacoteca Ambrosiana a Milano e fino al 1 marzo 2026 al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli.
Cos’hanno in comune Milano e Napoli? La mostra Classical Collapse di Nicola Samorì, in un percorso che fa tappa nella storica Pinacoteca Ambrosiana a Milano fino a metà gennaio e poi prosegue fino a marzo al Museo e RealBosco di Capodimonte a Napoli.
Attraverso oltre cinquanta opere di Samorì, accostate a numerosi capolavori selezionati dalle collezioni dei due musei, va in scena un intenso dialogo tra la storia dell’arte e le sue riscritture in cui le due location espositive diventano dispositivi di reinterpretazione del significato di “classico” oggi.
Samorì infatti non vuole eliminare la tradizione, ma deformarla, plasmarla, invitandoci ad assistere e partecipare a questo processo di metamorfosi: assolutamente interessante.
Leggi anche: Guida di viaggio all’arte contemporanea a Napoli
Armando Testa. Cucù Tetè – Palazzo delle Papesse
Fino al 3 maggio 2026 a Palazzo delle Papesse a Siena.
Palazzo delle Papesse di Siena sta ospitando una retrospettiva imperdibile dedicata ad Armando Testa, il grande maestro della pubblicità. Questa mostra è un’occasione per scoprire Testa come artista totale perché, oltre alle sue campagne pubblicitarie diventate iconiche, ci sono installazioni, tele, materiali audiovisivi e molto altro.
Un viaggio alla scoperta dell’estetica che ha contribuito a plasmare la comunicazione visiva italiana, animata da quell’ironia sfrontata che viene evocato dal titolo stesso Cucù-Tetè.
Ogni opera gioca con la forma, con il linguaggio visivo, con un equilibrio tra semplicità e straniamento, come se Testa invitasse lo spettatore a una seconda lettura, più attenta: un’occasione per immergersi in un universo creativo che offre ancora molti spunti di riflessione.
Massimo Bartolini 100 giorni – Chiesa di San Carlo
Fino al 16 gennaio 2026 alla Chiesa di San Carlo a Cremona.
Cambiamo location e ci spostiamo in una ex chiesa sconsacrata di Cremona, la famosa Chiesa di San Carlo. Fino a metà gennaio puoi visitare una mostra che ha trasformato la navata in un labirinto: all’ingresso ti accoglie una luminaria siciliana gigante, ma spenta, come una sorta di scheletro geometrico che trasmette l’idea di festa mancante, sospesa nel tempo.
Puoi camminare tra telai e ombre, fino a dietro l’altare, dove un neon rosso riaccende qualcosa: due scritte murali, provenienti da un carcere di Cremona, tornano ad essere visibili, dando nuova voce a chi non l’aveva. È una doppia soglia quella che Massimo Bartolini propone in questa mostra: da un lato l’idea di comunità, festa, condivisione, qui congelata, dall’altro l’intimità, la memoria, la voce delle persone.
E la location della Chiesa di San Carlo non è un dettaglio: la sua storia, il silenzio, il sacro latente che rimane anche se è sconsacrata, rendono l’allestimento perfetto per farti entrare in questo universo parallelo tra visibile e invisibile.
Confini. Da Turner a Monet a Hopper. Canto con variazioni – Villa Manin
Fino al 12 aprile 2026 a Villa Manin a Passariano, in provincia di Udine.
Quando la scorsa primavera abbiamo visitato per la prima volta Villa Manin, ne siamo rimaste conquistate: l’architettura, le sale affrescate e quel parco d’arte che ti invita a fermarti e rilassarti.
Per questo se non l’hai ancora visitata, c’è un’occasione che non puoi perdere ed è la mostra “Confini. Da Turner a Monet a Hopper. Canto con variazioni“, che porta a Villa Manin oltre cento opere tra Otto e Novecento e che promette di essere uno dei progetti più interessanti di questa stagione.
Il tema è quello dei “confini”, ma non inteso come qualcosa che chiude: qui si parla piuttosto di passaggi, di orizzonti e di quei momenti in cui ci si sente in bilico tra un luogo e l’altro, o tra un’emozione e la successiva. Le opere selezionate attraversano epoche e linguaggi diversi, mettendo in dialogo artisti come Turner, Monet, Van Gogh, Munch, Hopper, Mondrian, Rothko, creando un percorso che invita a leggere il paesaggio con uno sguardo nuovo.
Non è una classica mostra enciclopedica, ma più un viaggio per immagini, fatto di atmosfere, cambi di luce e piccole dettagli che vanno cercati e studiati; e la cornice di Villa Manin fa il resto!




