Arte e social media: come valorizzare la cultura

Che rapporto c’è tra arte e social media?

Negli ultimi anni anche in Italia, in particolare dopo il Covid, si è capito che i social media sono un elemento fondamentale in una digital strategy che ha l’obiettivo di diffondere e promuovere il patrimonio culturale di un’istituzione museale, che si tratti di una collezione permanente o di una mostra temporanea.

Dopo aver superato una lunga diffidenza (per molto tempo dagli stessi addetti ai lavori i social media sono stati percepiti come possibile causa di banalizzazione e standardizzazione della comunicazione culturale), queste piattaforme sono diventate un’opportunità, uno spazio da abitare per diffondere il proprio ecosistema digitale.

Questa nuova consapevolezza ha segnato una svolta epocale non solo nel modo di intendere i musei, ma anche in quello di fruirne, rendendoli protagonisti attivi della quotidianità dei visitatori (visitatori intesi come fidelizzati, ma anche come potenziali). Attraverso il digitale, infatti, è possibile creare un legame diretto tra le persone e le istituzioni culturali, generando un’empatia che va oltre le logiche standardizzate di comunicazione istituzionale.

Se vuoi approfondire in particolare il tema dello storytelling culturale, abbiamo realizzato un articolo sul blog del nostro studio di comunicazione ReFactory Communication!

Puoi leggerlo qui: Storytelling culturale, come raccontare una mostra o una collezione!

Perché un’istituzione culturale dovrebbe investire sui social? 

In realtà, sarebbe più corretto dire che un’istituzione culturale dovrebbe dotarsi di una digital strategy che non coinvolga esclusivamente i canali social, ma anche il sito web (con eventuale blog), la newsletter, il podcasting e altri strumenti digitali che permettono di creare una strategia di comunicazione integrata.

Ora però focalizziamo sui social e sul perché un museo o un’istituzione culturale dovrebbe investirci:

  • i social media sono uno strumento fondamentale per creare o rafforzare l’immagine del museo sviluppando il proprio personal branding;
  • tramite una social media strategy sostenibile e misurabile è possibile creare uno storytelling del museo mirato, generando e incrementando il senso di appartenenza della propria community;
  • grazie ai social media è possibile diversificare la propria presenza sul web, adattando il tono di voce ed i contenuti ai diversi canali scelti (i quali devono a loro volta essere scelti in base ai target);
  • coinvolgere il pubblico e creare conversazioni, che sia verso una nuova mostra, verso un evento, uno spettacolo o altro. Questo è l’obiettivo primario di ogni strategia social culturale;
  • i social media possono essere utili anche per mettere in contatto i professionisti che lavorano all’interno della struttura con i visitatori, favorendo un dialogo costruttivo;
  • i social media sono indispensabili nello svolgere ricerche dirette, come i sondaggi. Se vengono utilizzati per fare domande e per confrontarsi con il pubblico, è possibile acquisire tutte le informazioni relative agli interessi del target di riferimento, creando una successiva programmazione ad hoc;
  • tramite i social media si può fare anche un buon customer service: le risposte alle diverse curiosità ed esigenze dei visitatori possono e devono essere soddisfatte in tempi rapidi e in modo diretto;
  • infine social media e applicazioni mobile possono essere utilizzati per creare “percorsi” guidati e interattivi, rendendo il percorso multimediale e fruibile per i visitatori.

3 esempi da conoscere

In questi anni sono stati sviluppati tantissime collaborazioni e progetti di comunicazione social riusciti tra istituzioni culturali e figure come content creator, influencer, divulgatori.

Un primo esempio emblematico è il caso della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino.

La Fondazione è una delle realtà italiane con la più interessante gestione dei social media e in particolare della pagina Facebook e del profilo Instagram.  Chi ha la fortuna di visitare questi canali avrà modo di apprezzarne l’ironia e la capacità di “essere sempre sul pezzo”. Qualunque notizia nel mondo, diventa motivo di ispirazione per il social media manager della Fondazione Silvio Salvo, che ha la capacità di intrattenere e far riflettere.

Nessuna imposizione dall’alto, nessun racconto borioso e noioso: solo intelligenza, ironia e bellezza!

Qui puoi trovare un’analisi approfondita della comunicazione social della Fondazione!

Ma perché parlare solo dei social?

In questi ultimi due anni numerosi musei italiani hanno colto il potenziale del podcasting per creare interesse verso mostre temporanee e collezioni permanenti.

Il museo oggi ha l’obiettivo di diventare un punto di riferimento della comunità locale e non solo essere la location di appeal per un turista occasionale (anche se ovviamente le visite dei turisti sono importanti).

E questa riflessione nasce perché non basta più che un museo stacchi un numero considerevole di biglietti, ma deve essere:

  • uno spazio di incontro in cui attivare capitale sociale e culturale;
  • promotore di un’idea di cultura inclusiva e sostenibile;
  • incubatore di percorsi di formazione e conoscenza.

E quindi ci si deve aprire ad un dialogo con le persone e, costruire una strategia di storytelling attraverso i podcast, può emozionare, creare empatia e suscitare curiosità.

Qui puoi leggere un approfondimento su 5 progetti di podcasting riusciti in Italia!

Coinvolgere creator e influencer nella divulgazione social di una nuova mostra o progetto è una delle nuove attività che rientrano nel macro settore delle digital PR.

In questi anni con Travel on Art abbiamo lavorato a numerosi progetti e uno di questi è la collaborazione con Silvana Editoriale nell’ambito della mostra “L’Occhio in Gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte” a Palazzo del Monte di Pietà a Padova.

Si trattava di un progetto multicanale che comprendeva blog, newsletter, podcast e social media, ma qui vogliamo concentrarci sulla nuova opportunità di creare dei contenuti social di Instagram in partnership tra creator/influencer e istituzione culturale. In questo modo l’istituzione culturale può beneficiare di contenuti appaltati esternamente e non solo: può ricevere la visibilità dei creator/influencer accedendo in modo diretto alla sua community.

Qui puoi leggere un approfondimento su questo progetto con un focus importante sulla content creation per i social media!

Dunque che rapporto c’è tra arte e social media?

Se hai mai visitato le grandi realtà museali degli Stati Uniti o del Nord Europa sai per certo che i social e in generale il digitale è indispensabile per il mondo dell’arte. Tantissimi musei come il Brooklyn Museum e il MoMA di NY, la Tate Modern di Londra, il Louisiana Museum di Copenaghen, oltre ad avere il proprio sito web, il blog e diversi canali social, utilizzano tutte queste piattaforme non solo per comunicare le proprie mostre e le principali novità, ma per creare un legame diretto con i suoi visitatori.

Un museo più umano: i social media sono nati fin dall’inizio come strumenti per la creazione di legami sociali e il segreto per una social media strategy di successo per l’arte è proprio questo!

Vorresti approfondire l’utilizzo di Instagram per il settore culturale?

Puoi visitare il sito del nostro studio di comunicazione e scriverci!

3 commenti su “Arte e social media: come valorizzare la cultura

  1. La valorizzazione passa anche dai social media ! Con il progetto pilota Basilica di San Marco nel mondo , proponiamo un particolare formato nella digitalizzazione delle opere esposte e archiviate , in esclusiva ai visitatori dei 5000 siti Nazionali , coinvolgendo un flusso turistico competente e rispettoso tanto auspicato ,completamente alternativo alle lodevoli iniziative social . Nel 2013 abbiamo registrato un filmato dove l’allora proto della Basilica di S. M. architetto Ettore Vio ,racconta la sua interpretazione della Natività del TIEPOLO , filmato raggiungibile dai visitatori gratuitamente con la funzione AR del personale smartphone e su You Tube ,proponiamo lavoro ed economie per giovani laureati del territorio , 15000 giovani .

    1. Anastasia Fontanesi ha detto:

      Buongiorno Pietro, grazie per la segnalazione!

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