Street art a Covo: l’itinerario che non ti aspetti in Lombardia

Quando si pensa ad un itinerario all’insegna dell’arte in Lombardia, ci viene subito in mente Milano, con la sua infinita gamma di proposte tra musei, fondazioni, gallerie e opere open air.

Non sempre però si ha voglia di immergersi in una metropoli: noi spesso cerchiamo località fuori dal caos cittadino, in cui poterci muovere comodamente a piedi e insieme al nostro cane Thor. Così abbiamo trovato una destinazione che risponde perfettamente alle nostre esigenze e che custodisce alcuni interventi di arte urbana di un livello qualitativo molto alto.

Vuoi sapere dove siamo? Ti portiamo con noi alla scoperta della street art a Covo, un piccolo comune in provincia di Bergamo che con la sagoma alta del suo campanile spicca in mezzo alla verde pianura lombarda.

CURE – Covo Urban Regeneration

Tutto è iniziato nel 2016, quando un gruppo di giovani del territorio hanno avuto l’intuizione di usare l’arte per raccontare Covo e farlo diventare un punto di riferimento per i viaggiatori appassionati di arte urbana.

Il progetto CURE – Covo Urban Regeneration ha iniziato in grande stile: il primo muro è stato realizzato da Andrea Ravo Mattoni, che oggi è tra i più noti e influenti artisti italiani. Ma la loro visione li ha portati a continuare in questa direzione, sia grazie al supporto di sponsor privati che alla vittoria di bandi, e così il progetto ha acquisito una continuità ed è cresciuto nel tempo.

Nel 2024 sono stati realizzati 9 interventi, diffusi nel centro storico di Covo, e nei prossimi anni è previsto il coinvolgimento di altri artisti e altre artiste, provenienti da tutta Italia e non solo.

In questi anni l’Amministrazione comunale e la ProLoco hanno lavorato molto per implementare la ricettività turistica del borgo e mettere a sistema il patrimonio artistico sviluppato: sotto ogni opera è stata posizionata una targhetta con alcune informazioni e un QR code che permette di ascoltare una breve narrazione di cosa c’è dietro quel muro. Inoltre è disponibile un sito web con tutte le informazioni sulle opere e sugli artisti e la mappa con gli interventi geolocalizzati.

Quindi ogni persona che raggiunge Covo per trascorrere una domenica all’insegna dell’arte può immergersi in un tour self-made alla scoperta delle opere, usufruendo gratuitamente degli strumenti messi a disposizione dalla ProLoco.

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@Travel on Art, opera di Vesod

Le opere d’arte urbana da non perdere a Covo

Covo è un piccolo paese con poco più di 4000 abitanti quindi l’itinerario che ti stiamo per consigliare può tranquillamente essere fatto a piedi o in bicicletta (se vuoi immergerti alla scoperta della campagna e delle cascine), ed è perfetto per chi viaggia con bambini o amici a 4 zampe. Tutte le opere sono dislocate nel centro storico e raccontano aneddoti, simboli ed eventi legati alla storia di Covo e della sua comunità.

Un aspetto che abbiamo trovato interessante è che lo stesso tema è stato affrontato da alcuni artisti in modo del tutto differente: è il caso della raffigurazione e celebrazione della figura di San Lazzaro, patrono del paese, di cui il piccolo borgo bergamasco ospita la reliquia del cranio donata dal Colleoni nel lontano 1449, che è stato rappresentato da Basik e Zed1.

Qui ti raccontiamo il concept dietro ciascun’opera.

Andrea Ravo Mattoni – Conversione di San Paolo Odescalchi

Quest’opera, realizzata nel 2018, è quella che ha dato inizio al vero e proprio progetto.

Ravo ha scelto di riprodurre un’opera di Michelangelo Merisi, nato a pochi chilometri da Covo: si tratta della “Conversione Odescalchi”, cioè la prima Conversione di San Paolo dipinta dal maestro, poco conosciuta al grande pubblico perché da sempre custodita in collezioni private. La scelta di Ravo di rappresentare un’opera meno nota non ci stupisce, perché va nella direzione di restituire al pubblico l’arte classica.

Sicuramente degno di nota è come Ravo trasponga quest’opera sul muro di Covo, utilizzando la bomboletta spray e rendendo così ancora più interessante e unica questa sua riproposizione dell’arte classica che acquisisce una forte modernità.

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@Travel on Art – opera Andrea Ravo Mattoni

Vera Bugatti – La mezzanotte dell’anno

Quest’opera è una reinterpretazione emotiva di Vera Bugatti dell’iconografia di Santa Lucia, martire siracusana vissuta alla fine del III secolo e morta sotto la persecuzione di Diocleziano. L’idea è nata perché a Covo è presente un antico oratorio con un affresco in cui la Santa compare accanto alla Vergine di Loreto.

Il titolo dell’opera si ispira al verso di un’opera di John Donne, poeta metafisico inglese dei Seicento: “Notturno sopra il giorno di Santa Lucia, il più breve dell’anno”, nel quale il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, è definito “la mezzanotte dell’anno” (the years midnight) perché è il più breve. La Santa Lucia rappresentata da Bugatti è una versione rigogliosa e carica di intensità: l’opera è anamorfica e ti consigliamo di vederla arrivando dal lato destro.

Vesod – Proiezioni

Questa è la prima opera che abbiamo visto entrando in paese ed è a tutti gli effetti una visione metafisica del borgo, resa unica dalla cifra stilistica di Vesod. L’opera mette in scena tutto l’apparato metafisico, simbolico e matematico che contraddistingue lo stile del celebre artista torinese, con la triplice ripetizione della visione del borgo, richiamando alla memoria visioni escheriane e anche frammenti cinematografici.

La giovane donna si specchia in una cornice in cui il vetro è sostituito dal cielo dove un cerchio (simbolo di armonia, completezza, perfezione) si compone dei campi che circondano il paese. Il significato dell’opera è nascosto in questo sistema di elementi e ripetizioni: noi siamo la proiezione del luogo nel quale siamo nati e abbiamo vissuto, quel luogo che ha costruito il nostro background, il nostro modo di essere e la nostra visione.

Kraser Tres – Il rapimento di Europa

Kraser Tres ha reinterpretato l’antico mito greco del ratto di Europa, le cui prime testimonianze risalgono ad Omero ed Esiodo. Il racconto narra che Zeus si invaghisce di Europa, bellissima principessa fenicia figlia di Agenore e Telefessa, e la rapisce mostrandosi sotto forma di un bianco toro. La fanciulla genera tre figli, tra cui Minosse.

Il mito in generale rappresenta la migrazione tra Oriente ed Occidente e il nome di Europa, che venne poi dato ai territori occidentali, riflette in generale questo spostamento. I culti dei bovini e della luna che si riscontrano nel mito, furono trasmessi attraverso le migrazioni dal Medio Oriente e dall’Africa verso la Grecia. A questo culto si lega poi la scelta dell’opera, evocando l’antico rito della transumanza bovina che
ha caratterizzato i nostri territori per secoli.

L’opera è un’esplosione di colori che fa da sfondo alla tridimensionalità della statua marmorea dipinta che domina la scena.

Alessandra Carloni – Il vecchio mulino

Quest’opera di Alessandra Carloni si ispira al molino fuori Porta Mattina che risale al 1400 ed è diventato l’occasione per creare un macchinoso gioco in cui l’acqua, fonte primaria per la sopravvivenza del pianeta, diventa fonte essenziale per il volo di Covo in un’ottica fiabesca e surreale.

Questo marchingegno onirico si compone di riferimenti al territorio: la chiesa parrocchiale con il suo campanile e la torre del Castello (l’ultima rimasta delle 9 torri) insieme al mulino diventano simboli di un luogo magico sospeso nel cielo, che quasi come un carillon o un gioco antico si attiva al comando di una chiave, poste nella parte bassa dell’isola di terra staccata.

Un’interessante riflessione sul futuro e personalmente uno degli interventi più riusciti di Carloni.

Fabio Petani – Hydrogen Carbonate e Musa Sikkimensis

Cosa c’entrano un banano, il bicarbonato e un ghiacciaio a Covo?

La velocità dello scioglimento dei ghiacciai nel mondo è quasi raddoppiata nel corso degli ultimi vent’anni e contribuisce all’innalzamento del livello dei mari più dello scioglimento dei ghiacciai della ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide.

L’opera di Fabio Petani, con una palette riuscitissima, è un invito a fermarci e pensare al nostro futuro che è intimamente legato a quello del Pianeta. Lo scenario dipinto è una provocazione spinta: una pianta tropicale, come il banano, potrebbe diventare presto un pianta autoctona anche nella pianura bergamasca. Forse perché siamo sensibili a questo tema, forse perché Fabio Petani è un grande artista, ma di certo quest’opera ha attirato la nostra attenzione.

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@Travel on Art, opera di Fabio Petani

Ufocinque – Concerto per violino

“Concerto per Violino: ol paìs de Còf” è l’opera realizzata nel 2020 da Matteo Capobianco per celebrare l’ottantesimo anniversario della morte del compositore e violinista spezino Giulio De Micheli, che si trasferì a Covo dopo il matrimonio con la covese Anna Borelli.

L’opera si compone di un grande spartito di fondo (un pezzo originale del De Micheli) sul quale si inseriscono come note musicali i simboli di Covo, come la torre del Castello e i mulini. Realizzato con colori acrilici, questo murales si rifa alla cartografia medievale, utilizzando una palette cromatica sui toni seppia.

In quest’ultima edizione di CURE – Covo Urban Regeneration sono stati coinvolti Basik e ZED1 che hanno realizzato due opere ispirate  all’importante figura di San Lazzaro e del Colleoni.

Sono due pezzi straordinari che rispondono al desiderio dei promotori del progetto di mettere al centro il paese e di rappresentare qualcosa che unisca tutti i covesi. San Lazzaro e la devozione nei confronti della sua reliquia sono da secoli il collante di questa comunità e far reinterpretare in chiave contemporanea questo Santo aiuta a rafforzare il legame con il patrono e farlo conoscere anche alle nuove generazioni.

Noi siamo rimaste piacevolmente colpite dal patrimonio artistico di Covo non solo per la qualità delle opere, ma per la loro capacità di narrare il territorio, le sue tradizioni e i suoi simboli. Per questo te lo consigliamo come destinazione per una gita fuori porta: buon viaggio!

Articolo realizzato in collaborazione con ProLoco Covo.

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