Yayoi Kusama: vita e opere di un’artista geniale

Yayoi Kusama: vita e opere di un’artista geniale

Installazioni tridimensionali, performance di body painting e dipinti completamente astratti: lei è la geniale e camaleontica artista giapponese Yayoi Kusama. Per noi è a tutti gli effetti la regina dei pois, i celebri pallini con cui ha riempito i salotti e le strade di New York dal 1958 al 1973, in un’epoca di passaggio dall’espressionismo astratto allo sperimentalismo di avanguardia, ma sono tantissime le cose che vogliamo raccontarti su di lei. Ciò che più di tutto ha contraddistinto il suo straordinario lavoro di artista è stato il coraggio con cui ha dato corpo al suo paesaggio interiore: le opere di Yayoi Kusama esprimono i suoi dilemmi psicologici ed emotivi. Ma iniziamo dall’inizio: ecco la sua incredibile storia.

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yayoi kusama installazione

@Moderna Museet, Yayoi Kusama

Yayoi Kusama biografia 

Yayoi Kusama è nata nel 1929 a Matsumoto, in Giappone, figlia di una famiglia dell’alta società. Fin da bambina ha inizio ad avere allucinazioni visive e uditive, percependo un’aura particolare intorno ad alcuni oggetti e sentendo gli animali parlare. Il suo modo di reagire è stato appoggiarsi all’arte: con l’ausilio di una semplice matita ha iniziato a riprodurre ciò che faceva parte di questo mondo, trasformando l’arte in un antidoto. Appassionata di pittura, è stata ostacolata in tutti i modi dai genitori, che volevano relegarla ad un ruolo minore: proprio da quel momento la Kusama ha iniziato a ribellarsi al sistema, sognando di abbandonare il Giappone non appena ne avesse avuto la possibilità.

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Dedicandosi con grande dedizione allo studio dell’arte, un giorno trovò in un negozio un libro con i dipinti di Giorgia O’Keeffe, moglie di Alfred Stieglitz, e prese la decisione di scriverle. Fu proprio dopo aver ricevuto la sua risposta che per Yayoi Kusama si spalancarono le porte degli Stati Uniti, trasferendosi prima a Seattle e poi a New York. Dopo un periodo di difficoltà, la geniale artista giapponese iniziò ad esporre le sue prime creazioni, consolidando poi sempre di più la sua posizione nell’avanguardia newyorkese e diventando a tutti gli effetti una rivoluzionaria.

yayoi kusama ritratto

@Crystalbridges.org, Yayoi Kusama

Dopo anni di intensa produzione, in cui ha esposto nei più grandi musei del mondo, nel 1975 la Kusama decise di tornare in Giappone per ricoverarsi in un ospedale psichiatrico di Shinjuku, a causa di alcuni problemi alla vista e delle allucinazioni. Dal 1977 è diventata ospite fissa presso il Seiwa Hospital a Tokyo, ma questo non le ha in alcun modo impedito di affittare un atelier davanti all’ospedale, in cui si reca ogni giorno per dipingere. In questi anni infatti ha continuato a scrivere e a lavorare, collaborando anche con celebri brand di moda, come Louis Vuitton e Lancôme, e dedicandosi anima e corpo alla sua ricerca.

Yayoi Kusama opere

La Kusama è stata senza dubbio tra i maggiori protagonisti di una scena artistica in cui predominavano gli uomini, affermandosi accanto ad artisti come Allan Kaprow, Claes Oldenburg e Donald Judd, suo vicino di studio ed affezionato amico. Nel suo percorso di sfida di genere nella sfera artistica, la talentuosa artista giapponese non ha mai rinunciato a combattere le sue fobie, come quella per il sesso instillatale dai genitori, e ha realizzato performance uniche su corpi di donne e uomini nudi. Tra le opere più famose di Yayoi Kusama si possono citare:

  • nel 1964 presentò alla galleria di Gertrude Stein “One Thousand Boat Show“: in quest’opera ha sfidato il patriarcato attraverso innumerevoli forme falliche;
  • pois e falli ganno parte anche della sua prima performance, avvenuta nel 1966, quando si sdraiò su un marciapiede della East 14th Street;
  • un’altra performance indimenticabile, avvenuta nello stesso anno, portò scompiglio alla Biennale di Venezia. Presentandosi senza nessun invito, Yayoi Kusama iniziò a gettare 1.500 sfere galleggianti nei canali della città come parte dell’opera “Giardino dei Narcisi”;
  • Infinity Mirror Room” è un altro capolavoro: passando dalla superficie bidimensionale delle tele ad un ambiente di riflessione speculare, grazie all’effetto caleidoscopico delle superfici specchianti, il corpo umano viene frammentato e poi riprodotto per un numero infinito di volte;
  • infine non si può non citare l’installazione “Gleaming lights of the Souls” in cui l’artista ha usato una stanza interamente ricoperta di specchi, rendendola una specie di scatola ottica dal cui soffitto scendono decine di luci a led che emanano luce intermittente.

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@Hayo Magazine, Kusama Museum Tokyo

Yayoi Kusama Museo Tokyo

Noi abbiamo avuto la fortuna di visitare una meravigliosa mostra di Yayoi Kusama al Whitney Museum di New York, ma un altro sogno nel cassetto che abbiamo da tempo è quello di varcare la sogna del Yayoi Kusama Museum di Tokyo. Lo conosci già? Questo straordinario parallelepipedo bianco, progettato dallo studio di architettura giapponese Kume Sekkei, è sorto nel quartiere di Shinjuku ed è stato inaugurato nel 2017: si tratta di cinque piani che accolgono una collezione permanente, collezioni temporanee e le installazioni “immersive” ideate dall’artista.

Le opere di Kusama, nonostante la sua vita interiore che molti hanno definito “disturbata”, sono per noi un viaggio in un mondo a tratti fiabesco e a tratti spaventoso, dove tutto si mescola, ma nulla perde mai la sua identità.

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PH copertina: Opera Gallery

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