Arte e moda: se i designer di haute couture fossero correnti artistiche
Arte e moda sono legate da sempre: corrono su due binari paralleli che a volte si incontrano e quando ciò accade scatta la scintilla.
Artisti che hanno collaborato con marchi di moda per disegnare collezioni, correnti artistiche che hanno espresso la loro visione nella moda, brand che si ispirano all’arte fino a rendere il confine sempre più sottile.
E se provassimo a scavalcare del tutto questo confine? Se i designer di haute couture diventassero artisti, a quali correnti apparterrebbero?
Un po’ come in Sliding Doors, abbiamo provato ad immaginare un mondo parallelo in cui Alexander McQueen era un Surrealista e Jean Paul Gautier un esponente della Pop Art.
Indice
Christian Dior = Impressionismo
Nel 1947 Christian Dior lanciò la sua prima collezione di moda che passò alla storia come “New Look”, non perché lo stilista scelse questo nome, ma perché la caporedattrice di Harper’s Bazaar esclamò “What a new look!”. La collezione era caratterizzata da spalle arrotondate, vita stretta e gonne ampie: elegante, leggera ed estremamente femminile. Una rappresentazione dell’effimero che trova un chiaro parallelo nei dipinti impressionisti, accomunati dalla medesima attenzione per la luce, per il dinamismo del movimento e per la ricerca di una bellezza intrinseca.
Alexander McQueen = Surrealismo
Genio, ribellione, costantemente sopra le righe: in 3 aggettivi ecco Alexander McQueen. McQueen è il surrealista per eccellenza: rappresenta un mondo oltre la realtà, nulla è come sembra e tutto ciò che crea sfida le convenzioni estetiche.
Al centro, c’è l’esplorazione del mondo onirico che può sfociare in un sogno o in un incubo: la stessa sensazione di straniamento e decontestualizzazione che provocano le opere surrealiste.
Coco Chanel = Modernismo
Coco Chanel ha preso il guardaroba femminile e l’ha rivoluzionato, rendendolo semplice, pratico e indiscutibilmente chic. Una rivoluzione silenziosa che l’ha trasformata in una autentica icona di stile, eleganza e sobrietà. In poche parole, l’estetica modernista nell’arte e nel design: linee pulite, stile essenziale, esaltazione dei materiali.
Elsa Schiaparelli = Dadaismo
Un cappello a forma di scarpa o un abito con un’aragosta?
Queste sono solo alcune creazioni di Elsa Schiaparelli, la designer che più di tutti ha oscillato tra dadaismo e surrealismo (era anche amica di Dalì). Con Elsa Schiaparelli le regole sembrano non esistere, la moda diventa una presa in giro del sistema e delle convenzioni e l’assurdo diventa il protagonista.
Cristóbal Balenciaga = Futurismo
Se si partecipa a una sfilata di Balenciaga, la prima idea che si fa è che i suoi abiti siano vere e proprie sculture in movimento. Tra le iconiche creazioni del brand spiccano forme geometriche, futuristiche e una costante idea di dinamismo che le rende dei capolavori assoluti.
Jean Paul Gaultier = Pop Art
Colori, cultura di massa e ironia: Jean Paul Gaultier è l’equivalente della Pop Art, ma in passerella.
Sia Gaultier che questa corrente artistica (come Warhol e Lichtenstein) prendono ispirazione dalla cultura popolare e la trasformano in icona. Prendono simboli o immagini e le interpretano, facendole diventare delle serie, usando colori vivaci, giocando con l’ironia e il senso dell’umorismo: uno stile fresco e provocatorio!
Valentino = Romanticismo
Quando si pensa alle creazioni di Valentino, viene in mente il rosso della passione, i pizzi delicati, i dettagli curatissimi. I suoi abiti sono pura poesia, un mix di eleganza ed emozioni. Una ricerca del sublime che lo lega ai pittori romantici, sempre mossi dalla ricerca di un mondo ideale, fatto di passioni e in un certo senso anche di teatralità. Si può dire che Valentino sia l’ultimo dei romantici!
Questo viaggio immaginario, che accosta i designer alle correnti artistiche, ci offre una nuova lente attraverso cui interpretare l’haute couture. Vedere un McQueen come un esponente del surrealismo o una Coco Chanel come pioniera del Modernismo funzionale non sminuisce la loro unicità, ma anzi ne arricchisce la comprensione, inserendoli in un dialogo più ampio sulla creatività umana. Cambiano i mezzi – tessuto al posto della tela, ago al posto del pennello – ma l’intento di esplorare l’estetica, sfidare le convenzioni e riflettere lo spirito del tempo rimane lo stesso. L’alta moda, dunque, non è semplicemente vicina all’arte; in molti dei suoi esiti più audaci e visionari, è arte essa stessa.



