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Messico e Stati Uniti: il murale di Chiu abbatte le distanze

Abbattiamo le distanze con la tecnologia, ma a volte non siamo in grado di vedere oltre con i nostri stessi occhi: per questo motivo oggi voglio parlarti del murale di Chiu. Ma serve un breve preambolo: con le recenti elezioni presidenziali americane si sono riportate alla luce le tante polemiche sul grande muro che separa il territorio messicano da quello americano, costruito da George Bush nel 1990. Ma parlando da artista ad artista, di fronte a questo muro c’è più del calcestruzzo:  ci sono leggi, complotti, ingenti capitali, amori divisi e sogni infranti ma anche molti messaggi di pace e non violenza che dimostrano che ci può ancora essere una speranza per chi desidera un futuro migliore. Invece delle notizie, del passaparola e dei progetti perché non ci soffermiamo mai sulle immagini di questo muro? E perché non cambiare punto di vista e guardare le cose partendo da chi in questo momento sta subendo tutte queste violenze?

@Enrique Chiu

Il murale di Chiu: un messaggio di pace dal Messico

Recentemente alcuni tra i più famosi street artist hanno concentrato la loro arte in questa zona, quasi come se (a lungo termine) stessero dialogando tra loro portando un messaggio di rivoluzione, non violenza e pace tra popoli attraverso i loro murales e installazioni. Quel muro che separa popoli e culture  è finalmente diventato il simbolo di unità mondiale, attraverso la street art. Oltre alle 2 grandi opere realizzate da JR,( Kikito e Pic-nic), con grande fervore il famoso street artist di origine messicana Chiu ha “accennato un sorriso” verso l’America, intraprendendo una grande sfida: dare vita ad un murale lungo 1000 km che occupa parte della barriera americana.

 

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Enrique Chiu, nato in Messico, come molti dei suoi connazionali, è scappato giovanissimo verso l’America con la madre per stabilirsi temporaneamente in California. Avendo vissuto in prima persona questo dramma si sente tutt’ora molto legato al popolo messicano e dedica infatti molti dei suoi lavori alle famiglie divise e ai famosi “Dreamers”. Il suo impegno sociale è nato molto prima dell’elezione di Trump, quando il muro era già stato in parte costruito. Ha iniziato con qualche murale semplice che narra la storia e la cultura messicana, ma ha poi ha realizzato anche immagini forti, provocatorie e dirette che trasmettono messaggi di supporto e conforto ai meno fortunati. La caratteristica del murale di Chiu è la non violenza: cerca sempre di realizzare opere di un certo spessore ma senza polemizzare inutilmente; infatti la sua filosofia punta quasi all’ironia della situazione attuale, proponendo un lavoro pacifico su un supporto artistico fatto di lamiera che separa crudelmente due popolazioni. Riesce ottimamente nel suo intento perché esprime messaggi positivi in luoghi non convenzionali: proprio per questo ha deciso di intitolare il suo ultimo lavoro “Mural of Brotherhoood”.

murale di chiu

@Enrique Chiu

Chiu è un vero esempio da seguire: un artista molto astuto secondo gli street artist, una “minaccia pacifica” per le autorità e un idolo indiscusso agli occhi dei Dreamers messicani, che vedono in lui la figura di una persona comune che, nonostante le avversità e l’illegalità, è riuscita a realizzare i propri sogni e mantenere un dignitoso stile di vita. L’artista stesso dice: “L’arte è una opportunità per dire cose che sconfinano“.

 

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