Joan Mirò: vita e opere spiegate in 6 punti

“Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”

Così il poeta Jacques Prévert descriveva Joan Miró, artista catalano vissuto in una delle epoche più fervide della storia dell’arte.

Figura semplice, estremamente creativa, dall’immaginazione emblematica: Miró è stato uno dei maggiori esponenti del surrealismo. Tra le sue principali fonti d’ispirazione ci sono le opere di Hieronymus Bosch, Edvard Munch, ma soprattutto Pablo Picasso. Grazie a questi modelli, Joan Mirò, il cui nome completo è Joan Miró i Ferrà, sviluppò il suo stile unico contraddistinto da un forte spiritualismo e da un linguaggio universalmente comprensibile. 

Ma chi era Joan Miró? Qual era la sua storia e come è diventato l’artista che in molti oggi conosciamo e apprezziamo? 

In questo articolo ti spieghiamo la biografia e lo stile di Miró attraverso le sue opere! 

La vita di Joan Miró 

Joan Miró (Barcellona, 1893 – 1983) era figlio dell’orefice e orologiaio Miquel Miró Adzerias e di Dolores Ferrà i Oromí. La sua passione per l’arte iniziò quando era molto piccolo: a soli 8 anni infatti si avvicinò al disegno. Come spesso accade però, nonostante l’interesse precoce per il disegno, i genitori lo spinsero insistentemente agli studi di economia.

L’artista ne soffrì molto e all’età di 18 anni un forte esaurimento nervoso lo spinse ad abbracciare definitivamente l’arte, iniziando a frequentare l’Accademia di Belle Arti. 

A 27 anni scelse di trasferirsi a Parigi: siamo nei primi anni del ‘900 e Parigi era il centro del mondo per le sperimentazioni artistiche. Qui infatti il giovane Miró iniziò a frequentare i circoli Dada, dove conobbe tra gli altri, anche Pablo Picasso. Proprio a Parigi ebbe anche l’occasione di conoscere l’avanguardia Surrealista e i suoi principali esponenti e questo incontro lo segnerà per la vita. 

Attenzione però, anche se Joan Miró è spesso definito come un artista surrealista, in realtà il suo rapporto con il movimento fu sempre piuttosto controverso: non aderì mai pienamente, ma lo seguì sempre come diremmo oggi “da outsider”, prendendone anche le distanze a seguito di alcuni scontri ideologici nel 1929. 

Di certo, dal Surrealismo, Miró accolse la tecnica dell’automatismo psichico che consiste nella trascrizione, attraverso la pittura, dei propri pensieri. 

La corrente surrealista non è stata però l’unica ad ispirarlo: entrò in contatto con il fauvismo a Barcellona, quando frequentava l’Accademia Galì tra il 1912 e il 1915, e con il dadaismo, negli anni parigini, quando si stabilì di Montparnasse nel 1920 per seguire pienamente la sua vocazione artistica. Se le prime opere presentano una certa influenza dadaista, in seguito Joan cominciò ad elaborare uno stile personale ed originalissimo, in cui l’influsso del surrealismo e dell’astrattismo era molto forte.

Nel corso degli anni ’30 del 900, Joan Mirò acquisì finalmente un riconoscimento internazionale, esponendo in varie gallerie in tutto il mondo: è in questo decennio che la sua carriera di artista ebbe uno slancio importante, in concomitanza proprio con la nascita di sua figlia Maria Dolores. 

Gli artisti sono molto spesso delle vere “antenne” su ciò che accade nel mondo, grazie alla loro capacità di percepire situazioni complesse e di restituirle al pubblico attraverso il proprio linguaggio espressivo. Così fu anche per Joan Miró: proprio a causa dell’instaurazione della dittatura spagnola di Francisco Franco, le sue opere iniziarono a variare, dal surrealismo al realismo tragico

Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Miró si rifugiò in Normandia, dove diede vita alla sua serie “Costellazioni”, una delle più apprezzate in assoluto della sua carriera. 

Negli anni ’40 solo al termine della guerra, iniziò una nuova fase per Miró che lo vide sperimentare con la ceramica e solo alla fine della sua carriera, anche con altri materiali come il bronzo. 

joan miro opere famose

@Joan Mirò – Dona i Ocell

Capire le opere e lo stile di Joan Miró 

Ora veniamo a noi, cercheremo di sintetizzare alcuni punti salienti per capire lo stile, l’evoluzione e le opere di Miró: 

  • la sua era un’arte fondata non tanto sull’immagine, quanto sull’emozione: colori brillanti e forti contrasti, linee sottili e soggetti allucinati e onirici che poco hanno a che vedere con la realtà. Questa per lui era solo punto di partenza, da sconvolgere e stravolgere del tutto;

  • l’artista spagnolo ha usato ogni tipo di materiale come base per i suoi lavori. Tele, cartoni , pezzi di ferro: tutto ha dignità per diventare opera d’arte. La sua creatività infatti non si esprimeva solo attraverso la tecnica del dipinto ma anche per mezzo di collage, sculture, monumenti, litografie, ceramiche, scenografie e arazzi;

  • la sua emancipazione dal realismo lo ha spinto a cercare forme sempre più essenziali, alla ricerca di una profonda semplificazione della realtà stessa. Quello che ha creato infatti è un vero e proprio vocabolario espressivo, che si sposa con la sua permanente sete di sperimentazione di tecniche e materiali da utilizzare e modellare. I colori acquistano un significato e partecipano alla resa grafica della materia, rafforzando l’impatto visivo;
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@Joan Mirò – Il Carnevale di Arlecchino

  • quelli a Parigi furono anni di grande sperimentazione: Joan Mirò si dedicò alla pittura, alla scultura, alla ceramica, litografia, acquaforte e alla pittura su vetro. Ma l’invasione nazista della Francia nel 1940 lo costrinse a lasciare il paese e a tornare in Spagna, dove trascorse qualche anno tra Montroig e Maiorca, per poi stabilirsi definitivamente sull’isola nel 1956. Qui trascorrerà il resto della sua vita e si dedicherà a un’attività artistica più che fervida. Gli anni maiorchini hanno infatti dato vita ad alcune delle sue opere più celebri, tra cui Dona i ocell (Donna e uccello), scultura monumentale oggi esposta nel parco Joan Miró a Barcellona;

  • a Maiorca viveva in una grande casa dotata di studio di pittura e laboratorio di ceramica, proprietà dove è stata allestita la Fundació Pilar e Joan Mirò. In questo laboratorio artistico Miró ha trascorso la vecchiaia, durante la quale l’attività è stata intensissima, soprattutto di ceramista, ma si dedicò anche alla scenografia teatrale, alla scultura monumentale e gassosa e alla pittura quadrimensionale, oltre che alla mail art o arte postale, che gli artisti usavano per distribuire opere di piccolo formato, creando un gioco di corrispondenza tra mittente e destinatario;

  • Mirò fu il più surrealista tra i surrealisti, come lo definì André Breton, fondatore del movimento, artista profondamente radicale e orientato alla sperimentazione estrema, che si spinse fino alla negazione dell’arte tradizionale, per la quale provava un profondo disprezzo e che dichiarava di voler uccidere e assassinare.

Le opere più famose di Joan Miró

Alcune delle opere più famose di Miró le hai viste nei precedenti paragrafi di questo articolo e sono: 

  • Dona i ocell (donna e uccello) del 1983 – l’opera è stata inaugurata pochi mesi prima della morte di Joan Miró. Oggi si trova presso il parco Miró di Barcellona ed è un’enorme scultura di 22 metri che rappresenta il rapporto tra uomo-donna, il rapporto tra esseri umani – natura e cielo; 
  • Il Carnevale di Arlecchino del 1924, oggi si trova nella Albright-Knox Art Gallery di Buffalo. È una delle opere più iconiche dell’artista, realizzata prima della pubblicazione del manifesto Surrealista, ma già completamente intrisa della tecnica dell’automatismo psichico. Miró infatti rappresenta una delle sue visioni, nella quale si riconoscono chiaramente oggetti fluttuanti, come animali e note musicali;
  • L’uccello meraviglioso rivela l’ignoto a una coppia di amanti del 1941, oggi si trova al MoMA di New York. Anche in questo caso, le immagini fluiscono liberamente sulla tela e fluttuano, collegate tra di loro da una linea sottilissima. Fa parte della serie Costellazioni; 
  • Woman and Bird in the night del 1944, fa parte della Collection Buffalo AKG Art Museum. L’opera contiene 3 degli elementi preferiti dall’artista: una donna, il cielo e un uccello. Per Miró l’ambientazione notturna è sinonimo di pace e tranquillità e in questo caso è la figura femminile a predominare la scena. Gli uccelli invece, sono intesi come intermediari tra gli esseri umani e il cielo; 
  • La Nascita del mondo del 1925, oggi si trova al MoMA di New York. In quest’opera il colore ha ampio spazio per diffondersi sulla tela e rappresenta la genesi, un inizio. Si tratta di una delle opere più celebri e apprezzate di Joan Miró, esposta in tutto il mondo. 

Joan Mirò in mostra a Catania

Dal 20 gennaio al 7 luglio 2024 presso la sede del Palazzo della Cultura di Catania puoi ammirare circa cento opere, realizzate dal 1924 al 1981, tra dipinti, tempere, acquerelli, disegni, sculture e ceramiche, oltre ad una serie di opere grafiche, libri e documenti provenienti da importanti collezioni private italiane e gallerie francesi.

Ma c’è un secondo aspetto interessante nella mostra “Mirò. La gioia del colore” : ad arricchire di sfumature il percorso espositivo con una doppia lettura cronologica e tematica c’è anche una sezione di foto e video che approfondiscono alcuni aspetti della vita di Mirò.

7 commenti su “Joan Mirò: vita e opere spiegate in 6 punti

  1. Lorenzo Cecchi ha detto:

    Mirò sbaglia pienamente quando dice che l’arte convenzionale andrebbe assassinata. L’arte non è emozione ma “Informazione”. Nelle sue opere può anche esserci emozione ma nessuna informazione. L’arte convenzionale rimane essenziale. La riduzione dell’arte a pura emozione, non significa nulla. Solo un’informazione lucida e ponderata, può regalarci invece delle vere emozioni. La vera arte si basa sull’oggettività della sua espressione. E sulla Forma. Forma oggettiva, richiusa in se stessa, perfettamente sferica, senza propaggini derivanti dall’evento emotivo. La vera arte non ha nulla a che fare con i sentimenti umani. Essa è sovrumana.

    1. Anastasia Fontanesi ha detto:

      Buongiorno Lorenzo, grazie per il tuo commento. È un argomento abbastanza complesso che diventa difficile da racchiudere in una risposta, ma a nostro avviso l’arte non può essere incasellata esclusivamente dentro i confini dell’informazione. Può avere tante sfaccettature diverse che siano informazioni, emozioni o altro. Ciò che conta per noi è che l’arte nasca da un’idea, che non sia quindi fine a se stessa, ma sia costruita a partire dall’idea e non viceversa

  2. Francesco Morea ha detto:

    Lorenzo, pienamente d’accordo sul significato dell’arte come non solo mera emozione,ma soprattutto informazione, come predicava il grande Matteo Marangoni. L’arte deve informare rendere consapevoli della bellezza assoluta,come riesce a fare p.es
    La pittura di Piero della Francesca.,gelida e perfetta. In Mirò e simili vedo sopratutto molto intrigante e abile mestiere ma Arte…

    1. Anastasia Fontanesi ha detto:

      Buongiorno Francesco, non sappiamo chi sia Lorenzo comunque per noi è indubbio che Mirò sia un artista e produca arte! Grazie per il suo commento!

  3. Franco ha detto:

    l’arte è una bestia feroce affamata,per sazziarla bisogna darli cibo a volontà, per poter ricevere indietro un riconoscimento.

  4. Sofia Giglio ha detto:

    non so con chi sono d’ accordo però con qualcuno lo son sicuramente avete tutti ragione per me

  5. Sofia Giglio ha detto:

    Non replicate su quello che dico, sto scherzando

    vi voglio bene

    le cose che dice Mirò secondo me è vero

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