Arte contemporanea

Carlo Scarpa, viaggio alla scoperta delle sue opere

Carlo Scarpa si riconosce subito dalle sue linee minimaliste, dai contrasti tra il cemento e altri materiali, e dall’essenzialità delle forme.

Per chi è appassionato di architettura, non ha bisogno di grandi presentazioni, ma vale sempre la pena perdere qualche minuto per raccontare la vita e la carriera di uno dei più importanti architetti italiani al mondo.

Carlo Scarpa, la sua carriera in 6 punti

Nato nel 1906 a Venezia, Scarpa è stato un designer, un architetto e un professore accademico, tra i più rilevanti del XX secolo. Ecco alcune cosa fondamentali da sapere su di lui:

  1. ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia e ha iniziato la sua carriera come interior designer e come assistente di una vetreria;
  2. la sua prima opera architettonica è stata realizzata nel 1935 su alcuni edifici dell’Università Cà Foscari di Venezia;
  3. la sua carriera è stata fortemente legata all’arte, le sue architetture infatti hanno interessato musei e mostre, tra cui anche la Biennale;
  4. Carlo Scarpa è stato un grande appassionato del Giappone, a partire dal 1969 ci si è infatti recato più volte studiandone non solo le architetture, ma anche l’eleganza e il rigore tipici della loro cultura. Proprio in Giappone, precisamente a Sendai, morirà nel 1978;
  5. Scarpa non ha lavorato solo a musei e mostre, ma anche a numerose ville e gran parte delle sue opere architettoniche oggi sono visibili soprattutto in Veneto;
  6. l’anno in cui ha terminato la costruzione di Tomba Brion, uno dei suoi progetti più noti, è deceduto e l’architetto ha richiesto esplicitamente di farsi seppellire in un’area del complesso funebre.

Le architetture di Carlo Scarpa: itinerario

Per tutti gli amanti dell’architettura e dell’arte contemporanea, seguire l’itinerario che porta alla scoperta delle opere architettoniche di Carlo Scarpa in Veneto è un must da non perdere. Noi abbiamo avuto la fortuna di scoprire Tomba Brion qualche anno fa, di ritorno da un viaggio sulle Dolomiti Friulane e da allora abbiamo fatto ricerca per seguire le orme della carriera di Scarpa nella sua regione d’origine.

Se ti stai chiedendo quindi, quali sono le opere di Carlo Scarpa da non perdere, di seguito trovi l’itinerario che puoi seguire in autonomia, o per il quale puoi affidarti a SentieriArte che organizza tour di gruppo e visite guidate.

Tomba Brion

Ci troviamo ad Altivole, in provincia di Treviso, a soli 13 minuti d’auto da Asolo dove Scarpa aveva il suo studio. Qui puoi ammirare una delle opere architettoniche più esemplificative di Carlo Scarpa, il complesso funebre commissionato da Onorina Brion Tomasin, in memoria del coniuge Giuseppe Brion: Tomba Brion.

@Travel On Art, Tomba Brion

A proposito, il nome Brionvega ti dice nulla?

Si tratta, tutt’oggi, di uno dei più importanti brand italiani di elettronica e negli anni ’60-’70 ha collaborato con designer come Ettore SottSass, Marco Zanuso, Rodolfo Bonetto e altri. La Brionvega era stata fondata proprio da Giuseppe Brion.

La costruzione della tomba durò circa 9 anni, dal 1969 al 1978, anno in cui Carlo Scarpa morì a Sendai. Il cimitero si trova in una zona decentrata, immerso nella campagna, in un paesaggio bucolico e al suo interno, oltre alle architetture essenziali tipiche di Scarpa, ospita anche un giardino funebre di ispirazione giapponese.

Il contrasto tra il cemento grigio, il verde della natura e le ninfee fiorite, crea un’armonia straordinaria.

Gipsoteca Canoviana

Restando sempre in provincia di Treviso, un altro luogo da non perdere è la Gipsoteca Canoviana, situata a Possagno, città natale del grande Antonio Canova. Non tanti sanno che Canova prima di essere uno dei più grandi scultori neoclassici, è stato anche un architetto e proprio qui nel suo paese natale è possibile ammirare lo splendido Tempio Canoviano.

Ma ora torniamo a Scarpa perché in un borgo prealpino così piccolo, puoi scoprire davvero un’infinità di meraviglie e una delle ali della Gipsoteca Canoviana è stata proprio progettata e realizzata da Carlo Scarpa.

Noi l’abbiamo visitata in occasione di una mostra che metteva in comunicazione le sculture di Canova con le sculture contemporanee di artisti come Jago e Fabio Viale: ne siamo rimaste estasiate.

@Travel On Art, Gipsoteca Canoviana

Anche in questo caso, il minimalismo, il rigore e la capacità di far dialogare materiali come il vetro e il cemento hanno creato un autentico capolavoro e il contenitore perfetto per i gessi canoviani.

Leggi anche: la Gipsoteca Canoviana, guida alla visita

Fondazione Querini Stampalia

Ci spostiamo ora a Venezia dove è possibile visitare la Fondazione Querini Stampalia, fondazione culturale senza scopo di lucro. La parte del piano terra e del giardino è stata restaurata interamente da Carlo Scarpa, ma insieme a lui sono intervenuti in altre aree dell’edificio anche gli architetti Valeriano Pastor e Mario Botta.

L’acqua è la grande protagonista del progetto di Carlo Scarpa, da punto di debolezza (l’edificio infatti rischiava di venire sommerso dall’acqua alta), a punto di forza grazie al rialzo che la protegge e al nuovo ponte d’accesso.

Negozio Olivetti

Il Negozio Olivetti di Venezia è uno dei must da non perdere se fai un viaggio alla scoperta dell’arte contemporanea nella Serenissima. Progettato da Carlo Scarpa, ospita al suo interno pezzi storici del marchio Olivetti e mostre temporanee. Oggi è un bene FAI e anche in questo, come d’altronde un po’ ovunque a Venezia, l’acqua è una grande protagonista dell’architettura, tanto che il negozio dichiara di effettuare possibili variazioni agli orari di apertura in caso di acqua alta.

@FAI – Negozio Olivetti, Venezia

Camping Fusina

Se vuoi fare un’esperienza fuori dal comune, quando visiti Venezia puoi scegliere di alloggiare al camping Fusina, che si affaccia direttamente sulla laguna e alcune sue aree sono state progettate proprio da Carlo Scarpa.

Sono l’edificio per l’accoglienza, il bar-ristorante ed i servizi ad essere stati progettati ormai nel 1957 da Carlo Scarpa e ancora oggi sono in funzione ad uso degli ospiti del camping.

Anastasia Fontanesi

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