La rivoluzione siamo noi: la mostra da non perdere a Piacenza

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La rivoluzione siamo noi: la mostra da non perdere a Piacenza

La mostra di cui ti voglio parlare oggi è una delle numerose esposizioni che sono state vittime del lockdown, ma per fortuna tra pochi giorni potrai nuovamente correre a Piacenza e visitare una mostra sul collezionismo contemporaneo dal titolo La Rivoluzione siamo noi – Collezionismo italiano contemporaneo. La mostra sarà ufficialmente riaperta dal 26 settembre e qui voglio raccontarti la mia esperienza di visita e perché ho apprezzato tantissimo questo appuntamento con l’arte contemporanea.

La rivoluzione siamo noi: perché visitare questa mostra a Piacenza

Ti sei mai chiesto, visitando una mostra, da dove provengono le opere esposte? Hai mai immaginato l’esistenza di persone, talmente appassionate al punto da essere disposte a spendere cifre da capogiro per ammirare le opere in casa loro?

Loro sono i nuovi mecenati del XXI Secolo ed è grazie alla loro passione che è possibile visitare la mostra La Rivoluzione siamo noi – Collezionismo italiano contemporaneo in corso a Piacenza (anche se momentaneamente sospesa). Come ha spiegato il curatore, Alberto Fiz, La Rivoluzione siamo noi analizza la figura del collezionista non solo come mecenate di questo millennio ma anche come colui che con il semplice gesto di acquistare un’opera d’arte, attraverso le sue scelte, assume la posizione di influencer in ambito culturale. Il titolo inoltre prende spunto da un’opera in mostra, cioè l’installazione di Maurizio Cattelan dove un manichino, che rappresenta l’artista stesso, si autodenigra appendendosi a un gancio con gli abiti di feltro di Joseph Beuys che nel 1972 realizzò un’opera dallo stesso titolo.

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@Panorama, Alessandro Mendini

Se deciderai di visitare la mostra avrai il piacere di notare il palazzo in cui è allestita, restaurato da poco per l’occasione: dopo aver avuto per quasi vent’anni la dicitura Ex-ENEL e aver subito varie destinazioni d’uso, ora è diventato XNL Piacenza Contemporanea, il nuovo spazio multifunzionale dedicato alla cultura e all’arte contemporanea. Una sezione della mostra è ospitata presso la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, adiacente al palazzo XNL, scelta consapevole dovuta al fatto che porta il nome del più importante collezionista della storia di Piacenza, Giuseppe Ricci Oddi.

La rivoluzione siamo noi: il percorso di visita

Il percorso di visita si apre con la sezione “Complicità”, cioè quel rapporto che si crea tra artista e collezionista e che si sviluppa attraverso una serie di opere che fungono da dediche; ad esempio vedrai una fotografia realizzata da Thomas Struth che immortala Paolo Consolandi con la sua famiglia, un bellissimo ritratto di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo impreziosito con un bellissimo gioiello da Clegg & Guttmann e altri esempi.

Proseguendo, incontrerai l’opera di Cattelan proveniente dalla collezione Sandretto Re Rebaudengo nella sezione “L’altro visto da sé” per giungere in una parte della mostra dedicata all’ambiente domestico in cui vengono esposte opere che lo reinterpretano, come i sacchi per pavimento di Wim Delvoye fino al tavolino di Mario Airò con la luce fluorescente  e l’opera più irriverente che vedrai nella mostra: una fotografia di grandi dimensioni di un leopardo che cammina tra le tazze di cappuccini, creando una sorta di dialogo tra il maculato dell’animale e il colore della tipica bevanda italiana, dal titolo One cup of Cappuccino then I go di Paola Pivi.

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@Atlante Guide, Maurizio Cattelan

Vedrai opere di artisti quali Jannis Kounellis, Keith Haring e Lucio Fontana nella sezione “Controllare il caos” in cui vengono proposte opere che hanno come elemento quello di esprimere energia nella materia, ad esempio le tele di Fontana che tendono ad andare verso l’infinito oltrepassando la pittura. L’opera più cruda e quella più divertente le vedrai nella parte dedicata all’impatto sul mondo delle questioni sociali, politiche e climatiche intitolata “Rovesciare il mondo”: ti sto parlando della fotografia che immortala la performance di Marina Abramovic realizzata in occasione della Biennale di Venezia nel 1997 dove l’artista denuncia gli orrori accaduti durante la guerra nei Balcani. L’altra è la scultura di un orso immortalato nell’atto di…defecare! L’opera si intitola Bear Sculpture e chi l’ha realizzata è Paul McCarthy.

Dopodiché, ad accoglierti alla fine del maestoso scalone che conduce al primo piano del palazzo, troverai un giardino aereo con 60 cuscini aerostatici di Tomas Saraceno che introduce il tema “Esplorazioni” con opere che rappresentano un ulteriore elemento di intersezione tra artisti e collezionisti. Giuseppe Penone ha realizzato apposta un’installazione site specific, dal titolo “Propagazione”, un disegno fatto direttamente sul muro in cui il punto di partenza è l’impronta delle cinque dita di una mano dalle quali inizia appunto la “propagazione” con linee concentriche che si estende allo spazio sino a coprirlo completamente. Vedrai anche il prototipo della Mercedes rielaborato da Tobias Rehberger e un arazzo di William Kentridge con un cavaliere che viaggia verso la terra promessa, per poi passare a nomi come Luciano Fabro, Giovanni Anselmo e altri.

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@Sislej Xhafa

La penultima sezione è Enigma”, dove il file rouge è la ricerca dei collezionisti e quella artistica degli artisti. In questo ambito compaiono le indagini di Giulio Paolini, Gino de Dominicis e le installazioni luminose di Dan Flavin: fanno parte dell’enigma anche le opere di Francesco Clemente e il puzzle tridimensionale di Ahmet Ögüt che ripropone attraverso un’installazione di otto elementi un dilemma (il problema della barca) complicato da una serie di personaggi fortemente connotati e da una situazione che fa riferimento a una paura contemporanea: in questo modo un indovinello per bambini viene trasformato in un gioco con una carica politica. Per finire, l’ultima sezione è dedicata agli “Spazi di monocromia” che si sviluppa attraverso una serie di lavori sulla monocromia allestiti negli spazi della Galleria Ricci Oddi. È interessante vedere come queste opere dialogano con la collezione permanente del collezionista piacentino.

La ricerca passa attraverso le opere di Piero Manzoni, Enrico Castellani, Mario Schifano a cui si aggiungono l’installazione dei manifesti rovesciati proposta da Stefano Arienti, i granelli di smog che creano una superficie uniforme dal titolo “Le ceneri di Milano” di Luca Vitone e la significativa fotografia di Mimmo Jodice che ripropone la memoria del passato attraverso il frammento di una testa ritrovata a Ercolano. L’ultima opera di cui ti voglio parlare e che ho trovato estremamente sensibile e personale, la scritta sul marmo bianco di Alberto Garutti che recita Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora: l’opera fa parte di un progetto iniziato nel 2004 che consiste nell’inserire pietre incise con questa scritta in diversi luoghi, creando una rete di opere che contemporaneamente vive nel luogo in cui viene inserita e nel tempo in cui è soggetta.

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@Mimmo Jodice

Queste e altre opere ti aspettano alla mostra La Rivoluzione siamo noi – Collezionismo italiano contemporaneo: su alcune ti soffermerai, su altre a malapena poserai lo sguardo. È questo che fa l’arte contemporanea, è in grado di scatenare molteplici reazioni perché ci inducono alla riflessione. Nella video-intervista ai collezionisti coinvolti, proiettata su uno schermo all’ultimo piano della mostra, una di loro ha affermato che la necessità di collezionare opere d’arte contemporanea non deriva tanto da un piacere estetico ma da un bisogno di riflessione privata. Immagina di passeggiare per casa e di posare gli occhi su un’opera che hai recentemente acquistato e abbandonarti a lunghe digressioni. Non male vero?


PH copertina: Exibart, Katja Novitskova, Approximation, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

 

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