Museum Week: quando i piccoli superano i grandi

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Museum Week: quando i piccoli superano i grandi

Si è appena conclusa la Museum Week, evento mondiale che ha visto impegnati su Twitter nell’arco di una settimana ben 3500 istituzioni culturali. L’obiettivo di questo evento? Condividere idee, riflessioni e nuove prospettive su 7 temi diversi. Nata in Francia nel 2014 e diffusa in tutto il mondo in soli 2 anni,  la Museum Week ha riscosso un successo strepitoso. Abbiamo parlato varie volte dell’importanza di una cultura sempre più digitale, così come del valore che i social network possono avere per le realtà museali. Siamo molto affezionate a questi temi, così quest’anno ci siamo lanciate nell’arena dei tweet della Museum Week, interagendo con diversi musei, soprattutto italiani, ma anche qualcuno straniero.

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@NinjaMarketing

7 giorni per 7 temi

Il format ormai è conosciuto: 7 temi diversi per ciascun giorno distinti da un hashtag di riferimento. I temi di quest’anno erano: #secretsMW | #PeopleMW | #ArchitectureMW | #HeritageMW | #FutureMW | #ZoomMW | #LoveMW.

Che cosa è successo in Italia?

In Italia hanno aderito 335 realtà museali da nord a sud, dalle istituzioni culturali più conosciute ai musei più piccoli, scatenando un vero e proprio fiume di tweet. Gli analytics della settimana parlano chiaro: i musei italiani si sono imposti con forza nella top 10 dei musei più influenti della settimana, superando ogni altro paese del mondo. Pensate un po’ però, tra i musei in questione non compaiono gli Uffizi e nemmeno i musei Vaticani o il Museo Egizio di Torino, bensì il Museo di Massaciuccoli Romana, il Museo Corona Arrubbia e il Museo Tattile di Varese. La situazione è chiara: questa volta i piccoli hanno superato i grandi, non solo per una questione di miglior posizionamento o maggiore influenza, ma soprattutto perché hanno colto le opportunità del digitale applicato all’arte e alla cultura, dei social network come strumento di network e diffusione, rendendosi digitalmente accoglienti e dialogando con gli utenti.

Tutto questo ha portato le piccole, ma importanti realtà museali italiane in prima fila gareggiando con i colossi del calibro del British Museum, del Louvre e addirittura dell’Hermitage.

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@DeAgostini

I benefici reali

Che cosa può guadagnare un museo dalla partecipazione alla Museum Week? Proviamo ad elencare alcuni dei benefici reali per i musei che hanno partecipato, osservando in particolare le tweet chat della settimana:

  • networking tra musei sia tra quelli che già si conoscevano, ma soprattutto tra quelli che non hanno mai avuto relazioni e contatti prima della Museum Week (alcuni musei hanno fatto addirittura amicizia!);

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  • accoglienza digitale verso gli utenti (e futuri visitatori): i musei si sono messi in gioco aprendosi al dialogo, rispondendo a domande, facendo scoprire non solo le loro collezioni, ma anche il proprio staff. Si sono resi ospitali, invogliando gli utenti e invitandoli alla visita;
  • networking con opinion leader e influencer: i musei si sono fatti conoscere, non solo dagli utenti – visitatori, ma anche dagli opinion leader e dagli influencer che hanno avuto modo di relazionarsi e aprire tweet chat su determinati argomenti;
  • sviluppo della reputazione online, sì perché i musei che hanno twittato molto, accrescendo notevolmente e in modo positivo l’importanza e l’influenza del loro brand online;
  • miglioramento delle performance e della presenza su Twitter, che soprattutto nel campo dell’arte e dei musei è un social network molto importante;
  • infine, banalmente, hanno fatto una grande promozione delle loro collezioni e degli spazi espositivi. Una promozione semplice ma efficace e diretta!

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A questo punto viene da chiedersi: che fine hanno fatto i grandi musei?

Molti di loro partecipavano, ma non sono riusciti ad ottenere gli stessi risultati dei “piccoli musei”. I motivi possono essere numerosi: dalla mancanza di chi avrebbe potuto fisicamente twittare, al fatto che abbiano sottovalutato l’evento, oppure al fatto che diano per scontata la loro reputazione online. Potrebbe essere anche un fatto di scarsa propensione al digitale? Potrebbe. E tu che ne pensi?

Qui potete scaricare l’infografica con i numeri della Museum Week nel mondo e in Italia

 

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