La digitalizzazione dell’arte: esempi di buone pratiche

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La digitalizzazione dell’arte: esempi di buone pratiche

Vagando sul web trovo davvero entusiasmante la digitalizzazione dell’arte e della cultura. Favorire una fruizione libera dovrebbe essere uno degli obiettivi primari di coloro che lavorano nel mondo dell’arte e della cultura, ma purtroppo in Italia non siamo ancora così all’avanguardia, non ovunque almeno.

Da un punto di vista storico ed anche filosofico, molti intellettuali del passato avevano riflettuto sulla possibilità di rendere la cosiddetta “cultura alta” meno elitista, incrementando le opportunità di scoperta di coloro che nutrivano il desiderio di accostarsi a realtà come i musei e i poli culturali. Rendere la cultura alta una cultura popolare, nel senso più positivo di questo aggettivo, evitando arroccamenti sterili tipici di una parte del vecchio ceto intellettuale: questo è stato l’obiettivo di molti e lo è ancora adesso.

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Alcuni musei stanno progressivamente incrementando la loro presenza online, con siti che vanno ben oltre la semplice vetrina. Molti rendono disponibili le proprie collezioni online per chi non ha la possibilità di viaggiare o anche semplicemente per chi si vuole informare prima del viaggio. Il Louvre ha una pagina incredibile sulla Mona Lisa, con un commento audio e dettagli che non sarebbero visibili ad occhio nudo, incluso il retro del dipinto; anche il sito del Vaticano permette di studiare la Cappella Sistina da ogni angolo possibile.

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@Cappella Sistina

La digitalizzazione dell’arte si sta affermando come una nuova frontiera, capace di superare i limiti dello spazio, del tempo e persino della disponibilità economica che ognuno di noi possiede per viaggiare. A tal proposito mi trovo concorde con il sociologo Derrick de Kerckhove che, con queste parole, ha perfettamente identificato uno dei grandi problemi dell’Italia:“ L’Italia deve smetterla di credere che possedere un hardware culturale, ossia i monumenti, le architetture e le opere d’arte che la contraddistinguono a livello mondiale, le basti a produrre ricchezza. Capisca, invece, che è necessario aggiornarsi alla dimensione digitale”.

Tanti sono gli esempi di buone pratiche da cui lasciarsi ispirare e da prendere come esempio e qui ho scelto di citarvene tre:

  • Museo Prado di Madrid
  • Guggenheim di NYC, il Metropolitan Museum e il Getty Museum
  • Biennale di Venezia e il Google Cultural Institute

Una bellissima iniziativa è quella che è stata lanciata dal Museo del Prado, permettendo ai non vedenti di avvicinarsi all’arte attraverso il tatto. Non è fantascienza ma realtà, permessa grazie alle stampanti 3d di ultima generazioneUna rivoluzione importante, intitolata Hoy toca el Prado, realizzata in collaborazione con la Fundación Axa y la ONCE, che ha deciso di dare finalmente il giusto peso ad un pubblico per il quale accedere ad un museo era qualcosa di molto poco fruibile

Con una tecnica chiamata Didú è stato possibile delineare volumi, riprodurre consistenze, materiali e rilievi fino a 6mm di altezza; ci tengo a sottolineare che servono circa 40 ore di lavoro per elaborare un’immagine che poi possa venire stampata in 3d. Alla parte visiva, è stato anche affiancato un supporto testuale con spiegazioni in braille e audioguide che hanno orientato e facilitato la fruizione. Un passo avanti importante sulla strada della realizzazione di una “cultura per tutti”.

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@Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

Altre tre grandi istituzioni museali, che ho avuto la fortuna di visitare, hanno dichiarato con forza che l’arte e la cultura dovrebbero essere libere, gratuite e accessibili a tutti. Spesso, e ne abbiamo dimostrazione in Italia,  quelle che mancano non sono le buone idee, bensì i fondi necessari per realizzarle, ma fortunatamente esistono grandi istituzioni che oggi possono rendere gratuita l’arte e la cultura, e che hanno deciso di farlo. Il Guggenheim di NYC, il Metropolitan Museum e il Getty Museum hanno reso disponibili online e gratuitamente un ampio numero di libri d’arte.

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Potete trovare alcuni dei cataloghi gratuiti cliccando qui e per accedervi non bisogna far altro che selezionare il testo dalla collezione, cliccare sul bottone “read catalogue online” e leggere il libro dalla finestra che si apre, utilizzando i comandi in basso al pop-up per scorrere le pagine. Vi ricordo che il Met offre anche 400mila immagini gratuite di opere d’arte!

Ultimo esempio, ma non certo per importanza, è la partnership tra la Biennale di Venezia e il Google Cultural Institute, che ospita le opere di molti musei del mondo, e che mette on line sia la mostra internazionale che le mostre di 80 Paesi in 70 padiglioni nazionali. Sia collegandovi a questo link che attraverso un’app per dispositivi mobili scaricabile da Google Play è stato possibile sfogliare le opere esposte durante l’ultima edizione di quest’anno, fare tour virtuali attraverso Google Cardboard, e visitare le sale. Visitare la Biennale dal proprio divano e dalla propria scrivania ora è possibile: ecco le meraviglie che possono essere create grazie alla digitalizzazione dell’arte e della cultura.

 

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