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Marta Minujín e l’arte come antidoto alla violenza

Marta Minujín

25 Giu Marta Minujín e l’arte come antidoto alla violenza

Marta Minujín è la realizzatrice di un’opera d’arte di cui recentemente avrai sicuramente sentito parlare: il Partenón de libros prohibidos. Oggi voglio raccontarti qualcosa in più su questa incredibile installazione, situata nella Friedrichsplatz di Kassel, e sulla vita di questa artista, che ha avuto l’indubbio merito di trasformare l’arte in uno straordinario antidoto alla violenza razziale, politica e sociale.

 

Marta Minujín

 

Chi è Marta Minujín: diario di un’artista

Nata a Buenos Aires nel 1943, Marta Minujín ha scoperto la sua vocazione artistica alla tenera età di dieci anni, così ha scelto di intraprendere gli studi d’arte appena adolescente. Nel 1959, studentessa all’Istituto Universitario de Arte, ha debuttato al Teatro Agón di Buenos Aires, ricevendo il 1° Premio dalla Sociedad Hebraica Argentina. Qualche anno dopo, grazie ad una borsa di studio del Fondo Nacional de las Artes, ha esposto a Parigi nella mostra “Pablo Curatella Manes et trente argentines de la nouvelle génération”. Proprio nella metropoli parigina la giovane Marta ha iniziato a confrontarsi con nuove e differenti realtà artistiche d’avanguardia, fino ad avvicinarsi sempre di più al neorealismo.

La sua modalità espressiva prevedeva l’uso di materiali, temi, e ambientazioni di forte impatto percettivo ed emozionale, tali da far scaturire immediatamente una reazione da parte del pubblico. In lei maturò così l’idea dell’happening. Nel suo percorso artistico infatti Marta Minujín ha sempre considerato l’incontro col pubblico il suo centro di gravità permanente, qualunque fosse il medium da lei impiegato. Emozione, ricerca della perfezione e dedizione totale: questi sono solo alcuni degli ingredienti segreti del successo di questa straordinaria artista.

 

Marta Minujín

@Guggenheim Museum

 

Partenón de los libros: l’arte come risposta alla violenza

Nel 1983, alla fine del governo di regime, Marta Minujín ha deciso di lanciare un messaggio forte, così iniziò ad assemblare trentamila “libri proibiti” per costruire a Buenos Aires, in uno spiazzo lungo la Avenida 9 de Julio, il Partenón de los libros, destinato ad essere smantellato e distribuito al pubblico dopo circa tre settimane. Considerata un autentico“monumento alla libertà d’espressione”, questa opera ha anticipato la Torre di Babele, eretta nel 2011 in Plaza San Martin per celebrare l’elezione di Buenos Aires a “Capitale del Libro” e riaffermare il valore assoluto della diversità culturale.

La scelta artistica di Marta ha elevato l’arte, trasformandola in un antidoto alla violenza razziale, sociale e politica. Proprio in queste settimane, in occasione dell’esposizione Documenta14, l’artista argentina ha deciso di espandere il suo messaggio fino a raggiungere la fertile Germania. Nella Friedrichsplatz di Kassel ha eretto un monumento con oltre centomila libri, un tempo considerati “proibiti”. La scelta del luogo è  stata tutt’altro che casuale: questa piazza infatti è tristemente nota nella storia della Germania, perché proprio lì, nel 1933, Hitler ordinò il rogo di numerosissimi libri finiti nella lista nera dei nazisti.

 

Marta Minujín

@Darlin Magazine

 

Chiamato ancora una volta“Partenón de libros prohibidos”, questo monumento imita molto le forme dell’acropoli di Atene, e la struttura è stata interamente ricoperta da libri sigillati in buste di plastica, così da resistere in caso di pioggia e vento. La raccolta dei volumi è nata attraverso una riuscitissima campagna di crowdfounding, che ha coinvolto tutto il mondo: migliaia di persone infatti hanno inviato un libro che sia stato proibito in passato, o che sia proibito tutt’ora in specifici Paesi. Grazie all’aiuto di alcuni studenti. Marta Minujín ha voluto ancora una volta dire no a tutto ciò che riguarda la violenza e la discriminazione, mandando un messaggio che mai come oggi risulta attuale.

L’arte può essere bella, ma questo non basta, o almeno non è mai bastato a Marta: la sua idea è quella di riprodurre un’arte sociale, votata al rispetto dei valori umani, e questo è uno dei motivi per cui artisti come lei sono un autentico toccasana per affrontare il futuro con più speranza e fiducia.

Anna Fornaciari
takeawayartblogger@gmail.com

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1Comment
  • andrea
    Posted at 18:35h, 29 giugno Rispondi

    ma fa tutte sculture con i libri???

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