Joan Mirò: le sue opere spiegate in 6 punti

“Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”: così il poeta Jacques Prévert descriveva Joan Mirò, artista catalano vissuto in una delle epoche più fervide della storia dell’arte. Figura semplice, estremamente creativa, dall’immaginazione emblematica: è stato infatti uno dei maggiori esponenti del surrealismo. Nonostante l’interesse precoce per il disegno, i genitori lo spinsero insistentemente agli studi di economia: inutile dire che l’artista ne soffrì molto e all’età di 18 anni un forte esaurimento nervoso lo spinse ad abbracciare definitivamente l’arte.

joan mirò

@Joan Mirò

La corrente surrealista non è stata però l’unica ad ispirarlo: entrò in contatto con il fauvismo a Barcellona, quando frequentava l’Accademia Galì tra il 1912 e il 1915, e con il dadaismo, negli anni parigini, quando si stabilì di Montparnasse nel 1920 per seguire pienamente la sua vocazione artistica. Se le prime opere presentano una certa influenza dadaista, in seguito Joan cominciò ad elaborare uno stile personale ed originalissimo, in cui l’influsso del surrealismo e dell’astrattismo era molto forte. Ecco le sue opere spiegate in 6 punti:

  • la sua era un’arte fondata non tanto sull’immagine, quanto sull’emozione: colori brillanti e forti contrasti, linee sottili e soggetti allucinati e onirici che poco hanno a che vedere con la realtà. Questa per lui era solo punto di partenza, da sconvolgere e stravolgere del tutto;

 

  • l’artista spagnolo ha usato ogni tipo di materiale come base per i suoi lavori. Tele, cartoni , pezzi di ferro: tutto ha dignità per diventare opera d’arte. La sua creatività infatti non si esprimeva solo attraverso la tecnica del dipinto ma anche per mezzo di collage, sculture, monumenti, litografie, ceramiche, scenografie e arazzi;

 

  • la sua emancipazione dal realismo lo ha spinto a cercare forme sempre più essenziali, alla ricerca di una profonda semplificazione della realtà stessa. Quello che ha creato infatti è un vero e proprio vocabolario espressivo, che si sposa con la sua permanente sete di sperimentazione di tecniche e materiali da utilizzare e modellare. I colori acquistano un significato e partecipano alla resa grafica della materia, rafforzando l’impatto visivo;

 

joan mirò

@Jaoan Mirò

  • quelli a Parigi furono anni di grande sperimentazione: Joan Mirò si dedicò alla pittura, alla scultura, alla ceramica, litografia, acquaforte e alla pittura su vetro. Ma l’invasione nazista della Francia nel 1940 lo costrinse a lasciare il paese e a tornare in Spagna, dove trascorse qualche anno tra Montroig e Maiorca, per poi stabilirsi definitivamente sull’isola nel 1956. Qui trascorrerà il resto della sua vita e si dedicherà a un’attività artistica più che fervida. Gli anni maiorchini hanno infatti dato vita ad alcune delle sue opere più celebri, tra cui Dona i ocell (Donna e uccello), scultura monumentale oggi esposta nel parco Joan Miró a Barcellona;

 

  • a Maiorca viveva in una grande casa dotata di studio di pittura e laboratorio di ceramica, proprietà dove è stata allestita la Fundació Pilar e Joan Mirò. In questo laboratorio artistico Miró ha trascorso la vecchiaia, durante la quale l’attività è stata intensissima, soprattutto di ceramista, ma si dedicò anche alla scenografia teatrale, alla scultura monumentale e gassosa e alla pittura quadrimensionale, oltre che alla mail art o arte postale, che gli artisti usavano per distribuire opere di piccolo formato, creando un gioco di corrispondenza tra mittente e destinatario;

 

  • Mirò fu il più surrealista tra i surrealisti, come lo definì André Breton, fondatore del movimento, artista profondamente radicale e orientato alla sperimentazione estrema, che si spinse fino alla negazione dell’arte tradizionale, per la quale provava un profondo disprezzo e che dichiarava di voler uccidere e assassinare.

 

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