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Eleonora Costi e il fascino della decadenza

Quando il passato incontra una macchina fotografica curiosa e indulgente, nascono autentiche meraviglie: “Abandoned” è il titolo del progetto fotografico dell’artista Eleonora Costi, psicologa e fotografa milanese che ha preso parte anche alla scorsa edizione del Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia. Da sempre affascinata dall’Urban Exploration, ovvero l’ “esplorazione urbana” che è un’attività dedicata alle strutture costruite dall’uomo e con il tempo cadute in abbandono o magari poco visibili, Eleonora ha voluto ritrarre ville e palazzi d’epoca, completamente abbandonati, che hanno ospitato persone e raccontato storie.

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@Eleonora Costi

Eleonora Costi: quando il passato diventa magia

L’avventura dell’artista è nata dopo aver letto un articolo, pubblicato su un giornale locale, che parlava della settecentesca villa Pusterla-Crivelli, costruita nel 1754 a Limbiate, in Brianza. Nota come la “villa di Napoleone”, avendo ospitato l’imperatore francese e la sua famiglia durante la campagna d’Italia, è poi rimasta nell’immaginario comune come “il manicomio di Mombello“, meglio conosciuto come ospedale psichiatrico Giuseppe Antonini, ormai abbandonato. Eppure, villa Pusterla-Crivelli ha mantenuto uno spazio cupo e misterioso, dove il silenzio surreale regna sovrano.

Proprio qui ritroviamo le radici dello scopo di Eleonora Costi che, mossa da una significativa dose di adrenalina e malinconia, non vuole far altro che affermare e ribadire la bellezza decadente dell’arte italiana. Un’arte spesso dimenticata e messa da parte, che si nasconde in una villa settecentesca, in un piccolo teatrino all’interno di un asilo abbandonato, in una residenza nobiliare, in una colonia estiva per ragazzi o in una ex discoteca degli anni 50. In alcuni casi è la mancanza di fondi privati e il successivo mancato aiuto dello Stato a segnare la fine di questi luoghi, in altri invece, il problema risiede nella sovrapposizione di nuovi edifici su quelli vecchi.

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@Eleonora Costi

Il grande talento di Eleonora consiste nel trasformare in magia un ricordo che non sembra poi così lontano: alcune delle case ritratte infatti  sono in parte arredate e sembra di poter sentir scorrere ancora le voci di chi ci abitava, ma anche ospedali psichiatrici, colmi di emozioni e vissuti decisamente in modo più profondo e doloroso. Grazie al suo obiettivo, ogni luogo riceve una seconda opportunità di tornare a parlare e raccontarsi: chi lo dice che il tempo non possa essere educato?

La fotografia come seconda vita: i progetti in Europa

Questa continua ricerca di ciò che è stato abbandonato è nata non solo in Italia, ma anche in Belgio, Francia e Germania sempre con lo stesso scopo, che è quello di voler fare assaporare la vita dei luoghi abbandonati negli occhi di chi li guarda. “Non è la destinazione, ma il viaggio ciò che conta”, così si legge sul sito di Romain Veillon, artista francese, che pone al centro del suo lavoro proprio il viaggio. Un itinerario in parte diverso da quello di Eleonora Costi, composto di nuovo da luoghi, questa volta però tra i più cupi, inquietanti e sinistri d’Europa. Un lavoro che rende efficacemente il senso di declino e il godimento che si prova nell’osservare il segno indelebile dello scorrere degli anni.

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@Roman Robroek

Progetti che, a loro volta, seguono la scia del lavoro di Roman Robroek, un artista olandese di 30 anni che si definisce “il fotografo dei luoghi abbandonati”. Durante il suo “urban photography journey”, l’artista ha viaggiato lungo tutta Europa per catturare vecchi edifici dimenticati, che si svelano tra polvere e mistero. Oggetti del suo interesse sono di qualsiasi genere: da sale ospedaliere dismesse a case disabitate, passando per piscine, teatri, luoghi religiosi e monumenti. Viaggia per scoprire ogni giorno un luogo diverso, che si tratti di castelli incantati o semplici automobili dimenticate lungo le vie. Un elemento però, caratterizza e accomuna tutti gli scatti, facendoli differire dai progetti degli artisti precedenti: la luce. Mentre Veillon ed Eleonora Costi preferiscono far risaltare il buio e l’ombra degli ambienti ritratti, Robroek gioca con la luminosità. La reinterpreta e tenta di immortalare il preciso momento in cui questa luce bagna gli spazi, dove si sciolgono il tempo, le azioni e la nostalgia: lo spazio si trasforma e lo spettatore prende finalmente parte ad uno spettacolo inedito.

 


Scritto da Ilaria Ferretti

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