Biennale Venezia 2024: la nostra guida e i consigli di visita

La Biennale di Venezia 2024 il 20 aprile spalanca le porte alle visitatrici e ai visitatori.

Abbiamo trascorso gli ultimi due giorni scoprendo non solo i padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale, ma anche alcuni progetti collaterali e se dovessimo descrivere questa edizione in una frase non avremmo dubbi: una nuova narrazione in termine di geografie e di identità che ha il piacevole effetto collaterale (o obiettivo, dipende dai punti di vista) di indicarci una rinnovata comprensione dell’arte e delle sue storie. 

Hanno tracciato questa direzione le parole di Adriano Pedrosa, il primo curatore proveniente dal Sud America e anche apertamente appartenente alla comunità queer. Con lui questa 60esima Edizione Internazionale d’Arte si apre ad un viaggio dalla connotazione temporale, ma anche spaziale: ecco l’ingresso del Padiglione Centrale con l’opera del collettivo MAHKU (Movimento dos Artistas Huni Kuin).

biennale venezia 2024 copertina
@Travel on Art, ingresso Padiglione Centrale

Il titolo che ha scelto “Stranieri Ovunque” viene inteso nel senso più ampio del termine, abbracciando tutto quell’ecosistema di artiste e artisti che hanno vissuto e vivono situazioni di disparità condizionate da molteplici fattori, come razza, orientamento sessuale, identità di genere, ceto sociale. 

Ma non solo: un altro tema che si lega a doppio filo è la decolonizzazione del passato, in un’ottica di più vasta rappresentazione nel presente e nel futuro. Per questo dall’inizio di questo progetto ha deciso di coltivare la sua ricerca viaggiando tra Sud America, Africa, Medio Oriente, Sud-est asiatico.

Che dire? I temi affrontati sono attuali, urgenti, orizzontali, per questo ci hanno offerto varie opportunità di riflessione: qui ti raccontiamo la nostra personalissima visita alla Biennale di Venezia 2024 e trovi anche alcuni consigli pratici.

Biennale Arte 2024: informazioni pratiche

La Biennale d’Arte 2024 si svolge dal 20 aprile al 24 novembre 2024 (con giorni di pre-apertura 17, 18 e 19 aprile).

Il costo del biglietto intero è di 30,50 euro, il ridotto per gli studenti è di 16,50 euro e per i residenti 20,50 euro ed è valido per un ingresso alla sede dei Giardini e un ingresso alla sede dell’Arsenale, da utilizzare anche in giorni differenti.

Il biglietto non deve essere necessariamente stampato, ma può essere salvato in formato pdf sullo smartphone o tablet: deve essere presentato ai varchi di mostra e, a seconda della tipologia, deve essere presentato con un documento di identità (nei casi di biglietti con riduzioni e accrediti).

@Travel on Art, Padiglione Centrale

Stranieri Ovunque: il titolo e i temi

Il titolo della Biennale di Venezia 2024 è “Foreigners Everywhere, Stranieri Ovunque” ed è il prestito di un prestito. Prende in prestito infatti uno slogan che è stato reso famoso nel mondo dell’arte dal Collettivo Claire Fontaine, con una serie di scritte al neon che risalgono a molti anni fa, che a loro volta si sono ispirate a dei volantini di un collettivo torinese di anarchici che sensibilizzava contro il razzismo e l’omofobia.

Come ha spiegato Roberto Cicutto, “la Biennale è un osservatorio privilegiato sullo stato del mondo attraverso l’arte e la cultura”: per questo la scelta del curatore Adriano Pedrosa è di costruire un cambiamento del racconto dell’arte contemporanea anche dal punto di vista geografico (aspetto già trattato in altre manifestazioni artistiche internazionali, ma ricordiamoci che qui siamo in Italia e spesso arriviamo dopo).

Dentro a questa rappresentazione di “straniero” c’è un puzzle che si compone con l’artista indigeno, folk, queer e autodidatta etc. Ma possiamo approfondire ulteriormente perché la percezione dello straniero può accomunare ciascuno di noi nel profondo, a prescindere dal luogo in cui ci troviamo.

E qui si ricollega un tema centrale di questa Biennale 2024: mettere in luce il lavoro di artisti emigrati, espatriati e diasporici, cioè di tutte quelle persone che spesso sono state trascurate.

Come? Attraverso due sezioni: il nucleo contemporaneo e il nucleo storico.

Il Nucleo Storico si compone di opere del XX secolo provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dall’Asia e dal mondo arabo e prevede tre sale nel Padiglione Centrale: la sala intitolata Ritratti, la sala dedicata alle Astrazioni e una terza sala dedicata alla diaspora artistica italiana nel mondo lungo il corso del XX secolo. Come ha detto Pedrosa conosciamo fin troppo bene la storia del Modernismo in Euroamerica, ma i modernismi del Sud globale rimangono in gran parte sconosciuti.

Il Nucleo Contemporaneo invece si sviluppa e si concentra su 4 soggetti: artista queer, artista outsider, artista folk e artista indigeno. Inoltre nelle Corderie è ospitata una sezione speciale dedicata a “Disobedience Archive”, un progetto di Marco Scotini che ha creato un archivio video incentrato sulle relazioni tra pratiche artistiche e attivismo (per noi uno dei progetti più interessanti di tutta la Biennale, ma te ne parleremo di seguito).

Arsenale e Giardini si confermano come le sedi principali della Biennale di Venezia, ma la mostra curata da Pedrosa e i 90 padiglioni nazionali sono accompagnati da 30 eventi collaterali sparsi nella città e una sezione speciale a Forte Marghera dedicata al lavoro dell’artista italiana Nedda Guidi.

Se dovessimo riassumere in una riga e di primo acchito che cosa ci ha lasciato questa edizione della Biennale, sarebbe questa: allenare il nostro sguardo non è solo un piacere, ma una responsabilità.

Le nostre 5 opere preferite della Biennale di Venezia 2024

In questa edizione della Biennale di Venezia la pittura ha rivestito un ruolo centrale, ma le opere che ci hanno colpito di più sono installazioni e progetti video. Si tratta di una selezione personale e molto ristretta, ma crediamo che queste opere possiedano una potenza comunicativa ed evocativa potente.

Disobedience Archive di Marco Scotini

Potremmo definirlo il progetto (le nostre alte aspettative iniziali non sono state deluse).

Nella sede dell’Arsenale, “Disobedience Archive” di Marco Scotini è un archivio di immagini video concepito in varie fasi: si tratta di un’entità in continua evoluzione che si concentra sulla relazione tra pratiche artistiche e azione politica. Dal 2005 è stato presentato in vari paesi, mutando costantemente la sua configurazione e mostrando le forme di resistenza contemporanea.

Per quest’occasione sono state inserite due macro sezioni con 40 film: Diaspora Activism che affronta i processi migratori transnazionali e Gender Disobedience che è dedicata alla rottura del binarismo assoluto eterosessuale.

21 Boulevard Mustapha Benboulaid di Lydia Ourahmane

La transitorietà è la condizione che Lydia Ourahmane conosce meglio.

Così ha scelto di sradicare e ricreare il suo appartamento ad Algeri, per essere a casa quando le frontiere sono state chiuse durante il periodo della pandemia da Covid19. Quest’opera comprende due porte: la prima originale in legno deriva da un appartamento parigino, perché l’occupazione francese voleva rendere Algeri a tutti gli effetti francese; la seconda porta in metallo è stata aggiunta durante gli anni ’90, durante la guerra civile. Due porte che comunicano e dialogano tra loro, con l’artista e con ciò che c’è fuori.

Prêt-à-Patria di Bàrbara Sànchez-Kane

Se pensiamo alla decostruzione della mascolinità tossica, non può che venirci in aiuto Bàrbara Sànchez-Kane. In quest’opera visibile all’Arsenale ha creato un’uniforme militare che dà vita ad un’autentica performance: basta solo girare lo sguardo nella parte posteriore per scoprirla. Accostando indumenti femminili e maschili sui corpi dei militari si crea un cortocircuito che apre riflessioni sull’approccio al nazionalismo messicano.

The Penultimate di Anna Jermolaewa

Ogni rivoluzione ha il suo fiore. Questa installazione di Anna Jermolaewa nel Padiglione dell’Austria propone una natura morta composta da garofani, rose, tulipani, fiordalisi, fiori di loto, crochi zafferano, gelsomino, un cedro e un arancio. Ogni pianta e fiore ci ricorda ciò che i regimi non democratici temono di più, cioè una rivolta popolare.

biennale venezia 2024 padiglione austria opere fiori e piante
@Travel on Art, Padiglione Austria, Anna Jermolaewa

Void di Joshua Serafin

In questo video di Joshua Serafin, visibile all’Arsenale, la visione del corpo nello spazio primordiale cerca di estirpare i concetti di patriarcato. Per creare l’opera ha attinto ai miti che raccontano la creazione dell’arcipelago delle Filippine e, attraverso una performance queer, vuole immaginare un nuovo futuro per una specie non binaria, nel regno della diversità di genere.

Biennale Venezia 2024: 7 padiglioni da non perdere per noi + 1

Dopo averti raccontato la nostra lista delle 5 opere che hanno lasciato il segno, ora vogliamo concentrarci sui padiglioni, in particolare su alcuni di quelli che abbiamo visitato in prima persona e che non dimenticheremo.

Padiglione Serbia

Abbiamo fatto la fila, ma ne valeva la pena.

La mostra s’intitola Exposition Coloniale e a rappresentare il paese balcanico è Aleksandar Denić. Tutto il progetto ruota attorno all’uso del “luogo” e lo spazio del padiglione viene concepito come un’eterotopia. L’artista ha dato vita ad una dialettica tra situazioni architettoniche distinte che risultano visivamente sorprendenti e provocatorie. Appena entri ti senti catapultare in una dimensione in bilico tra un passato immaginato e un futuro distopico: la scritta Europa al contrario è la ciliegina sulla torta.

Padiglione Albania

Il titolo della mostra è “Love as a glass of water” con le opere realizzate dall’artista Iva Lulashi.

Il progetto è ispirato alla teoria del “bicchiere d’acqua”, appartenente al periodo pre-rivoluzionario in Russia e collegata al pensatore femminista Alexandra Kollontai. Si tratta di una teoria legata all’idea della rivoluzione sessuale, in cui gli impulsi sono visti come un semplice bisogno umano che dovrebbe essere soddisfatto facilmente quanto bere un bicchiere d’acqua.

Lulashi in questi anni ha indagato i territori della sensualità e della sua rappresentazione: le opere vivono in bilico tra fantasia e ricordo, desiderio e piacere.

Padiglione Austria

Che linguaggi ha la resistenza?

Parte da qui il lavoro svolto dall’artista di origini russe Anna Jermolaewa, rifugiata politica a Vienna, che rappresenta l’Austria alla Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia del 2024.

Il titolo della mostra è “Swan Lake” e la versatilità dei medium è uno dei punti di forza: video, installazioni, oggetti luminosi e sonori ed elementi performativi mixano opere nuove ed estensioni di opere esistenti dell’artista. Un aspetto potente di questo progetto è la capacità di Jermolaewa di condividere alcune sue personali esperienze migratorie a forme di resistenza non violenta contro regimi autoritari.

L‘opera “The Penultimate”, di cui abbiamo parlato nel paragrafo sopra, è tra quelle che più ci hanno colpito in questa edizione.

Padiglione Olanda

I protagonisti del Padiglione Olanda sono il collettivo congolese Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise, in collaborazione con l’artista olandese Renzo Martens. L’obiettivo di questo progetto è liberare e rigenerare la coltivazione di Lusanga, nella Repubblica Democratica del Congo, trasformandola in una foresta sacra.

Attraverso la vendita di lavori plastici realizzati dal collettivo, usando i materiali naturali tratti dagli ultimi lembi della loro “foresta sacra”,  la popolazione locale è riuscita ad acquistare 200 ettari di terreni precedentemente coltivati, che ora sta trasformando in agro-foreste.

Secondo il curatore Hicham Khalidi, la decolonialità ha a che fare con la messa in pratica della teoria: questo progetto è un’azione concreta che mette in campo la teoria.

biennale venezia 2024 padiglione olanda opere
@Travel on Art, Padiglione Olanda

Padiglione Ungheria

L’artista Márton Nemes ha trasformato il Padiglione Ungheria con il suo lavoro dedicato alle sottoculture techno.

A nostro parere è riuscito a mixare in modo riuscito elementi pittorici, scultorei ed installazioni multimediali che creano una dimensione spaziale quasi trascendentale in cui lo spettatore viene completamente assorbito.

Il progetto espositivo è strutturato in 3 parti che possono essere percepite a pieno dal centro del padiglione, nello spazio del cortile che collega tutti gli spazi. 

Padiglione Spagna

A rappresentare la Spagna in questa edizione della Biennale di Venezia è l’artista di origini peruviane Sandra Gamarra Heshiki e a curare il progetto, intitolato Pinacoteca Migrante, è Agustin Pérez Rubio.

L’artista orienta la sua ricerca sui meccanismi di rappresentazione, esposizione e commercializzazione e in questo progetto espositivo si occupa delle conseguenze della colonizzazione spagnola, approfondendo vari temi, in particolare il museo come ente che crea narrazioni non inclusive, cercando quindi di riscrivere ciò che non viene raccontato nei musei pubblici spagnoli.

Padiglione Filippine

Il Padiglione delle Filippine, che si trova all’Arsenale, è rappresentato da Mark Salvatus, artista contemporaneo che vive e lavora a Manila. La sua mostra è dedicata al tema delle etno-ecologie del Monte Banahaw, che si trova al confine della città natale dell’artista a Lucban.

Con il titolo Kabilang-tabing ng panahong ito (Dietro il sipario di quest’epoca), questo padiglione mescola temi mistici a riflessioni sulla modernità: le sue opere vogliono coinvolgere in modo diretto e indiretto il pubblico per reinterpretare la politica quotidiana e le narrazioni della storia nazionale, una pratica che lui chiama “Salvage Projects”.

Padiglione Israele

Molti intellettuali, prima dell’apertura della Biennale 2024, hanno chiesto di escludere Israele per non “legittimare le sue politiche genocide a Gaza”.

La scelta della direzione si è mossa nella direzione contraria, ma a pochi giorni dall’inaugurazione, l’artista Ruth Patir e le curatrici Mira Lapidot e Tamar Margalit hanno deciso che il padiglione non avrebbe aperto al pubblico.

All’interno del Padiglione tutto è allestito per mostrare il progetto (M)otherland che noi abbiamo visto in parte attraverso le vetrate, ma come ha detto Patir “come artista ed educatrice rifiuto fortemente il boicottaggio culturale, ma sono in grande difficoltà a presentare un progetto che parla di vulnerabilità per la vita in un momento in cui non c’è rispetto per essa”.

Sulla porta esterna è stato quindi appeso un cartello che spiega che il padiglione rimarrà chiuso “fino al cessate il fuoco e al raggiungimento di un accordo per la liberazione degli ostaggi”.

4 mostre da non perdere a Venezia

Sei a Venezia o pianifichi un viaggio a breve?

Oltre alla Biennale d’Arte 2024, ci sono alcune mostre che ti consigliamo assolutamente di non perdere:

  • Willem de Kooning da Gallerie dell’Accademia a Venezia fino al 15 settembre. Si tratta probabilmente della più grande retrospettiva di Willem de Kooning mai organizzata in Italia, con 75 opere. Questo progetto analizza due periodi che l’artista ha trascorso in Italia, prima nel 1959 e poi nel 1969, e l’eco che hanno avuto sul suo lavoro;
  • Pierre Huyghe a Punta della Dogana fino al 24 novembre. In occasione di questa grande mostra, Huyghe ha trasformato gli spazi in un’ottica di viaggio in costante evoluzione, per questo la mostra è una condizione transitoria, abitata da creature sia umane che non;
  • Jean Cocteau alla Collezione Peggy Guggenheim fino al 16 settembre. Questa è la prima grande retrospettiva realizzata in Italia dedicata a Jean Cocteau, conosciuto come l’enfant terrible della scena artistica francese del XX secolo. Oltre 150 lavori mettono in luce la versatilità che ha sempre caratterizzato il suo linguaggio artistico;
  • Musei delle Lacrime di Francesco Vezzoli al Museo Correr fino al 24 novembre 2024. Questa mostra è pensata come un dialogo tra le opere contemporanee di Vezzoli e i capolavori storici del museo, tra cui spiccano le tele di Gentile e Giovanni Bellini, Antonello da Messina e molti altri​. Un altro elemento centrale è l’allestimento che è un omaggio al celebre architetto Carlo Scarpa.

Infine un consiglio per una pausa pranzo: Sullaluna Libreria e Bistrot, in una location stupenda, propone una curata selezione di prodotti naturali e sono comprese proposte di piatti vegani. Buon viaggio a Venezia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *