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Le 5 opere più famose di Andy Warhol

Pittore, scultore, sceneggiatore, produttore, regista, direttore della fotografia, montatore e attore statunitense: oggi ti parliamo delle 5 opere più famose di Andy Warhol, uno degli artisti più discussi e forse una delle personalità più interessanti del XX secolo. In una società impegnata nel boom economico e nella piena scoperta dei mass media,  ha incrementato la sua fama soprattutto grazie all’innovazione della sua tecnica, quella del riporto fotografico che si tradurrà poi con il nome di “serigrafia”. Ma che cosa voleva comunicare il pioniere della Pop Art con le sue opere? Era davvero solo un semplice pubblicitario? Più che pubblicitario, Warhol si dimostrò un grande illustratore. Testimone di un mondo “progressista ma arretrato”, secondo l’artista,  gli uomini del XX secolo vivono abusando del loro tempo, venerando la popolarità e la notorietà. “Perché in America tutti possono essere famosi per quindici minuti; in quindici minuti si può divorare una zuppa Campbell, osservare le labbra vermiglie di Marilyn Monroe, bere una Coca Cola, morire sulla sedia elettrica. In quindici minuti si può costruire, distruggere, ma sopratutto moltiplicare un’opera d’arte.”

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Andy Warhol

@Panorama

Il desidero di Warhol di voler gestire lo scorrere inevitabile delle ore è lo stesso che muove la serialità ossessiva delle lattine Campbell o dei volti di Marilyn Monroe da lui ritratti. L’artista di origini polacche però non ebbe strada facile, tutt’altro, da molti venne ritenuto come l’antieroe e l’usurpatore dell’estetica. Un pittore che non ha saputo ritrarre il bello e ha cercato l’utile, forse non trovandolo mai. Per rispondere alle continue accuse riguardo alla presunta “superficialità” e “incomunicabilità” deilavori, lui stesso rispose così nel lontano ’73: “Se volete sapere tutto su Andy Warhol, dovete solamente guardare la superficie dei miei quadri. Eccomi. Nulla è nascosto.” Per questo motivo abbiamo selezionato le sue 5 opere più famose di Andy Warhol.

Andy Warhol

@Andy Warhol, Death Disaster

Death Disaster

Nel giugno del 1962, Andy Warhol incontrò il suo amico curatore Henry Geldzahler per un pranzo a Serendipity, uno dei ritrovi di Warhol. Il noto affarista d’arte, in merito ai primi lavori dell’artista, basati su ricerche e riproduzioni in serie di oggetti, disse: “È abbastanza vita, è ora di morire un po’ “. La sua spinta ad andare oltre gli oggetti di consumo e impegnarsi in argomenti più seri ha perciò portato l’artista a creare una delle opere più potenti della sua carriera, la serie“ Death and Disaster”. Questo gruppo di settanta opere d’arte prende come soggetti incidenti d’auto, suicidi, sedie elettriche, persino barattoli di tonno contaminati da scie di sangue. Warhol si appropriò del materiale proveniente dai giornali e dagli archivi fotografici della polizia e usò la serigrafia come mezzo per ripetere meccanicamente queste immagini “inappropriate” attraverso vaste strisce di tela. Se Warhol intendesse intensificare o smussare il contenuto minaccioso di queste immagini attraverso la ripetizione è una questione aperta e forse proprio nell’incertezza si chiude il grande fascino di questi lavori.

Andy Warhol

@Andy Warhol, Campbell’s Soup Cans

Campbell’s Soup Cans

Perché lavorare con banali lattine di minestra in scatola? Con queste parole Andy Warhol tentò di spiegare la scelta che era alla base della  realizzazione dei suoi lavori: “La mangiavo abitualmente. Sempre lo stesso pranzo ogni giorno, per vent’anni, se non mi sbaglio, tutte le volte la stessa cosa. Qualcuno ha detto che la mia vita mi ha dominato: mi è piaciuta questa idea.” Se per Marcel Duchamp, ciò che contava era il concetto di mettere cinquanta lattine di zuppa Campbell su una tela,  per Warhol queste conferivano la possibilità all’artista di esprimere l’arte attraverso un carattere omogeneo e “seriale”, senza troppe pretese. E senza troppi fini. D’altronde un grande amico di Warhol, Robert Indiana, riguardo alle dubbie interpretazioni dell’opera, disse: “ Sono sicuro che  Warhol dipingeva lattine di zuppa Campbell, solo perché in fin dei conti gli piaceva quella zuppa”.

Andy Warhol

@Cool Prints, Double Elvis by Andy Warhol

Double Elvis

Nei primi anni ’60, Warhol rappresentò i grandi personaggi famosi del tempo, concentrandosi in particolar modo sul più famoso cantante rock and roll americano degli anni ’50: Elvis Presley. Ma perché rappresentarlo come fosse un attore di un film d’azione, in una posa da “super macho”? Di certo l’influenza del cinema nel lavoro di Warhol è chiara e tangibile in questo periodo. Tra le opere più famose di Andy Warhol spicca Double Elvis che si afferma come un’arma satirica sia per l’immagine del super-macho, sia per la moralità dell’America, basata sulla violenza e l’azione. Lo status di Presley come idolo dei teenager enfatizza infatti la natura giovanile dell’Occidente, mentre la sua postura da arma da fuoco – emulata da ogni ragazzo – è alla base della ribellione sociale.

Andy Warhol

@Andy Warhol, The shot Marilyns

The Shot Marilyns

Tra le opere più famose di Andy Warhol spicca The Shot Marilyns, realizzata nel 1964. Sono quattro tele, ciascuna di un quadrato di 40 pollici e composta da un dipinto di Marilyn Monroe, attraversato in fronte da un singolo proiettile. Warhol in realtà dipinse cinque Marilyn “intatte” e colorate nel 1964 e le  conservò presso il suo studio, The Factory. Un giorno, Dorothy Podber, un’amica del fotografo di fabbrica Billy Name, vide i dipinti recentemente completati, accatastati uno contro l’altro nello studio e fece a Warhol una strana richiesta: “Can I shoot?”. Credendo che volesse fotografare i dipinti, Warhol accettò. La Podber allora, si tolse il paio di guanti neri, estrasse un piccola revolver dalla borsa e sparò un colpo nella pila dei quattro dipinti. Da quel momento Blue shot Marilyn è rimasta così, con il segno appena riparato ma ben visibile sulla tela, come a voler sottolineare la dimensione impercettibile di una bellezza ferita.

Andy Warhol

@Andy Warhol, Che Guevara

Che Guevara

Questa immagine proviene da una fotografia di Korda Alberto (un cubano, fotografo personale F.Castro), scattata durante un discorso di F. Castro in occasione di una sepoltura delle vittime di Coubre. Questa immagine, passata alla storia per aver condiviso le virtù di onestà, coraggio, orgoglio, ma anche la virilità guerriera del Che, è riuscita ad esprimere tanta fermezza e fiducia nella rivoluzione, da essere divenuta storica. Ma la famosa riproduzione in acrilico e in serie di questa foto, fatta da Warhol, altro non è che  un falso creato da Gerard Malanga, un noto collaboratore dell’artista, che, avendo bisogno di soldi, ha venduto il lavoro a una galleria di Roma spacciandolo per originale. Quando Warhol venne a sapere della frode, autenticò il falso, a patto che la somma delle vendite andassero a lui.

 

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