I capolavori tragici di Mark Rothko

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I capolavori tragici di Mark Rothko

Mark Rothko, pseudonimo di Markus Rothkowitz è stato un pittore di origini lettoni, naturalizzato statunitense: uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo astratto, insieme a Pollock, Still, Kline, de Kooning e altri.

Più precisamente, Rothko appartiene al momento del Colorfield Painting, che significa pittura delle campiture, in cui le tele, solitamente di grandi dimensioni, vengono ricoperte interamente di colore escludendo ogni forma di segno.

Le opere di Mark Rothko possono definirsi “capolavori tragici” in quanto rappresentano alla perfezione la tragedia esistenziale dell’artista stesso: non si riconosce un soggetto preciso, ma le tele vogliono creare un legame intenso ed emotivo con gli spettatori.

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Per capire a fondo il significato dei quadri di Rohtko, prima di tutto ti spieghiamo chi era e come si è sviluppata la sua tecnica pittorica.

Mark Rothko: biografia in 8 punti

Non amiamo particolarmente dilungarci nelle biografie, ma quasi sempre è necessario conoscere il passato di un artista, per comprendere a fondo il significato delle sue opere. Quindi, chi era Mark Rothko?

  • È nato nel 1903 a Dvinsk, attuale Daugavpils, ora città della Lettonia, ma un tempo era della Russia. Si è trasferito in giovane età insieme alla famiglia negli Stati Uniti, a Portland dove frequentò prima Yale, poi l’Art Student League a New York;
  • È il 4° figlio di una famiglia ebrea e ha frequentato una scuola talmudica, quindi con un forte orientamento religioso;
  • Rothko ha sempre sofferto di depressione ed era fisicamente logorato dall’alcol e dal fumo;
  • La sua prima mostra fu nel 1928, una collettiva a New York, nel 1933 invece fu l’anno della sua prima mostra personale a Portland;
  • La conoscenza con Peggy Guggenheim gli ha permesso di allestire, sempre nel ’45, una mostra personale alla galleria Art of This Century di New York;
  • Malgrado il suo percorso artistico, Rothko è rimasto semi sconosciuto fino agli anni ’60, il suo lavoro principale infatti era il docente d’arte;
  • Nel 1970 l’artista si è suicidato nel suo studio di New York.
  • La sua fama è esplosa nei primi anni 2000, quando è diventato a tutti gli effetti uno degli artisti più quotati al mondo. Il suo dipinto No.6 (Violet, Green and Red) è stato acquistato per 186 milioni di dollari, diventando il 3° quadro più pagato nella storia.

Opere di Rothko: significato

Divisione delle superfici in rettangoli orizzontali e utilizzo omogeneo del colore: i quadri di Mark Rothko sono i capolavori del suo dramma. Allontanandosi quasi subito dalla pittura gestuale tipica dell’espressionismo astratto, l’artista statunitense ha sviluppato un linguaggio astratto del tutto personale che non permetteva alcuna categorizzazione. Il carisma della sua pittura consiste proprio nel misterioso processo che gli ha permesso di semplificare la complessa visione che i suoi quadri esprimono. Il suo modus operandi è chiaro e definito: divisione della superficie pittorica e distribuzione omogenea del colore, in modo tale da far scomparire qualunque traccia di pennellata.

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@Mark Rothko

Entrambe le due scelte compositive servivano a rendere la contemplazione dello spettatore più intima e raccolta, permettendo un viaggio nel mondo del colore; un viaggio ipnotico all’interno dell’opera, una finestra sull’incomprensibilità dell’io più profondo. Non si tratta infatti di un percorso ottimista o entusiasmante: i quadri di Rothko raccontano il suo dramma interiore. Una rappresentazione concreta della tragedia esistenziale del loro autore, vittima di una grave depressione, senza alcuna speranza di redenzione futura.

Rothko

@Mark Rothko

Il tempo non esiste nelle tele di Mark Rothko e questa sorta di eterna stasi accompagna verso l’infinita testimonianza della tragedia del nascere, vivere e morire. Questi dipinti sono da sempre considerati indecifrabili, a volte persino incomprensibili, ma in realtà sono dotati di un significato profondo: la necessità di raggiungere la più pura chiarezza espositiva ha reso Rothko un maestro sia artistico che anche spirituale. “Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”: questo è il credo dell’artista statunitense morto suicida nel 1970. Una narrazione audace ed introspettiva: i suoi quadri sono pura esperienza di contemplazione.

 

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