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Consigli di fotografia: Nico Chiapperini e la street photography

Dopo esserci lanciate nel mondo dello storytelling con Nicola Gennari, continuiamo i nostri consigli di fotografia insieme a uno dei massimi esperti di street photography italiani: Nico Chiapperini. Ingegnere aerospaziale, le sue prima foto erano di dinosauri finti in un parco per bambini, quando aveva 8 anni. Da allora però, non ha più toccato una macchina fotografica fino al 2004, anno della sua laurea, quando i suoi amici gli regalarono una compatta. Da quel giorno, inizia il percorso di Nico che lo porta ad esporre la sua prima mostra personale nel 2011 alla galleria ABC Treehut Gallery in Den Haag, in Olanda.

Ricordi la sfida che ti abbiamo lanciato all’inizio? Se dopo aver letto questa rubrica avrai voglia di prendere in mano la macchina fotografica e iniziare a scattare qualche foto, il nostro obiettivo sarà raggiunto! 😉

Avevamo già parlato di street photography con Walker Evans, ora invece scopriamo insieme a Nico Chiapperini qualcosa in più sulla “fotografia di strada”, con alcuni consigli tecnici e su come diventare un fotografo professionista. Partiamo dall’inizio con un racconto di come Nico si è avvicinato al mondo della fotografia.

 

nico chiapperini

@Nico Chiapperini

Capitolo 1

Mia madre insegnava, era una maestra di scuole elementari. Un giorno mi portò con sé durante una gita con la sua classe. Visitammo un parco per bambini dove erano riprodotti dei dinosauri e altri animali preistorici a grandezza naturale. A farci compagnia c’era anche una Canon F1, la macchina fotografica di mio padre. Prima di quella occasione non avevo mai fatto molto caso a quella curiosa scatola metallica. Sapevo più o meno a cosa servisse, la nostra casa era colma di foto di famiglia (che fortuna ora che ci penso).

Non avevo però la più pallida idea di come funzionasse e mio padre, per farla semplice, mi disse: “questa ghiera serve per avvicinare o allontanare, quest’altra per mettere a fuoco, il bottone qui in alto lo devi schiacciare quando sei pronto… ah non dimenticarti di tirare questa levetta ogni volta che scatti, perché serve per caricare la pellicola“.

Non avendo capito niente, non feci domande, vizio che per fortuna ho poi perso, e mio padre non mi diede altre dritte, soddisfatto della sua spiegazione e della luce nei miei occhi. Quella luce in verità era più paura che eccitazione, ma ormai era troppo tardi. Mentre viaggiavo in pullman continuai a pensare a chi o cosa si sarebbe avvicinato o allontanato. Mettere a fuoco poi mi sembrava davvero una parola curiosa: considerando la levetta per caricare, quello strano mirino per guardare da dentro a fuori, e l’obiettivo che sembrava la canna di una grande pistola, mi pareva di avere un’arma tra le mani. La giornata volò via, così come due rullini di pellicola. Di notte non riuscì a dormire, avevo le braccia stanche, ma il dolore non lo sentivo, ero troppo eccitato e continuavo a pensare a quello che mi era successo.

 

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@Nico Chiapperini

Avevo visto attraverso una fessura una porzione di mondo reale e allo stesso tempo fantastico, dove, seppur in certi limiti, era possibile includere o escludere elementi dalla scena. Potevo anche far diventare le persone dei fantasmi con la magia del fuoco. Non vedevo l’ora di poter vedere le foto che avevo scattato. Quando arrivarono mio padre mi disse che avevo sprecato troppa pellicola, non c’era bisogno di fare così tante foto, potevo comprare delle cartoline e risparmiare.

Avevo otto anni, ero un bimbo sensibile, guardai a male pena le mie immagini mentre mio padre cercava di alleviare la mia delusione provocata dalle sue parole, ma ormai ero diventato sordo e non toccai più una macchina fotografica, né pensai più alla fotografia per molto a lungo. Dovetti aspettare la festa per la mia laurea in ingegneria aerospaziale per ricevere la mia prima fotocamera. I miei amici più cari mi regalarono una compatta digitale e ricominciai a raccogliere fotografie.

 

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@Nico Chiapperini

Sei autodidatta o hai frequentato una scuola?

Agli inizi seguivo alcuni forum di fotografia su internet, ma li abbandonai presto perché troppo tecnici e molto noiosi. Gli stimoli più grandi mi arrivarono più tardi, grazie a delle bellissime email scambiate con Rosa Maria Puglisi, fotografa e critica di fotografia, e grazie ai tanti libri fotografici che leggevo di notte. La mia formazione principalmente autodidatta si è poi arricchita frequentando tre workshop. Il primo con David Halan Harvey, grazie al quale ha preso forma uno dei miei più cari progetti, Moments in Between. Il secondo con Stefano Pensotti, una persona che mi ha insegnato molto, mi ha dato una grandissima energia e tutt'ora mi segue e incoraggia. L'ultimo con Richard Kalvar, fotografo Magnum di grande esperienza e modestia, fonte di nuovi spunti e importanti conferme.

 

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@Nico Chiapperini

 

Pensi che sia fondamentale oggi frequentare corsi o workshop per un ragazzo che vuole iniziare la strada della fotografia?

È fondamentale incontrare le persone giuste, quelle modeste, preparate e soprattutto oneste: oneste anche nel senso di franche, che abbiano rispetto per quello che sei e che non esitano a criticare costruttivamente quello che fai.

 

Potresti definire in poche parole la street photograpy per te?

È molto difficile per me definire cosa sia la street photography. Nel provare a farlo mi sembra di limitarla, di darle semplicemente un’etichetta. Forse street photography è soltanto un nome di moda per un genere di fotografia che è in verità è semplicemente la fotografia. Io la amo perché sono molto attratto da soggetti, oggetti e luoghi in una qualche relazione tra di loro, spesso per puro caso. La fotografia è il mio posto in prima fila per ammirare tutto ciò che mi circonda quotidianamente.

 

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@Nico Chiapperini

 

Quale consiglio daresti a un ragazzo che ti dice: da grande voglio fare il fotografo!

Sii curioso, meravigliati, lavora duro e soprattutto divertiti. Tutto il resto si impara, in primis la tecnica. Ma la curiosità va coltivata e purtroppo è una qualità innata: se non ce l'hai, non c'è niente da fare. La buona notizia è che gran parte di noi, almeno nella mia esperienza, ce l'ha; ma nella maggior parte dei casi la si lascia dormire, mentre andrebbe svegliata e alimentata.

 

Capitolo 2

Dopo aver conosciuto meglio Nico Chiapperini e aver iniziato a muovere qualche timido passo nel suo mondo che lo rende l’ottimo fotografo che è oggi, passiamo a una parte più tecnica , utile sia per gli appassionati di fotografia, sia invece a chi sta provando a scattare e vorrebbe un giorno poter esporre una propria mostra personale 🙂

Se non hai una commissione specifica di un cliente, come scegli i soggetti nelle tue foto? Devono avere caratteristiche particolari?

Nessuna caratteristica particolare per i soggetti, se non quella di essere in una qualche relazione tra loro, come detto in precedenza. Ad essere sinceri non so quasi mai il perché abbia scattato una fotografia, se non dopo averla scattata. Anzi mi capita di capirlo dopo diversi giorni, mesi, anni.

 

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@Nico Chiapperini

Nella street photography le persone sono spesso al centro dell’attenzione, che tecniche usi in particolare per ritrarle?

Cerco di diventare invisibile, stando immobile oppure continuando a muovermi in modo naturale e per niente invasivo. Altre volte faccio finta di fare foto a un muro (o le faccio davvero, perché no), oppure a una macchia o un riflesso per terra: all'inizio la gente ti guarda curiosa, ma poi perde in fretta interesse, non ti vede più, diventi un fantasma e fai quello che vuoi (credo che in diverse occasioni mi abbiano preso per matto!).

 

Rispetto ad esempio a un paesaggio o ad altri soggetti, quali sono le difficoltà della street photography?

Premesso che un paesaggio può benissimo essere un soggetto di street photography, ovviamente le cose si complicano in fotografia quando oltre al paesaggio e agli oggetti, ci sono anche gli essere umani: bisogna vincere la loro diffidenza, giusta e legittima, e le proprie paure, spesso infondate. Una delle più grandi difficoltà comunque è il rischio di cadere nel banale, facendo leva nelle proprie immagini sul semplice scherzo fotografico, che lascia il tempo che trova, si esaurisce in pochissimi instanti e in breve annoia.

 

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@Nico Chiapperini

 

In genere, quanta libertà creativa riesci a mantenere anche nei progetti commissionati da aziende?

Molta. Sembra una contraddizione, ma la creatività non va di pari passo con la libertà. Se si hanno troppe strade davanti, si rischia di non prenderne nessuna. Per me nei progetti commissionati spesso le costrizioni diventano dei veri e propri catalizzatori per la creatività.

 

Infine, prima di salutare Nico Chiapperini e ringraziarlo per la grande disponibilità di averci raccontato una delle sfaccettature più importanti e intense della sua vita, ci consiglia di leggere il libro Gli Americani di Rober Frank, da cui trarre insegnamento per la fotografia e ci ha confidato il nome del fotografo che gli ha cambiato la vita: tra i tanti, il primo nome che ha in mente è Saul Leiter.

 

 

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