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Viaggio enogastronomico attraverso le Ande: Divino Andino

divino andino

25 Lug Viaggio enogastronomico attraverso le Ande: Divino Andino

Circa un anno fa abbiamo conosciuto Francesco Antonelli, un giovane viaggiatore che come tanti altri della sua età, ha deciso di lasciare il porto sicuro e lanciarsi in una nuova avventura. Ciò che ci ha colpito principalmente di lui però, non è tanto l’eccezionalità del viaggio, ormai c’è chi ha fatto il giro del mondo con ogni mezzo immaginabile. Francesco è stato uno dei pochi, anzi pochissimi, a compiere un viaggio enogastronomico in Sud America. Tempo fa avevamo lanciato una rubrica dedicata a tutti i viaggiatori che stavano realizzando imprese “titaniche”, l’avevamo intitolata Supertramp e tra i tanti c’erano Gabriele Saluci, Angelo Zinna e la neo impresa realizzata di Nessuno Ferma le Stelle. Dopo un po’ di tempo, ci ha contattate Francesco Antonelli, parlandoci del suo libro Divino Andino e di questa sua grande avventura enologica in giro per il continente americano. Come ben saprai, per noi il cibo è una forma d’arte e quando siamo in viaggio, andiamo sempre alla ricerca dei prodotti tipici e di luoghi speciali in cui lasciare un pezzetto di cuore.

Così quando ci ha parlato del suo libro, non abbiamo potuto fare altro che proporgli un’intervista per approfondire insieme a lui il senso del suo viaggio e dell’enogastronomia sudamericana. Prima di iniziare la nostra chiacchierata però, ti riassumiamo il suo itinerario.

 

divino andino

 

Divino Andino, viaggi e assaggi all’ombra della Cordigliera

Il viaggio della vite per il mondo, e di conseguenza del vino, è come il viaggio dell’uomo. Si nutre del caso, degli incontri, di uomini visionari, grandi fallimenti, successi alle volte. È sempre di grande umanità. Francesco Antonelli è partito con questo istinto, con l’idea che la vite possa aver colonizzato un mondo nuovo senza il pesante bagaglio dell’esperienza. 'Quando si viaggia da soli è un po’ come si viaggiasse con tutta l’umanità.', scrive Antonelli. Ed è questa disponibilità a rendere questo viaggio memorabile. Ci troverete dentro le tappe enologiche importanti di quei paesi, ma soprattutto la gente del sud del mondo e l’atmosfera magica di un continente, quello sudamericano, che ci somiglia, ma è pieno di invenzioni e identità. Il vino è un pretesto, è come sempre l’anima di una trama che parla soprattutto di uomini.

Così recita l’introduzione al libro scritta dal giornalista Giorgio Melandri che spiega in poche parole, tutta l’essenza di Divino Andino.

Il libro scritto da Francesco parla di vino, di cucine, di persone incontrate, di sguardi, di parole dette e di quelle non dette: parla di un senso del viaggio che non è per nulla scontato. Così, grazie alla sua compagna Marisol, Francesco ha deciso di mollare il lavoro e iniziare a viaggiare lentamente, con lo zaino in spalla in un nuovo continente, seguendo il gusto. Il viaggio è durato circa 4 mesi e ha attraversato Perù, Bolivia, Argentina e Cile. In particolare sono stati protagonisti del suo racconto: Machu Picchu, la Valle di Ica, il deserto costiero peruviano, il Lago Titicaca, il Salar de Uyuni, la Ruta Numero 40 con Cafayate e Mendoza, per arrivare a Santiago de Cile e Valparaìso.

 

divino andino

 

Francesco, sei sempre stato un appassionato di vini e di cucina internazionale? Puoi raccontarci come è nata questa tua passione?

 

Sono nato e cresciuto in una famiglia romagnola in cui il ruolo primario legato all’alimentazione era svolto dalla nonna che quotidianamente e instancabilmente preparava diversi tipi di pasta fatta in casa e sughi.
In un certo senso il primo amore per la cucina è nato lì.
Viaggiando poi ho sempre dato molta importanza all’aspetto gastronomico perché penso che possa raccontare molto in profondità la storia di un popolo.
Per quanto riguarda il vino, pur essendo stato un appassionato “senza patente” per molti anni; ho deciso solo di recente di studiarlo; indicativamente all’inizio del 2012 quando mi trovavo per lavoro a Bologna.
Lì frequentai un corso da assaggiatore, poi iniziai a partecipare alle visite in cantina, alle varie degustazioni che continuano ancora oggi e via di questo passo.

 

Sei un viaggiatore enogastronomico, non ce ne sono tanti al mondo, cosa ti differenzia secondo te da altri tipi di viaggiatore? Ad esempio, pianifichi i tuoi viaggi in modo diverso, hai criteri particolari per selezionare le tue tappe, quanto tempo trascorri di solito in una singola tappa, improvvisi o pianifichi?

 

Credo che ogni viaggiatore si porti dietro la propria esperienza di vita e questo lo rende già di per sé diverso l’uno dall’altro.
A me piace rendere questa passione per il cibo e il vino anche una occasione narrativa.
Raccontando un assaggio parlo di emozioni, di ricordi ma anche di geografia e territorio, dell’ambiente che mi circonda, dei personaggi che erano con me in quel momento.
Riguardo al viaggio che ho raccontato nel libro, essendo durato circa quattro mesi attraverso Perù, Bolivia, Argentina e Cile, ho dovuto fare alcune ricerche prima di partire, quantomeno per capire cosa mi potevo aspettare da ogni nazione.
Una volta individuati gli elementi e i luoghi più interessanti ho lasciato che il caso mi guidasse in quella direzione, senza avere una precisa tabella di marcia né rispettando tempistiche o orari.
Esempio in Bolivia volevo assolutamente inserire una tappa “enologica” e facendo delle ricerche ho scoperto che nella regione a sud, chiamata Tarija, si produceva vino.
Era una località poco battuta dal turismo che mi ha comportato una netta deviazione rispetto agli itinerari principali.
Ci sono andato dopo varie settimane di Altipiano e dopo il Salar de Uyuni, il deserto di sale a 3800 metri di quota.

 

divino andino

 

Per noi la cucina è una forma di arte contemporanea, per te invece cosa rappresenta?

 

Arte a tutto tondo sia per quanto riguarda l’aspetto estetico sia per la parte diciamo più “etica”: la valorizzazione del prodotto tipico ad esempio, ma anche la cosiddetta “arte del riuso”.
Cibo e vino sono anche ricerca, se pensiamo alle nuove forme di vinificazione o alla cucina molecolare.
Infine è anche racconto, tradizione, quindi cultura.

 

Il piatto e il vino che consiglieresti a tutti di assaggiare almeno una volta nella vita dopo la tua esperienza?

 

Per quanto riguarda la gastronomia mi sentirei di consigliare un qualsiasi piatto della cucina peruviana.
Ancora oggi non è sufficientemente conosciuta e apprezzata anche se ha radici antichissime, altrettanto quanto le nostre!
Ci sono dei prodotti che sono veramente incredibili e la ricchezza di biodiversità è una caratteristica unica, un grande valore aggiunto, ad esempio hanno più di tremila tipi di patate; mais multicolori anche viola! 
Tra i cibi uno dei più particolari (anche per la preparazione) è la pachamanca, un insieme di carni di vario taglio insaporite da un intingolo di erbe e spezie; cucinate sottoterra tra i carboni avvolte nelle foglie di banano.
Tra i vini ho apprezzato molto quelli argentini, sono rimasto colpito dalla morbidezza del Malbec, un vitigno francese molto sottovalutato che ha trovato in quella terra un degno riscatto.

 

divino andino

 

Dato che ormai sei un esperto di sud America, c’è un posto in Italia in cui poter gustare gli autentici sapori dell’America latina?

 

Dalle mie parti purtroppo non si trova molto ma da pochi giorni è iniziato a Milano il Latin Festival (fino al 15 agosto).
A mio avviso credo che sia l’opportunità migliore per avere un ampio ventaglio di scelta sulla cucina latina, che include, oltre a quella andina, anche quella caraibica e brasiliana legata molto a frutta e verdura amazzonica oltre che alla carne.
Per il resto nelle grandi città come Milano, Firenze e Roma ci sono diversi ristoranti di cucina latina e anche peruviana.

Il momento più difficile del tuo viaggio?

 

Per quanto riguarda la paura, quando mi sono trovato su un pulmino a pochi centimetri da un burrone enorme.
Volevamo risparmiare sul viaggio di andata a Machu Picchu così ci eravamo affidati a questo metodo certamente più economico ma anche adrenalinico (oggi non lo rifarei!).
Anche l’ultimo periodo di viaggio è stato difficoltoso.
In quella parte ero rimasto solo, la mia compagna aveva deciso di tornare a Lima e per me si avvicinava la fine di quel grande viaggio che ormai era destinato a cambiare la mia vita.
Sapevo di avere ancora tante cose da fare e al ritorno avrei dovuto schiarirmi le idee ma non sapevo esattamente da dove cominciare.
Oggi per fortuna le idee me le sono chiarite e sono riuscito a mettere su carta tutte le avventure e gli assaggi che ho vissuto.
Sono soddisfatto che il libro sia piaciuto e continui ad essere distribuito in libreria.

 

 

Anastasia Fontanesi
atravelstale@gmail.com

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2 Comments
  • andrea
    Posted at 19:06h, 14 agosto Rispondi

    che modo strano di viaggiare, bisognerebbe provare!

    • Anastasia Fontanesi
      Posted at 13:34h, 16 agosto Rispondi

      sì viaggiare alla scoperta dei vini dei diversi paesi è sicuramente molto interessante!

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