7 mostre d’arte contemporanea da non perdere a giugno 2026
Giugno ci ha trovate quasi sempre in movimento.
Nelle ultime settimane abbiamo attraversato Venezia, Milano, Roma, l’Alto Adige e tanti altri luoghi inseguendo mostre, installazioni e progetti che ci hanno ricordato quanto l’arte contemporanea riesca ancora a sorprenderci quando incontra i posti giusti (e le visioni giuste).
Abbiamo camminato dentro installazioni sonore, visitato isole che sembrano sospese nel tempo, attraversato festival fotografici e scoperto spazi che trasformano la visita in un’esperienza vera e propria (uno in particolare che ti racconteremo a brevissimo).
Per questo la selezione di questo mese è particolarmente ricca e stratificata: fotografia, suono, architettura, installazioni immersive e mostre che diventano anche ottime scuse per organizzare un weekend fuori porta.
Se stai cercando idee quali sono le mostre d’arte contemporanea da non perdere a giugno 2026, qui trovi qualche ottimo punto di partenza!
Indice
Anish Kapoor – Palazzo Manfrin
Fino all’8 agosto a Palazzo Manfrin a Venezia.
Durante i giorni di opening della Biennale di Venezia abbiamo visitato Palazzo Manfrin, di proprietà dell’artista Anish Kapoor, ed è stata una di quelle esperienze da segnare sul tuo taccuino dei ricordi.
Non solo per la monumentalità e la bellezza straordinaria del palazzo (che avevamo già visitato in occasione della grande mostra del 2022), ma perché abbiamo avuto la possibilità di ascoltare Kapoor raccontare dal vivo il suo processo creativo, i bozzetti, il rapporto con la materia e alcune delle opere esposte.
Il Palazzo infatti è il suo studio e quindi puoi immergerti tra studi preparatori e installazioni: quello che più ci ha colpito è che abbiamo avuto la sensazione di camminare dentro la mente dell’artista.
E Venezia, ancora una volta, si conferma il luogo perfetto per perdersi dentro l’arte contemporanea.
Ocean of drops di Tony Cragg – Ca’ Tron
Fino al 28 giugno a Ca’ Tron a Venezia.
In una Venezia più silenziosa e autentica, lontana dal flusso martellante della Biennale di Venezia, l’Università IUAV ospita Ocean Drops di Tony Cragg.
La mostra mette in dialogo scultura, materia e movimento attraverso opere che sembrano trasformarsi continuamente davanti allo sguardo, tra forme organiche e superfici fluide.
Ma parte dell’esperienza è anche la location: entrare in una sede IUAV significa attraversare una Venezia ancora vissuta e quotidiana, quasi sospesa rispetto al caos delle inaugurazioni.
Una deviazione perfetta per rallentare e vedere la città da un’altra prospettiva.
Marina Abramović: Transforming Energy – Gallerie dell’Accademia
Fino al 18 ottobre alle Gallerie dell’Accademia a Venezia.
Alle Gallerie dell’Accademia arriva Marina Abramović con una mostra-evento che trasforma il percorso espositivo in un’esperienza da vivere in prima persona.
Non è permesso fare foto né video: all’ingresso vengono consegnate delle cuffie pensate per isolare il pubblico dal rumore esterno e favorire una condizione di maggiore concentrazione (anche se l’effetto, va detto, non è così efficace). Il punto però è un altro: rallentare, ascoltare il proprio corpo, interagire con le opere e accettare di entrare nel ritmo imposto dalla mostra.
Abramović continua a confermarsi un caso unico nel panorama contemporaneo: un’artista che ha praticamente inventato un mestiere e che, ancora oggi, riesce a occupare il centro della scena culturale globale.
Per chi conosce bene il suo lavoro storico, questa mostra non ha la forza delle prime performance, né restituisce quella dimensione più estrema e vulnerabile degli inizi. Ma proprio qui sta il punto interessante: Abramović oggi è diventata un’icona quasi pop, una star assoluta dell’arte contemporanea, capace di trasformare anche l’esperienza museale in un rituale collettivo.
E nel bene o nel male, resta sempre una marcia avanti.
Trienala Ladina – Museum Ladin
Fino al 27 settembre al Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martino in Badia.
Al Museum Ladin Ciastel de Tor ha da poco inaugurato la nuova edizione della Trienala Ladina, un appuntamento che conferma quanto questo museo sia capace di guardare al contemporaneo senza perdere il legame con il territorio.
Curata da Andrea Lerda, la mostra riunisce artiste e artisti chiamati a confrontarsi con il paesaggio sonoro, culturale ed emotivo delle valli ladine, tra installazioni, sculture e opere immersive che parlano di comunità, ambiente e memoria.
Ci sono lavori che trasformano montagne in suono e materiali naturali in architetture fragili e poetiche, ma un aspetto non secondario è il contesto: visitare questa mostra significa entrare in un castello immerso nelle Dolomiti e scoprire un museo che usa l’arte contemporanea per interrogare il presente, partendo da una cultura profondamente radicata nel territorio (questo è uno dei nostri posti nel mondo).
Scarecrow – Flashback Habitat
Fino al 27 settembre da Flashback Habitat a Torino.
Flashback Habitat si conferma una garanzia, uno di quei posti in cui l’arte contemporanea riesce ancora ad essere uno spazio di pensiero e confronto reale.
La nuova mostra Scarecrow prende la figura dello spaventapasseri e la trasforma in una presenza politica e simbolica: un elemento rurale iconico e anche un corpo fragile che protegge e resiste.
Costruiti con materiali poveri e scarti, questi “custodi” diventano metafora di un contro-potere silenzioso, capace di opporsi senza replicare la violenza del comando. Una mostra intensa, che parla di vulnerabilità, comunità e difesa del futuro con artiste e artisti come Elena Bellantoni, Emilio Vedova, Roxy in the Box.
“SEED” e “My Light Years” – Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio
Fino al 2 agosto al Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio a Parma.
Brian Eno è arrivato a Parma con un progetto che ha trasformato la città in un’esperienza immersiva tra suono, luce e ascolto.
Da una parte i Giardini di San Paolo, dove l’installazione SEED invita il pubblico a rallentare e abitare lo spazio in modo quasi meditativo; dall’altra gli enormi ambienti della Crociera dell’Ospedale Vecchio, che ospitano My Light Years, la più ampia raccolta di opere audiovisive dell’artista mai esposta insieme.
Il risultato è doppio: Eno non si limita a portare una mostra a Parma, ma reinventa due luoghi molto diversi tra loro, trasformandoli in paesaggi percettivi da attraversare con tutti i sensi.
Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati – Palazzo Braschi
Fino al 13 settembre a Palazzo Braschi a Roma.
Un appuntamento imperdibile per chi ama il cinema: al Museo di Roma è in corso una mostra che racconta l’universo umano e creativo di Ettore Scola attraverso fotografie, disegni, materiali d’archivio e frammenti di cinema.
Non ci siamo mai lasciati è un omaggio a uno dei grandi maestri del cinema italiano e un viaggio dentro il suo sguardo ironico, politico e profondamente umano sul Paese.
Tra backstage, ricordi personali e collaborazioni storiche, emerge il ritratto di un autore capace di osservare l’Italia con lucidità e malinconia e che continua a parlarci ancora oggi.
E la vista da Palazzo Braschi su Piazza Navona resta iconica.
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