Vivian Maier, storia di una rivoluzione fotografica silenziosa

Quante volte è capitato che un artista morisse in povertà e venisse scoperto e consacrato alla fama anni dopo la sua scomparsa? Fatichiamo a tenere il conto e questo è ciò che successo anche a Vivian Maier, ma con una differenza: lei stessa aveva dato alla sua vita una direzione differente, lavorando come bambinaia e portando avanti il suo amore per la fotografia in modo del tutto privato. Qui vogliamo raccontarti la storia di una delle fotografe più conosciute del 1900 e grande pioniera della street photography.

Vivian Maier biografia

La vita di Vivian Maier è rimasta sconosciuta a tutti per molto tempo ed è stato merito di John Maloof, scopritore delle sue foto, se oggi sappiamo di più su di lei. Per questo abbiamo deciso di raccontarti la sua storia, suddividendola in più capitoli.

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@Libreriamo, foto di Vivian Maier

L’infanzia e l’amore per la fotografia 

Nata a New York nel 1926, il padre era statunitense di origini austriache e la madre era nata e cresciuta in Francia. Pochi anni dopo la sua nascita i genitori si separarono e Vivian rimase con la madre. Le due si trasferirono a casa di Jeanne Bertrand, una fotografa professionista già nota all’epoca per la sua collaborazione con il Boston Globe e fu proprio a lei a trasmettere il suo amore per la fotografia a Vivian e e la madre.

Le due poi decisero di tornare in Francia e l’infanzia di Vivian si svolse principalmente lì: a testimonianza di questo fatto ci sono alcune foto scattate dalla madre Maria, mentre lei giocava con alcuni bambini. Nel 1938 le due rientrarono negli Stati Uniti, ma Vivian fu costretta a ripartire per la Francia perché aveva ricevuto in eredità una casa. Con i soldi della vendita decise di acquistare una macchina fotografica di grandissima qualità e viaggio per il Nordamerica scattando numerose foto.

Vivian Mayer come Mary Poppins e il viaggio in Oriente

Vivian lavorò sempre come bambinaia, alternandosi in diverse famiglie di Chicago, e presso i Gensburg si dice che abbia trasformato il suo bagno privato in una camera oscura in cui sviluppare serenamente i suoi rullini. La fotografia era la sua fedele compagna di quotidianità, con cui trascorreva intere giornate osservando per strada ogni persona con cui entrava in contatto. Mentre era ancora al servizio dei Gensburg, Vivian intraprese un viaggio di 6 mesi visitando India, Yemen, Thailanda, Italia e Francia.

Dopo aver cresciuto i ragazzi ed essersi trasferita presso altre famiglie, Vivian passò alla fotografia a colori con diverse fotocamere, tra cui una Kodak e una Leica. Nel 1975 la madre morì e negli anni successivi lei continuò il suo lavoro di bambinaia, trasferendosi presso una nuova famiglia e portando con sè numerose casse che contenevano il suo archivio fotografico personale.

Negli anni successivi, grazie al supporto dei fratelli Gensburg che le erano profondamente affezionati, si ristabilì da alcuni problemi finanziari, ma purtroppo nel 2009 morì dopo un incidente in cui aveva sbattuto la testa.

Com’è stata scoperta Vivian Maier?

Vivian Maier è stata scoperta nel 2007, due anni prima della sua morte, dal figlio di un rigattiere John Maloof. In quell’anno il ragazzo si stava dedicando ad una ricerca su Chicago e non avendo molto materiale a disposizione, decise di acquistare ad un’asta un box che conteneva tantissimi negativi da sviluppare, che era appartenuto ad una donna che per problemi economici aveva smesso di pagare l’affitto.

Dopo aver stampato alcune di queste foto e averle condivise online, riscosse un così grande successo da iniziare la ricerca dell’autrice di questi scatti, risalendo poi a Vivian. Maloof ha svolto una grande attività di divulgazione della sua opera fotografica, organizzando mostre itineranti in gran parte del mondo. E ancora oggi ci viene da pensare: se lui quel giorno non avesse acquistato all’asta il box di Vivian Maier, noi avremmo mai scoperto questa straordinaria fotografa?

“La catena di eventi, che questa scoperta ha messo in moto – scrive Maloof – ha capovolto il mondo della street photography, così come la mia vita”.

@Latitude Travel magazine, , foto di Vivian Maier

Vivian Maier, la street photography e i selfie

La maggioranza delle fotografie di Vivian Maier sono state scattate tra le strade di Chicago e New York, nei quartieri che lei frequentava abitualmente durante le sue passeggiate. I suoi scatti sono evocativi e allo stesso ruvidi, esplodendo per un potere comunicativo fuori dal comune e per la straordinaria attualità.

Ogni soggetto ritratto è raccontato in modo così semplice, ma profondo, da farci sentire al suo fianco, mentre passeggiava sui marciapiedi di New York cogliendo dettagli apparentemente normali, come i volti delle persone, i riflessi sulle vetrine, il sorriso di un bambino, la massa accalcata lungo la strada. Ma Vivian Maier non è stata solo le strade che conosceva così bene, ma la sua sete di curiosità verso il mondo l’ha ispirata a partire prima verso l’Oriente e poi verso l’Europa.

Un altro aspetto molto interessante del suo lavoro sono gli autoritratti che comunicano tantissimo di lei: si tratta di riflessi sulle vetrine, la sua ombra stagliata sul marciapiede e altre rappresentazioni delicate che forse sono state utili per imparare a conoscersi meglio. Ritrarre se stessi all’epoca era poco diffuso, non come i selfie dilaganti che possiamo trovare sul nostro telefono o su qualsiasi piattaforma social appena accediamo: ma lei anche su questo era proiettata in avanti, usando la fotografia come uno strumento di conoscenza di sé. 

3 libri su Vivian Maier

Vivian Maier è una storia ancora da decifrare, ricca di misteri e di curiosità senza risposta. Come quando da bambini ci chiedevano quale personaggio del passato avremmo voluto intervistare e tutti rispondevano Dante Alighieri o Napoleone, ecco sulla nostra lista un posto speciale è riservato proprio a Vivian.

Se vuoi approfondire la sua vita e soprattutto il suo lavoro di fotografa, il libro “Vivian Maier” curato da Anne Morin raccoglie 250 immagini, molte delle quali inedite o rare, filmati e oggetti personali. Questa monografia nasce per raccontare aspetti sconosciuti o poco noti, approfondendo nuovi capitoli o proponendo lavori finora inediti, come la serie di scatti realizzati durante il suo viaggio in Italia, a Torino e Genova, nell’estate del 1959.

Un altro titolo interessante è “Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi, che è stato candidato al Premio Strega 2019. Si tratta di un romanzo struggente e autentico sulla vita di una delle grandi artiste, definite invisibili, del xx secolo.

Infine non possiamo non citare Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” di John Maloof che raccoglie 240 splendide in bianco e nero ed a colori, curate dall’editrice “Contrasto”. 

Vivian Maier in mostra ai Musei Reali di Torino

Fino al 26 giugno 2022 è visitabile “Inedita”, la mostra dedicata a Vivian Maier presso i Musei Reali di Torino, che raccoglie 250 scatti. Negli ultimi anni sono state numerose le mostre dedicate alla Maier in Italia, ma questa propone una visione appunto inedita su alcuni lavori dell’artista.

Nel percorso espositivo si susseguono immagini rare e a colori, filmati in Super 8, audio con la voce dell’artista, alcune delle sue macchine fotografiche e i suoi cappelli. Inoltre, nota di spicco, viene esposta per la prima volta una serie di fotografie che sono state scattate nell’estate del 1959, durante un suo viaggio in Italia.

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Ph copertina: Libreriamo

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